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Puntuale come l’actv, arriva anche quest’anno la notizia che il Comune intende privatizzare il Casinò; da anni sembra che sia una opzione considerata favorevolmente da tutte le parti politiche ma non se ne fa mai niente.

Ne avevo già scritto un paio di anni fa quando lo proponeva Cacciari; poi la cosa era stata ventilata  in campagna elettorale sia da Brunetta, anche se in una forma alquanto bizzarra; sia, a denti  stretti, dallo stesso Orsoni che aveva parlato a più riprese di ridurre il numero di società gestite in prima persona dal Comune, pur senza citare direttamente il casinò.

Da un mesetto la Nuova e il Gazzettino ci raccontano di una – evidentemente non così tanto – segretissima trattativa con due gruppi di imprenditori rispettivamente russi e americani.

Che reazione dobbiamo avere noi cittadini? Oggi i privati non sono poi così di moda, il referendum  sull’acqua ha detto chiaramente che gli italiani si fidano più della gestione pubblica che dei privati. Nelle infinite discussioni sulla manovra agostana non ci sono state prese di posizione particolari a favore di tutte le possibili privatizzazioni che potrebbe operare lo Stato.

Ma in questo caso particolare ritengo che ci si possa pensare serenamente. Il casinò non offre di sicuro dei servizi utili alla cittadinanza, quindi non c’è una reale esigenza di gestione diretta da parte del Comune. L’unico interesse che abbiamo noi cittadini riguardo l’operato della casa da gioco è la parte economica; malgrado la crisi degli ultimi anni il bilancio comunale vede una parte importante delle proprie entrate provenire da qui. I cento milioni raggiunti nel 2006 sono lontani, ma anche 60 o 70 milioni l’anno non sono per niente da disprezzare.

E qui casca l’asino. Le indiscrezioni riportate dalla stampa parlano di un incasso immediato da parte del Comune di  600 o 650 milioni; sembrerebbe ottimo, quindi. Ma se si pensa che in cambio verrebbe concessa la gestione per 20 anni si vede che l’affare non è così buono. Anche con la flessione di incassi si possono ipotizzare entrate pari, almeno, al doppio di questa cifra.

In tempi di ristrettezze economiche la tentazione di incassarne pochi, maledetti e subito è indubbiamente forte, e l’attuale giunta risolverebbe i propri problemi per tutto il mandato, ma così facendo condannerebbe a ristrettezze chi verrà dopo.

Bisogna anche aggiungere che un ipotetico gestore privato ha la concreta possibilità di rendere molto più redditizio il Casinò di Venezia nel giro di un paio di anni, quindi la cifra deve assolutamente essere rivista verso l’alto. I 500 milioni possono andare bene per i primi 5 anni di gestione, ma il comune deve chiedere anche un canone annuale per il periodo successivo, magari parametrato agli incassi raggiunti.

Scrivo questo facendo finta di credere alle voci uscite, ma personalmente quando sento parlare di cordate russe sono molto, ma proprio molto, scettico. Mi ricordo bene tutte le voci sulla Vinyls o sul Venezia calcio. Se le cordate russe hanno la consistenza di quelle meglio lasciar perdere.

Lucio Scarpa, Venezia. Si occupa di audiovisivi e di comunicazione nel senso più ampio, ma con una attenzione particolare a internet in entrambi i casi. E’ convinto che le nuove dinamiche portate dalla rete stiano radicalmente mutando sia lo scenario economico-commerciale sia, ancor più importante, quello sociali. Oltre a lavorare la passione lo porta ad impegnarsi in iniziative parapolitiche o associazioniste, con una netta preferenza per le seconde; non crede che la politica italiana possa essere motore del cambiamento, questo dovrà arrivare da noi cittadini consapevoli.
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  • Giovanni Pincopallo

    Casinò, una svendita per fare cassa; e poi?
    Una politica responsabile, votata ai diritti di cittadinanza pensa in avanti nel tempo e non solo a soluzioni tattiche per fare cassa e per tirare avanti. Anche in momenti di crisi. Soprattutto in momenti di crisi. Fare scelte che poi ricadranno peggiorative sui successori politici e sui loro rappresentati è uno sport che si pratica ricorrentemente nella politica italiana contemporanea. Ma le risorse del Comune sono dei cittadini i quali vorrebbero poter dire la loro sull’uso che se ne fa anche per i tempi lunghi…