Editoriale n. 2

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Sono un ragazzo del ’52. Avevo già il prosecco in frigo per la festa del pensionamento. In un colpo solo Monti e Fornero mi hanno spostato questa festa tra 4, forse 5 anni. Sto metabolizzando il lutto e per farlo confermo riga per riga quanto scritto un mese e mezzo fa qui sotto. Come si dice, in tempi non sospetti. E’ tutto ancora un film da vedere. E lo vedremo. Poi, solo alla fine diremo quante stelle merita…

 

 

Quando  qualche settimana fa ci furono le dimissioni del governo Berlusconi ci fu un momento in cui in Italia si percepì una scossa, un pensiero finalmente positivo, un sentimento finalmente di maggiore fiducia. La nostra testata si chiama LUMINOSI GIORNI e istintivamente ci è parso che mai nome poteva essere in consonanza con questo rinnovato clima, quasi portasse con se una profezia.

Noi crediamo effettivamente che i cittadini italiani abbiano le risorse morali e culturali per creare veramente un futuro e una società con un profilo ben più alto di etica civile: il peggio dell’Italia, che pure esiste e corposo ( e non è solo Berlusconi), con questo cambio è tornato(per ora) in minoranza. Ma non è all’angolo; è ancora in campo e continua a potersi giocare la partita.

I LUMINOSI GIORNI sono dunque per noi ancora molto lontani. Perciò l’euforia, in questo caso per il cambio di governo – e comunque poi l’euforia in generale- è una condizione psicologica pericolosa perché facilmente ai primi intoppi per reazione contrarialascia il posto ad una nuova  e ancor più profonda  delusione, allo scoramento, ad un abbandono definitivo. E’preferibile invece la consapevolezza vigile. Prima di tutto consapevolezza nel nostro caso che, parafrasandoil linguaggio della logica, la caduta di Berlusconi ha costituito per l’Italia una condizione certamente necessaria, ma assolutamente non sufficiente a illuminarla. E’ solo un barlume, ma la notte incombe ancora.

Notte è il deficit di laicità in Italia, che porta ancora molti a ragionare per categorie e pregiudizi ideologici, nonostante la trasversalità di moti temi e argomenti riguardanti la vita civile e sociale. E che per le loro soluzioni dovrebbero avere come bussola solo concreti diritti da promuovere e garantire. Per noi quelli Costituzionali.

Notte è questa economia e questa finanza senza regole non solo in Italia, ma anche e soprattutto in Italia. Per la prima volta dopo decenni i movimenti non chiedono meno regole, ma, rinsaviti rispetto al passato, chiedono più regole.

Notte sono i parlamentari di quest’autunno ( si spera) della Seconda Repubblica: sono ancora gli stessi del Parlamento che ha ripetutamente fiduciato il governo precedente.Sono ancora espressione della partitocrazia.

Notte buia sono infatti i carrozzoni dei partiti di tutti gli schieramenti e di tutti gli orientamenti che dominano ancora la vita sociale e politica, con la loro pervasiva occupazione del potere a tutti i livelli. La loro credibilità è bassissima. Quando si pensa ad un cambio di maggioranza anche in un futuro postelettorale vengono ugualmente i brividi a pensare che potrebbe essere necessario assegnare agli “altri” partiti, quelli che fino a ieri erano in minoranza,  la conduzione dell’Italia. Come male minore; minore, è vero, ma pur sempre male. Per questo il governo tecnico oggi riscuote fiducia. Ed è veramente un po’ indecente che, con severa e falsamente responsabile rassegnazione, si lamenti, naturalmente da parte dei sedicenti politici, l’assenza di una cifra politica in questa squadra e in questo avvicendamento. Mai invece cambio fu più politico, e fino in fondo, come questo. Di una politica che la gente sente finalmente vicina. Perché ha promosso persone finalmente competenti, finalmente indipendenti, finalmente libere. Credibili. E da chi è credibile si possono anche sopportare politiche di sacrificio, senza ogni volta dover sottolineare che ci vuole equità nei sacrifici. Chi è credibile porta in sé l’equità, diversamente credibile non sarebbe. La credibilità non ha bisogno dell’incredulità di San Tommaso.

Poi la sobrietà, lo stile di vita, il basso profilo dei ministri e tutte le amenità che i media ci propinano al riguardo sono valori aggiunti senza i quali però costoro sarebbero ugualmente credibili per la vecchia questione dell’abito del monaco che è tale non per come si veste, ma per quel che è in sostanza.

Un passo verso giorni più luminosi potrebbe essere poi che, se questi governanti operano con coerenza e bene, magari alla prima occasione elettorale  la gente “politicamente” torna a votarli dal basso, non solo coi sondaggi, bypassando i professionisti della vecchia politica. Vediamo come va.

Carlo Rubini (Venezia 1952) è docente di geografia a Venezia presso l’istituto superiore Algarotti. Pubblicista e scrittore di saggi geografici, ambientali e di cultura del territorio, è Direttore Responsabile anche della rivista Trimestrale Esodo.