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Venezia è la città con più turisti al mondo rispetto agli abitanti e alla sua superfice utile.., ma proviamo a ragionare su cosa è Venezia oggi, per poi proporre una visione di come potrebbe essere Venezia nel futuro.
Venezia è invasa da un turismo di massa che degrada il tessuto sociale e ambientale, da luogo eletto del “grand tour” oggi è meta dei low cost della vecchia Europa e delle spedizioni da neoricchi dei paesi emergenti.
Venezia potrebbe essere la capitale di un turismo responsabile, benefico sia economicamente che socialmente per città e cittadini, la città simbolo di un progresso fatto di intelligenti scambi culturali, della tutela di un ambiente naturale fragile, della valorizzazione di un patrimonio storico incommensurabile, e di una produzione artistica continua e il luogo ideale per il lavoro creativo e intellettuale.
Che Venezia vogliamo tra queste due antitesi? La risposta sembra evidente vista così, e in fondo non sarebbe difficile scegliere una strada e praticarla con coerenza e determinazione. Ma la “non scelta” politica è la costante a Venezia negli ultimi 25 anni, periodo in cui è cresciuto il numero di frequentatori della città (da 7 milioni a 20 milioni) e diminuito quello i cittadini del centro storico (da 95.000 a 60.000).
Il turismo di queste proporzioni impatta su ogni aspetto della vita cittadina ed è diventato oggi quasi l’unica risorsa della città, ed per questo attuale il paradosso che Venezia di turismo può morire ma senza turismo non può vivere.
Un turismo lasciato al caso o alla mano invisibile del “mercato” (sempre più cinese), prima liberalizzato (fine anni ‘90 con le nuove licenze e i cambi di destinazione d’uso), e di recente agevolato per favorire chi era più vicino al potere o chi pagava (vedi casi di corruzione in comune e provincia).
Ma qual’è oggi la grande novità della “non politica del turismo”: la cd tassa di soggiorno. Il comune infatti dopo aver aumentato l’addizionale Irpef, la Tia, i trasporti ora non sapendo più come trovare i soldi che mancano nelle sue casse introduce un’altra tassa che questa volta grava sugli ospiti.
In realtà il comune di Venezia gode (unica città in Italia) di introiti eccezionali per rimpinguare il suo bilancio: un Casinò (gli altri due casinò S.Remo e S.Vincent sono statali), di una legge speciale per Venezia, delle tariffe più alte al mondo del servizio di trasporto pubblico, delle tariffe più alte per la raccolta di rifiuti, partecipa nel 3° aeroporto d’Italia, ha il 2° porto passeggeri d’Italia, un’area semidemaniale in pieno centro che occupa 1/6 della città, varie ricche municipalizzate, 12 musei di pregio assoluto, di parcheggi fra i più cari al mondo, delle spiagge più care al mondo, di un patrimonio immobiliare faraonico (continua a vendere beni pubblici che ssono dei cittadini non dell’amministrazione..), e usa una serie di palazzi storici come medium per introiti pubblicitari etc . Ebbene questa città che a prima vista sembrerebbe avere le casse pubbliche più ricche al mondo, è in difficolta economica. Come mai? Bisognerebbe andare a vedere i bilanci delle società pubbliche e/o partecipate per capire il mistero dei soldi pubblici a Venezia; bisognerebbe chiedere come fa una società come ACTV a essere in perdita, e Vesta? Bisognerebbe fare pulizia e trasparenza come aveva promesso il sindaco in campagna elettorale, rimuovere i manager inefficienti (o forse basterebbe sceglierli secondo criteri meritocratici e non politici, ma questo è un altro capitolo che affronteremo).

La tassa di soggiorno:

Questa premessa ci permette di dubitare su come verranno gestiti i soldi della tassa di soggiorno (stimata in circa 22 milioni annui). Per fare un esempio: nella capitale mondiale del turismo nella sua piazza principale l’ufficio dell’APT chiude d’estate alle 15,30. Gli introiti della tassa andranno a migliorare i servizi ai turisti stessi o a ingrassare altri dirigenti pubblici?
E’ importante ricordare che solo il 25% circa dei 20 milioni di turisti che affluiscono in città, dorme effettivamente a Venezia isola (il 30% nel comune), alla luce di questo ci chiediamo: ha senso una tassa di soggiorno sui turisti residenti o non sarebbe stato più sensato tassare il turista pendolare in ciabatte con il pack lunch che intasa, degrada, inquina, crea disagio alla città senza portare reddito o utilità alcuna al suo tessuto economico-sociale?
L’effetto finale per i turisti che dormono, mangiano e per giorni spendono in città, che la frequentano come residenti temporanei, che la amano e che ci tornano spesso, sarà di un’altra voce che si unisce al coro: “più vieni, più ci stai e più ti spenno”.
Se si chiedesse a qualsiasi veneziano, anche meno preparato in governance pubblica, risponderebbe che bisogna tassare quel turismo “mordi e fuggi” che ha stravolto la vita e l’immagine della città.
In questo contesto la tassa verrà vista come un ennesimo balzello che la città impone ai suoi “graditi” ospiti, una sorpresa inaspettata a fine soggiorno imposta senza informazione preventiva né ricevuta alcuna dagli esattori albergatori. Facendo pagare solo i turisti pernottanti per tutti quelli che a Venezia ci vengono solo per alcune ore e contribuiscono solo a inquinare, potrebbe anche rivelarsi controproducente in quanto ennesimo costo che potrebbe rovinare il ricordo di Venezia e peggiorarne la sua immagine.
E le masse che vengono scaricate dai lancioni granturismo la mattina in riva degli schiavoni? Quelli non pagano. E gli ospiti delle immense e parossistiche navi da crociera? Quelli non pagano (a luglio abbiamo già avuto una visione di cosa potrebbe diventare Venezia: 35.000 “invasori” scaricati da 11 crociere in un solo giorno, un impatto devastante sulla città !).
Per tutti paga l’amante della città: per esempio l’ospite di un bed & breakfast che viene per vivere i luoghi e i suoi abitanti e che porta uno scambio culturale ed economico (non è il foresto né l’immigrato che suscitano odio o paura).
Vediamo come impatta sul budget degli ospiti la tassa? Per esempio un ospite di bed and breakfast paga 3€ a testa (a Roma 1€ e a Firenze 2€) su di una spesa media a notte di 35€ , il chè costituisce circa il 9% di aumento mentre per gli hotel a 5 stelle incide solo per l’ 1,2% rispetto ad una spesa media di circa 400€ a notte (quindi i supericchi con capacità di spesa pagano meno). Perché questa discrepanza rispetto alle altre città d’arte? Evidentemente la categoria non ha nessuna lobby di pressione come invece albergatori, esercenti, tassisti etc.. Ma allora perché, invece, non applicare come tassa una % sul costo della soggiorno? Sarebbe stato più equo, così almeno ricchi e poveri pagavano allo stesso modo. Invece paga di più chi ha meno soldi e sceglie soluzioni economiche spesso facendo lavorare famiglie locali che ricevono nelle loro case ospiti spesso per passione praticando l’antica arte dell’accoglienza con scambio culturale reciproco, offrendo una città vera ancora viva di qualità (non quella mercenaria prezzolata da bazar). Grazie al bed and breakfast famiglie residenti possono rimanere in città con un’occasione di lavoro e di relazione personale con un ospite affine a una città come Venezia. Mentre i 5 stelle appartengono per lo più a catene straniere con personale straniero che abita fuori città, e inoltre operano grazie a intermediari e operatori stranieri cui vanno gran parte dei redditi che provengono dai giacimenti heritage della città.

 

Consulente e formatore, dopo vari anni di esperienza a Milano in aziende leader di comunicazione e internet rientra a Venezia dove si occupa di turismo, al lavoro affianca la partecipazione alla vita associativa in ambito locale.
  • Michela

    Ancora per fare cassa e non pensare alle soluzioni più difficili ( ma risolutive)
    La tassa di soggiorno da poco attuata a Venezia è un palliativo di breve respiro. Non in sé stessa, perché tre euro non sono cifra esorbitante ( anche se sarebbe sensato ritoccarla per omologarla a quella delle altre città d’arte o proporzionarla alla classe del pernottamento ). Appare come un palliativo perché non risolutiva del grande male turistico della città ( e che non hanno le altre città d’arte): il turismo pendolare. A questo andrebbe fatta una sana guerra perché è solo dannoso. E non è vero che si colpirebbe un turismo meno ricco a favore di uno più ricco. Quello pendolare è solo un turismo più astuto che usa e non paga, data la vicinanza della residenza anagrafica o turistica. Una visione strategica partirebbe da questa guerra. Invece ancora una volta si sceglie la tattica alla strategia.

  • Johnf208

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