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E’ partita dalla Spagna e si è propagata a tutta l’Europa e poi ancora agli Stati Uniti fino ad investire l’Asia la fiammata di indignazione suscitata dalla crisi finanziaria ed economica che costringe oggi milioni di persone, solo fino a ieri apparentemente ammansite dal verbo consumistico, a interrogarsi su un modello, quello del capitalismo finanziario, che erode, giorno dopo giorno, lavoro, garanzie e diritti.

“Indignati”e “Occupy Wall Street” sono i nomi che questo movimento nelle sue due principali declinazioni, quella europea e quella americana ha scelto di darsi, a  sottolineare una forte scatto etico e insieme un atto un atto d’accusa esplicito contro coloro che, in nome di una libertà del tutto astratta e indifferente ad ogni valore umanistico, reclamano il diritto ad una ricchezza illimitata e a modalità incontrollate di accumulazione di ricchezza.

Lo slogan che ha accompagnato le manifestazioni spagnole sin dal loro esordio esplicita il senso profondo e la spinta costruttiva del movimento: “Toma la calle”, come dire riprendiamoci la strada, la piazza, l’agorà, uno spazio di discussione propositivo che rimetta al centro gli attori della democrazia: la gente, il discorso.

Diritti, uguaglianza, ricchezza condivisa, partecipazione sono gli obiettivi; assemblearismo, rifiuto di leadership, comunicazione attraverso i social networks gli strumenti.

La scommessa è ambiziosa e il rischio proporzionalmente alto.

E’ il rischio di cadere in un’ “antipolitica” virulenta o generica che consegni – e ne decreti la sconfitta- le istanze più nobili del movimento a governi conservatori. E’ quello che sembra essere successo proprio in questi giorni in Spagna dove l’astensionismo ha favorito la vittoria della destra cattolica.

Come tenere in equilibrio allora la richiesta di diritti, come sostenere una critica giusta nei fondamenti e necessaria a ossigenare il dibattito pubblico senza scavare un solco fra le istituzioni della democrazia classica e la piazza, che penalizzi e marginalizzi nell’atto concreto delle scelte e delle decisioni proprio questa stessa piazza?  Come dar corpo al nuovo paradigma democratico?

Le risposte della politica ostaggio del mercato sono fiacche e opache.

L’auspicio è comunque che quanto prima la sollecitazione che viene dalla società civile sia da essa accolta e soprattutto evidentemente dalla “sinistra”, che anche per questa via riscatti se stessa da una lenta morte per dissanguamento.

 

Clara Corona ha studiato Lettere a Padova e, dopo alcune esperienze in campo editoriale in Italia e in Inghilterra, ha cominciato a insegnare nelle scuole medie superiori. Attualmente, dopo un quinquennio berlinese, vive e lavora a Teheran, dove è lettrice di italiano presso l’università Azad.