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La toponomastica fa la storia del posto, non deve essere strumentale e, soprattutto, non deve cavalcare le mode del tempo ma pensare avanti, al ricordo nel futuro. Per dirla con l’assessore al servizio ecografico e toponomastica Tiziana Agostani “non bisogna legare le scelte dei nomi a motivi contingenti che rischiano di esaurirsi nel giro di pochi decenni”. Ed è corretto quando, certo solo ‘a posteriori’, la cittadinanza si ricorda dei propri “eroi” e si attiva per intitolarvi strade, piazze, ponti. Di recente a Carpenedo sono state intitolate a tre partigiani veneziani altrettante rotonde su proposta della Municipalità di Carpendo: il primo è Bonaventura Ferrazzutto (Venezia, 5 marzo 1887 – Hartheim, 4 ottobre 1944), uomo politico, socialista direttore dell’“Avanti!”, giornale che si ricorda di lui dopo la prigionia a Mauthausen e gli esperimenti scientifici subiti al lager nel castello di Hartheim, pubblicando nel ’45 la foto in prima pagina ricordo di una vita spesa per il mondo del lavoro, la libertà e il movimento socialista. Il secondo è Emilio Scarpa, operaio, membro dell’esecutivo militare regionale veneto del CNL e realizzatore in laguna dell’edizione clandestina dell’“Avanti!”. Muore il 15 maggio 1945 appena dopo la liberazione del campo di Mauthausen per opera delle truppe americane. Ma ci sono anche le donne, non solo staffette e formatrice, ma parte attiva del processo di liberazione. A differenza dei suoi due colleghi, Ida D’Este era laureata e faceva l’insegnante. L’incontro col prof. di liceo Giovanni Ponti la fa entrare nel CLN veneziano. Catturata e torturata è portata a Campo Tures, presso Bolzano ma ne esce viva. Viene eletta deputato parlamentare nel 1953 e collabora con Tina Anselmi al coordinamento delle giovani democratiche. Ha fondato nel 1963 l’istituto laico “missionarie della carità” con lo scopo di recuperare le prostitute e tutelare le ragazze madri. Tuttavia di intitolazioni nella terraferma mestrina ne mancano ancora tante. Passi Erminio Ferretto a cui è stata dedicata la piazza principale della città. E gli altri? 22 partigiani, più o meno conosciuti, sia delle formazioni locali, la “Ferretto” e la “Battisti”, che di altre formazioni sono sepolti al cimitero di Mestre; oltre allo stesso Erminio Ferretto, Giovanni Felisati, vittima della rappresaglia seguita all’attentato di Ca’ Giustinian, Aliprando Armellin, uno dei “Sette Martiri”, e Lazzaro Giovannacci. Lo scorso 2 giugno l’Amministrazione Comunale ha inaugurato una targa commemorativa che segnala per la prima volta alla cittadinanza questa sepoltura collettiva, la sola del genere nel territorio comunale, per circondare l’impegno di chi è morto combattendo per liberare la città dai tedeschi nel corso delle giornate insurrezionali. Tra gli altri patrioti e partigiani famosi già nella toponomastica mestrina ricordiamo Arturo Charin, Giovanni Felisati, Everardo Scaramuzza, Diomiro Munaretto, Giorgio Ferro e i fratelli Guido e Mario Bergamo; gli altri possiamo sempre onorali al cimitero di Mestre.  

Bibliografia

Alessandro Cuk, Le vie di Mestre – i nomi, la storia: Mestre centro (volume I), a cura di Alcione Editore, Mestre 1997.
Alessandro Cuk, Le vie di Mestr e- i nomi, la storia: Favaro e Carpenedo-Bissuola (volume II), Alcione Editore, Mestre 1998.
Alessandro Cuk, Le vie di Mestre – i nomi, la storia: Chirignago, Gazzera, Cipressina, Zelarino, Trivignano (volume III), Alcione Editore, Mestre 2000.