By

Due città, due stili e due culture. Roma, Caput Mundi, pomposa e ‘caciarona’; Venezia capoluogo di provincia, sfarzosa e malinconica (?). Ma cosa accomuna queste due città? Non v’è dubbio alcuno: l’orda turistica. Non a caso il primo dell’anno i telegiornali hanno riportato i dati delle presenze nelle due città la notte di S. Silvestro: 70.000 al bacio di mezzanotte a San Marco e 300.000 ai Fori Imperiali al concerto dei Negramaro. Ovvio, flussi turistici con somigliante e differenze annesse, sempre che un confronto sia plausibile. Una presenza asfissiante e turbolenta, che non contribuisce a intasare una città già invasa dal traffico capitolino dei residenti e dei pendolari, nel primo caso; invece una presenza fastidiosa, che si riversa in una città priva di traffico automobilistico e svuotata dai suoi abitanti ma assalita letteralmente da flussi che bloccano il passaggio nelle strette calli. Veniamo alla vituperata tassa di soggiorno, odiata dai turisti più che dagli albergatori che si limitano ad incassare: a Roma in un alloggio di tipo bed&breakfast si risparmia un po’ sborsando 2 euro al giorno contro i 3 di Venezia (in entrambe le città bimbi sotto i 10 anni gratis).

E le differenze si fanno notare. Venezia è statica, c’è una sovrapposizione di progetti stratificatisi nei decenni nella limitata superficie su cui sorge e tutto implode o sa di antico. La città vive della sua storia e ogni pietra ne è viva testimonianza. La ‘città eterna’ cresce, si allarga, c’è spazio per il fare, per il progettare (se non fosse che qualcuno se ne approfitta). Inoltre è la capitale amministrativa, con i numeri Palazzi del Governo, i Ministeri, le Istituzioni principali. C’è un quartiere tra tutti che coniuga le tre vocazioni di Roma, turistica, amministrativa, residenziale: l’EUR. Dopo il Parioli, è il quartiere bene di Roma, con dei villini eleganti e degli appartamenti lussuosi. Ci sono negozi e pasticcerie tutte luci e tovaglie linde dove una cioccolata in tazza servita da camerieri impeccabilmente in livrea costa 8 euro (almeno è buona). Ma ciò che colpisce di più il turista arrivato in zona in metropolitana (a proposito la costruzione delle linee C e D continuano tra innumerevoli ostacoli di natura archeologica), è l’architettura monumentale ispirata a quella classica romana, preludio di quell’Esposizione Universale di Roma voluta dal Duce mai realizzatasi per l’incombere della seconda guerra. Allora il progetto fu ridefinito e completato negli anni successivi con edifici moderni, palazzi congressuali e architetture sportive in continuità con il vecchio progetto. Per visitare l’EUR un giorno non basta; l’area museale è ricchissima (da vedere il museo Nazionale dell’Alto Medioevo con corredi tombali e pavimenti musivi del periodo post classico) ma attenti agli orari perché la crisi ha fatto tagli sul personale e anche sulle brochure con la piantina delle sale. Ciò che colpisce è anche il tentativo di ricreare qui il nuovo centro amministrativo di Roma con un’elevata concentrazione di ministeri (Salute, Comunicazione, Ambiente), operazione non ultimata. Anche i nomi dei grandi architetti si rincorrono: a Venezia Calatrava, a Roma Fuksas, autore del nuovo bizzarro centro congressi, la Nuvola, in via di costruzione (ritardi di qua… e di là). Per concludere, passato e presente a Roma si mescolano, rendendo variate le presenze nella Capitale: piacere, lavoro, necessità, senza sbilanciamento tra le tipologie di frequentatori. Venezia viaggia in una direzione. Tutto, almeno apparentemente, ha un sapore d’antico e chi vi abita è schiacciato da chi la visita per diletto. Ma è proprio così?