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La recente tassa di soggiorno crea un solco ancora maggiore tra i Veneziani e i suoi visitatori appassionati.

Venezia è la grande protagonista di un’altra occasione mancata nella storia (come quello tra gli spagnoli e gli indios, tra i colonizzatori e i nativi..);  la città di Marco Polo non sfrutta l’opportunità di apprendere dalle culture altre con cui entra in contatto[1]. Per farlo dovrebbe dedicare tempo e disponibilità ad aprirsi come ad un amico (ma è occupata a studiare i modi per spremere soldi a quello che considera un nemico, e dovrebbe anche avere un interlocutore a sua volta interessato e non solo volto al “mordi e fuggi”.

I diritti imprescindibili di un cittadino sono la casa, il lavoro, la scuola, la salute, la mobilità etc; questi andrebbero tutelati con priorità da ogni amministrazione, che poi a seguire dovrebbe tutelare anche i diritti degli altri city users in senso allargato, tra cui lavoratori, studenti, turisti, etc .  Esiste infatti anche un diritto del turista, ma visto l’enorme afflusso mal gestito e il degrado della città, anche il turista vive male e non riesce a godere dell’esperienza della visita come facevano i suoi predecessori.  Per turismo sostenibile infatti si intende quello che garantisce la stessa esperienza alle generazioni successive di turisti senza arrecare danno al luogo. Di questo passo invece assistiamo a una completa involuzione: a Venezia l’esperienza turistica è sempre meno godibile, sempre più preconfezionata, sempre più a rischio, difficile e cara.

Nel dibattito sulla città si è spesso incolpato i turisti di tutti i mali; è vero la mobilità turistica non è un diritto primario paragonabile al diritto alla casa, al lavoro, al trasporto, all’educazione etc ma la realtà è che il turismo a Venezia ha portato ricchezza senza sottrarre in maniera diretta questi diritti ai residenti. E’ semplicemente un’industria non regolamentata che per effetto del libero mercato crea disequilibri, un eccesso di offerta di servizi per turisti comporta un guadagno a breve e un conseguente disagio per la popolazione autoctona. Anche il problema della casa va visto con una prospettiva più ampia: l’aumento dei prezzi immobiliari è un fenomeno globale e non legato al turismo, e così la fuoriuscita dai centri storici è un trend generale di lungo periodo di tutte le città non solo quelle turistiche.[2]

Venezia capitale del turismo sostenibile, culturale e ambientale sembra oggi una chimera ma crediamo potrebbe essere ancora un’opportunità per la città.  E Venezia capitale dell’economia immateriale e della cultura potrebbe ancora essere centro di attrazione per chi vuole vivere riscoprendo antichi valori, ritmi e stili di vita.


[1] Forse il più famoso viaggiatore della storia che ha fatto dello scoprire nuove culture la sua ragione di vita, e il seme di proficui scambi culturali ed economici, che ha significato sviluppo per tutto l’occidente cristiano.

[2]  Vedi:  Coses Fondaco Turismo, ricerca sugli effetti del turismo sul mercato immobiliare. Correlazione pari a zero estraendo la variabile turismo dalla linea di tendenza,

Consulente e formatore, dopo vari anni di esperienza a Milano in aziende leader di comunicazione e internet rientra a Venezia dove si occupa di turismo, al lavoro affianca la partecipazione alla vita associativa in ambito locale.
  • Michela

    Il coraggio di mettere i cittadini davanti ( e non contro ) al turismo
    Il turismo è fenomeno di mobilità che si inserisce in un tema generale affrontato di striscio dall’intervento di Marco: il diritto universale a spostarsi di dieci o di diecimila chilometri per enne motivi ( dalla sopravvivenza al piacere, passando per molte ragioni intermedie) in modo temporaneo, in modo permanente e in entrambi i modi: vale per i turisti, ma dovrebbe valere anche e soprattutto per i migranti, specie particolare di turisti, che dovrebbero quantomeno godere degli stessi diritti e invece non pare sia così. Traduco però il ragionamento successivo di Marco: se questo diritto all’andare dove meglio si crede collide con altri diritti di cittadinanza, che lui ricorda, va in coda agli altri, non ci piove, o si trovano soluzioni compatibili. E se non ci sono si fanno priorità. Venezia è un banco di prova.