Normalità del dovere

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Nei giorni scorsi si è parlato tanto, a proposito dell’affondamento della nave Concordia, di vigliaccheria e di eroismo nel comparare i comportamenti dei due ufficiali, uno comandante della nave e uno a terra in capitaneria. Questo soprattutto è stato definito eroe per il suo atteggiamento responsabile, ma lui stesso ha rifiutato la definizione, forse consapevole di aver svolto un’azione doverosa standosene a terra e lontano dal fatto. In effetti quell’ufficiale ha eseguito con fermezza una prassi dovuta: ha fatto normalmente il suo dovere.

Il fatto che, con enfasi di cui i giornali son maestri, lo si sia definito ‘eroe’ fa pensare a quanto sia enorme nella nostra società italica il rovesciamento dei valori e dei principi. In un paese normale fare bene ciò che è dovuto e per cui si è assegnati dovrebbe essere la norma. In ogni ambito. Per questa ragione suona sempre un po’ retorico e sopra le righe quella bella scoperta che oggi viene ripetuta come un mantra e che, secondo i ripetitori, dovrebbe innescare il circolo virtuoso della competitività, per rilanciare l’Italia: premiare il merito. Se si accetta la logica (invece un po’ illogica) di premiare il merito, lo si è visto, si ritiene che il merito e chi merita non possano essere, come dovrebbero invece essere, normali. La famosa ‘eccellenza’, altro termine pass par tout dei nostri conformisti tempi, dovrebbe essere perseguita come condizione, ottimale si, ma standard in qualsiasi situazione. Perché dovrebbero esserci ospedali eccellenti e altri no?  O scuole eccellenti e altre meno? Fondi stradali e piste di aeroporto non eccellenti, ma così così e altri perfetti? A voler fare un ragionamento, se si vuole astratto, ma coerente sono la vigliaccheria, il demerito, l’inefficienza, il menefreghismo e il pressapochismo le condizioni da perseguire e semmai punire e correggere ed espellere, non il contrario. Se inneggi al merito, ammetti il demerito. E la mediocrità come condizione generale. E come se si premiasse una persona solo perché vive nella legalità. Tra un po’ ci si arriva, temo.

La responsabilità semmai è il principio guida. In un corpo sociale ognuno se la dovrebbe assumere come barra per navigare rettamente  a proposito di navi) in qualsiasi campo. Dall’operatore ecologico al primario ospedaliero non c’è attività che non possa essere svolta  eccellentemente con piena responsabilità ed esprimendo professionalità. C’è anche una professionalità della vita, del vivere sociale che è la assunzione della responsabilità verso l’altro. Ed è l’etica. Condizione non da ritrovare (quando mai si è avuta pienamente?), ma da sperimentare come novità.

Carlo Rubini (Venezia 1952) è docente di geografia a Venezia presso l’istituto superiore Algarotti. Pubblicista e scrittore di saggi geografici, ambientali e di cultura del territorio, è Direttore Responsabile anche della rivista Trimestrale Esodo.
  • Marco Quattrin

    Caro Carlo, questa sera ho parlato con la Cecilia e, fra una cosa e l’altra, mi ha detto di questo tuo nuovo impegno editoriale. Sono subito corso al PC per leggere qualcosa. Ho “beccato” il tuo editoriale n.3 che conclude invitando a “sperimentare ancora l’etica”. Volevo dirti che mi sono iscritto ad una Associazione che si chiama ETICASEMPRE. La conosci già?? Ti può interessare?? Congratualzioni e un grosso abbraccio. Marco