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L’identità di un’azione politica che vuole essere democratica e coerente con i principi costituzionali italiani si definisce anche per il suo tasso di laicità.

Si potrà dire che per il governo italiano attuale questa non è oggi una priorità e che tra gli elementi di valutazione dell’azione governativa, pressata dall’urgenza economica, il tema della laicità non può essere in prima fila. L’azione verso una laicità chiara e forte è infatti un’azione profonda di tempi più lunghi. Ciò non toglie che sia ugualmente urgente. Perché a ben vedere si connette, più di quanto possa apparire, anche con tutte le politiche di risanamento e di ripresa economica. Infatti queste politiche si reggono come loro condizione essenziale sulla rifondazione di un senso civico profondo e radicato che nel nostro paese è assente come cultura diffusa e come etica dell’appartenenza ad una comunità nazionale. Si pensi solo all’evasione fiscale e alla corruzione in tutti i settori sociali e non solo nella politica; fenomeni che frenano l’economia e appesantiscono i deficit pubblici con entrate enormemente inferiori a quelle necessarie e con usi criminosi del denaro pubblico. E sono solo gli esempi più vistosi, i primi di una lunga lista di casi in cui il senso civico è assente e in cui invece prevale l’individualismo, il disprezzo o l’indifferenza per le regole e l’illegalità diffusa.

L’assenza di senso civico e di una cultura della legalità in  Italia vanno di pari passo con una vistosa carenza di laicità anche rispetto a tutti gli altri stati europei. Il senso comunitario nel nostro paese è da sempre sostituito da quello che è stato chiamato il ‘familismo amorale’. La cultura cattolica ha una responsabilità enorme nell’aver impedito in Italia il senso dello Stato, attraverso la sua forza egemonica e la sua centralità anche geografica; anteponendo i propri valori e la propria tradizione all’etica pubblica in nome di un solidarismo sociale tutto chiuso nelle comunità private o religiose e nei sistemi parentali o amicali. Non a caso le grandi immoralità pubbliche, a cui si potrebbero aggiungere mafia, camorra ,’ndrangheta (altri corposi ostacoli allo sviluppo economico), non sono mai state denunciate dalla Chiesa (e a volte perfino assolte) con lo stesso vigore con cui essa si batte per le questioni che hanno a che fare con la coscienza individuale su cui vuole avere il controllo (aborto, testamento biologico, fecondazione assistita etc.). E questa forza egemonica cattolica continua ad essere garantita da privilegi e assegnazione di spazi ben al di là di ciò che la Costituzione prevede per la libertà religiosa e di espressione che ovviamente non sono in discussione. La laicità e il principio di uguaglianza senza eccezioni di cui è pervasa la Costituzione è contraddetta pesantemente dal permanere nei nostri ordinamenti del Concordato tra Stato e Chiesa Cattolica; un trattato che non a caso è un testo esterno al testo costituzionale e a cui esso rimanda. E’ una sorta di allegato che può essere rivisto e rinegoziato in qualsiasi momento come è già accaduto – ma in maniera del tutto insufficiente – con il governo Craxi nel 1984. I programmi delle forze politiche che in futuro vorranno essere coerenti con la democrazia costituzionale non potranno perciò ignorare una nuova revisione concordataria che riporti la Chiesa Cattolica su un piano di parità con le altre culture religiose e non solo religiose.

Una nuova revisione del Concordato è la madre di tutte le battaglie per la laicità dello Stato. La parità vera di tutte le culture, religiose e non, che una riforma seria dovrebbe garantire, farà solo allora emergere il sistema di valori civili che si pone un gradino sopra tutte e a cui tutte devono concorrere. Con effetti alla lunga positivi sul piano sociale e, come si è visto, anche economico.

Carlo Rubini (Venezia 1952) è docente di geografia a Venezia presso l’istituto superiore Algarotti. Pubblicista e scrittore di saggi geografici, ambientali e di cultura del territorio, è Direttore Responsabile anche della rivista Trimestrale Esodo.