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1 maggio 2012.  Salgo in treno con una pipì mancata perché la toilette della stazione di Bassano è un pavimento di urina e altro. Praticabile solo con gli stivali per l’acqua alta. Rinuncio sconsolata. Nello scompartimento una scritta a led arancioni annuncia Treno ad alta frequentazione. Mentre mi soffermo sul senso di queste parole, se significhino treno molto frequente o molto frequentato, un phon ghiacciato aggredisce testa e piedi. Aria condizionata al primo respiro di primavera. Rimpiango i finestrini apribili e la sciarpa di lana, mi dispiacerebbe finire la vacanza  con una polmonite. Bisognerebbe multarli – certi luoghi – per abuso di freddo. Una signora ripercorre il vagone saltellando avanti e indietro come se avesse un pungiglione nel sedere. Non vedo l’ora che partiamo. Quel via vai nervoso e il gelo mi fanno desiderare il momento di intimità rinviato. Finalmente. Mi fiondo, aggrappandomi di sedile in sedile, con il mio problema umano pungente. Arrivo alla fine dello scompartimento e un adesivo mi toglie ogni speranza: toilette fuori servizio. Allora, capisco l’andirivieni dell’invasata. Nonostante lo sballottamento mi precipito dalla parte opposta. Delusione: toilette disabili chiusa. Monta la rabbia, con la preoccupazione per la mia urgenza, incrocio il capotreno che avverte: nessun servizio del convoglio è agibile, per  le necessità fisiologiche bisogna scendere e risalire nelle stazioni cammin facendo.

Siamo in India o nella cordigliera delle Ande? Non può essere in un Treno ad alta frequentazione.Cosa avrebbe potuto toccarci se fosse stato a bassa frequentazione? Così a Castelfranco sono costretta ad uno scatto da centometrista. Scale. Tre binari. Risalire. Pipì con fiatone. Lavarsi le mani. Rischio d’infarto. Tutto in nove minuti per stare nell’orario.

Intanto, il controllore diventa anche capo stazione e attende me per ripartire.  Gli altri passeggeri sono incollati al finestrino, fanno scommesse. Con una corsa da lepre, riconquisto il sedile stremata mentre la scritta continua a girare provocatoria. Alla stazione successiva una signora anziana con bambina chiede aiuto, non si orienta, così il controllore si trasforma in hostess e accompagna i passeggeri al bagno. Ecco i pessimi effetti delle privatizzazioni. Nonostante questo pellegrinaggio da terzo mondo, arriviamo a Venezia in orario. La gentilezza di un capotreno e  un macchinista per oggi sono stati la salvezza di treni Italia. Ma domani le “urgenze” dei frequentatori –pendolari chiederanno il conto. Magari le ferrovie, con i biglietti sempre più cari, forniranno ai viaggiatori dei pappagalli usa e getta… E quel funzionario che ha mosso mari e monti, per un Freccia rossa partito da Santa Lucia con due minuti di ritardo (tra l’altro già recuperati a Padova) sembra non avere la minima idea di come stanno andando i suoi giocattoli e il paese.

Monique Pistolato, nasce a Parigi da genitori veneziani. E’ una scrittrice di narrativa. Ha pubblicato le raccolte di racconti: BUM BUM, edizioni la meridiana, 2004; Un’altra stanza in laguna, ibis, 2005; Un tempo necessario, edizioni la meridiana, 2007. Sempre con la valigia pronta, naturalmente scrive di viaggi. Con Venezia guida alla città invisibile. Dieci itinerari insoliti e curiosi per calli e canali, ibis, 2010, coniuga l’affetto per la sua città alla narrazione. Fresco di stampa La carta non è impaziente. Lettura e scrittura: piccole forme di eternità, ibis, 2012. Vive e lavora a Venezia. Per saperne di più www.moniquepistolato.it