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È una giornata di zucchero, d’estate appena annunciata. L’autobus parte da Piazzale Roma verso la terraferma e svela le magie della città attraversando il ponte. Da un lato sfilano le miniature di latta di Marghera avvolta in una luce cedrina, dall’altro le isole lontane, un aereo pronto all’atterraggio, qualcuno che voga preceduto da un cigno altero: e non è di plastica! Sembra un film. La bassa marea in laguna è come una zuppa inglese dove pennuti diversi si gongolano. Poi il Parco di San Giuliano tra colline e corpi alberati che cominciano ad avere sostanza. Crescono. Resistono. Nonostante il sottosuolo malato. È bella questa congiunzione di verdi e di acque. Così come la macchia frondosa e fitta del bosco dell’Osellino che appare sulla destra. Un nuvola di ossigeno buono. La volontà del maestro Zorzetto ha messo radici. Forti.

Dal finestrino ammiro gazze, pettirossi e merli, che si pavoneggiano in una Mestre ancora avvolta nel sonno, incuranti del traffico che sfreccia in Viale Vespucci. Ci sono anche un airone cenerino e una garzetta che zampettano giocosi lungo le rive. Un incanto pensare che si spingano fin quaggiù. Ma la cartolina ha il suo sfregio. Attracchi improvvisati di ferri ruggini, argani, legni di recupero e suppellettili di ogni genere. Immondizia. Posti barca “fai da te”  come nell’isola di Robinson Crusoe. Penso alle città del nord Europa, all’eleganza e all’ordine di certi lungo fiume. Possibile che Venezia non possa prendersi cura delle sue vie d’acqua? Basterebbe poco per riqualificare il paesaggio. Abbiamo una facoltà di architettura rinomata e giovani talentuosi… Ci vorrebbe la volontà di dare dei criteri e un po’ di rigore a chi utilizza questi spazi- bene comune. Sempre che non si ritenga che la trasandatezza faccia folclore.

Credo che i cittadini e i viaggiatori meritino una vista più degna di questi argini degradati. Non vorrei che anche i volatili coraggiosi, di fronte a tanta incuria, decidessero di emigrare lontano.

Monique Pistolato, nasce a Parigi da genitori veneziani. E’ una scrittrice di narrativa. Ha pubblicato le raccolte di racconti: BUM BUM, edizioni la meridiana, 2004; Un’altra stanza in laguna, ibis, 2005; Un tempo necessario, edizioni la meridiana, 2007. Sempre con la valigia pronta, naturalmente scrive di viaggi. Con Venezia guida alla città invisibile. Dieci itinerari insoliti e curiosi per calli e canali, ibis, 2010, coniuga l’affetto per la sua città alla narrazione. Fresco di stampa La carta non è impaziente. Lettura e scrittura: piccole forme di eternità, ibis, 2012. Vive e lavora a Venezia. Per saperne di più www.moniquepistolato.it
  • http://www.arcocanoa.org pamio tito

    Il water-front campaltino e la futura funzione dell’Osellino
    (contributo al dibattito promosso da La Salsola presso la scuola Gramsci di Campalto nel Maggio 2012)
    Per accingermi a scrivere su questo tema devo caricarmi della speranza che la domanda che segue possa avere una risposta positiva….
    …. Riguardo alla gronda lagunare campaltina, ai cui margini fluiscono le acque dell’Osellino, ha senso… è ancora possibile… suggerire scelte? Oppure i giochi sono già fatti ed è inutile discuterne?
    Provo ad elencare, alla rinfusa, alcune cose/situazioni che vedo, che vivo o di cui sono a conoscenza…. Mi sia permessa un po’ di soggettività nella scelta… per poi arrivare a deduzioni che siano anche indicazioni per chi è preposto e, speriamo, si propone di migliorare il nostro cosidetto “affaccio lagunare”…
    – L’aspetto delle acque, sia in Osellino, sia in darsena del Passo, sia in barena, è spesso ributtante per colore ed odore e chiunque inorridisce all’idea di cascarci dentro…
    – Alzando però lo sguardo, dove questo non è ostacolato da costruzioni o da alberi. sullo scenario lagunare più vasto, è possibile provare sensazioni piacevoli ed appaganti, sia per chi passeggia sulla terraferma, sia ed ancor più per chi si cala in acqua su un’imbarcazione, specialmente se di “nautica naturale” (a remi o pagaia, a vela, ecc.)…
    – La “fame” di posti/barca e comunque di accessi all’acqua è inappagata per una popolazione, in parte ex-veneziana, molto cresciuta rispetto ai tempi in cui è stato progettato lo scavo dell’Osellino (primi anni del 1500) ed in cui, peraltro, i corsi d’acqua afferivano direttamente… cioè perpendicolarmente… alla laguna come testimoniano le numerose tracce di “palade” (file di pali che costringevano i barcaioli ad avvicinarsi al “curatore” del corso d’acqua… ed a pagare) e coltivazioni al di là dell’Osellino, in barena….
    – Riservare al Passo la funzione di “sfogo” per tutti quelli che vogliono accedere alla laguna con imbarcazioni crea malumori infiniti e, finora, almeno 32 bucature accertate di ruote, 22 all’Associazione Canoistica Arcobaleno….
    – I Savi alle Acque della Serenissima hanno realizzato l’Osellino per deviare le acque del Marzenego (il suo vecchio nome, Maurocenicus, sembra indicare che anche quello aveva un padrone, i Mauroceni, cioè i Morosini) che non portassero detriti in laguna, ma attualmente sia perché abbiamo le draghe, sia perché l’argine sud è stato interrotto alle “rotte” ed all’aeroporto, non ha più quella funzione …e la funzione di contenimento delle mareggiate è rimasta solo all’argine nord.. Avendo svisato l’ambiente, direbbero o dovrebbero dire gli ambientalisti, eliminiamolo questo canale artificiale e ripristiniamo il territorio com’era……. Idee che non passano, perché c’è il “culto della venezianità” che non riesce a capire che i “savi alle acque” per la terraferma sono sempre stati dei “furbi alle acque” ed a mio avviso chi condivide scelte giustificabili nel 500 ed ora assurde sono i moderni “stupidi alle acque”…
    – Ideare un ambiente idilliaco, con paperette, gallinelle d’acqua e folaghe come nel Sile, con argini dolcemente digradanti transitabili accanto a fragmiteti e sotto alberi che si sporgono gentili su acque limpide può essere stato un simpatico esercizio della fantasia da parte degli estensori del progetto di riqualificazione del tratto medio dell’Osellino (quello terminale è rimasto oltre l’aeroporto, dall’Alba D’Oro a Ca’ Vallesina..), ma il fatto stesso che i primi ideatori del progetto (l’ing. Del Rizzo in primis, credo) se ne siano andati lasciando ad altri il compito di spendere “comunque” dei soldi mi fa venire più di un dubbio sul fatto che loro stessi, come in tanti tra noi, ci credessero, considerando costi, la reale portata delle acque dolci del Marzenego, l’assenza di pendenza, l’ utilizzo ormai consolidato dell’Osellino come via d’acqua per barche a motore e, soprattutto,…. Il “non senso” di far ristagnare il più possibile le acque dell’Osellino tra due chiuse nel tentativo di “fitodepurarle” se tra le due chiuse uno scarico fognario a cielo aperto come l’idrovora che convoglia le “acque basse” di migliaia di case che non sono allacciate all’impianto fognario cittadino di Mestre ed un depuratore che fa chiaramente sentire i suoi lezzi a chi passa sull’argine dalla parte dell’ex-tiro al piattello continuano a riversare in Osellino liquami inquinanti e detriti ….umani?….
    – Inutile negarlo: su questi temi e sulle possibili scelte per la gronda lagunare siamo in tanti, a Campalto e non solo a Campalto, dentro ad un conflitto di interessi… io per primo lo ammetto e non trovo per me altra difesa che nel dire che ho cercato sempre di fare in modo che i vantaggi che ho conseguito per me e per l’Associazione Canoistica Arcobaleno non restassero solo per me e per i miei figli: costruire imbarcaderi, imbonire strade, creare passerelle, piantumare vegetali vari, costruire “strutture di accoglienza” nei posti dove il comune di Venezia non arrivava e ancora non arriva (es. l’isola di Campalto)…
    – Per fortuna mia i consensi al mio operare mi confortano molto di più delle minacce e dei dispetti subìti ….non so da chi…. forse da chi considera me e lo stuolo di kayakers che sempre più numerosi gettonano l’imbarcadero privato (ma che io voglio lasciare senza cartelli che escludano chi vuole scendere in laguna con kayak, canoe, ecc)…come degli intrusi….
    – …quindi insisto su alcune idee….. mi da forza il pensare a Catone il Censore (che dopo anni di insistenze è riuscito a convincere il senato romano che Cartagine andava distrutta) quando lo scoraggiamento ed il timore di passare per fissato o monotono nell’esporle in pubblico mi prende…
    – dato che sembra un peccato contro la venezianità eliminare l’Osellino come via d’acqua… (…si poteva anche interrare o farvi passare un collegamento stradale in galleria tra l’aeroporto e S. Giuliano…), dato che l’opera non ha più lo scopo per cui è stata costruita, dato che per contenere le mareggiate non serve l’argine sud dell’Osellino, buchiamo…. solo buchiamo… questo in altri due punti dopo che è già stato interrotto in due punti (per i VIP all’aeroporto ed alle “rotte”) e facciamo dell’Osellino il vero porticciolo di Campalto, riparato e direttamente comunicante con la laguna… per i tanti “diseredati” che non trovano posto nel “ghebo Morosini” (ma…. dove ha trovato, Carmine Liguori, presidente de “La Salsola”, che anche il porto del Passo c’entra coi Morosini?)….
    – Da anni gli abitanti del Villaggio Laguna aspirano ad avere una passerella sopra l’Osellino per accedere alla zona bonificata dai fosfogessi…. Una volta la richiesta era per accedere agli orti, ora potrebbe dare accesso alla pista ciclabile o ad un vasto prato per prendere il sole se una volta per tutte l’ARPAV si pronunciasse sulla pericolosità di quella zona…. sono quindici anni che dice che bisogna aspettare cinque anni per quel verdetto….
    – Egoisticamente parlando (ma credo che ci sarebbe poco di egoistico se si sapesse che ogni anno circa un migliaio di canoisti si muovono a fatica trasportando i kayak da via Delle Barene per imbarcarsi al Passo, dove, ci vuole poco a capirlo, sono invisi a molti…) un’altra passerella sopra l’Osellino tra il deposito kayak dell’Associazione Canoistica Arcobaleno ed un “ghebeto” in barena dove l’associazione ambientalista La Salsola ha progettato che inizi l’”oasi delle Barene” ed ha pure previsto un imbarcadero per “nautica naturale…. beh sarebbe un altro sogno, visto che quello del “buco” sull’argine sud dell’Osellino sembra destinato ad andare.. buco…
    – Il Comune di Venezia, come risulta dalle esposizioni del PAT da parte dell’assessore Micelli, ancora una volta per sviluppare le attività nautiche prende in considerazione solo il bordo vicino al canale del canile della zona sarcofagata dei fosfogessi ed ancora una volta ignora le esigenze di Campalto che da anni chiede accessi, oltre che un “affaccio” decente alla laguna…. L’ARPAV ha sancito che l’aria sopra la pista ciclabile che chiamano “perilagunare” ma che è solo “peri-osellinare” è respirabile e quella al di là della rete che la costeggia ti trapassa di radiazioni….
    – Sul lato della bonifica dalla parte delle antenne RAI oltre una cancellata in metallo una camionabile, scende fino al margine cementato della bonifica stessa e dalla prima curva si diparte un largo ghebo dove il fango può essere facilmente spostabile e trattenuto da ecologiche burghe….: là si potrebbe ubicare l’ “imbarcadero pubblico internazionale di nautica naturale di Campalto”…
    – Sulla stessa area ex-fosfogessi qualcuno vuole mettere un bosco: è stato chiesto agli inquilini del Villaggio Laguna se accettano di venire privati della visione della laguna fino ai piani alti dei loro condomini?
    -Che cosa dire, per finire, dell’ex-tiro al piattello? Una base ricreativa per vivere il plein air campaltino o una base per animali… di passo o di trotto che siano…. e per animali umani che vanno a visitare i primi di nascosto e magari su prenotazione? Come conciliare i lavori sull’Osellino o le piste ciclabili con il quieto vivere di coniglietti, nutrie, falchi di palude, garzette, pantegane, ecc? Tito Pamio

  • http://www.michelamanente.it Michela Manente

    Rispondo con una foto … pubblicata sulla pagina facebook di Luminosi Giorni. Grazie. http://www.facebook.com/photo.php?fbid=364688026936823&set=a.289185657820394.67847.153513774720917&type=1&theater

  • Alberto Alberti

    Ci son moltissime considerazioni da fare,parlo per le esperieze avute.
    Facendo un giro da quelle parti l’anno scorso all’altezza dell’incrocio di via Sansovino notavo come la sponda dell’ Osellino stava cedendo in moltissimi punti,ho fatto un reportage e segnalato a Reteveneta che aveva fatto un servizio tv,poi sbirciando nel sito di Acque Risorgive notavo che i soldi del progetto c’erano ed erano stanziati.Dopo aver segnalato anche a loro la problematica si sono limitati a fare dei carotaggi e …tutto fermo come prima..per non parlare dei posti barca e degli squeri improvvisati..una desolazione unica in un punto che potrebbe esser rivalutato come diceva nel bel articolo Monique. Un progetto anche con una pista ciclabile;ma purtoppo siamo in Italia anzi nel veneziano e i tempi come sempre sono biblici quando non ci sono interessi.

  • Monique Pistolato

    Gli interventi mi sembrano mettano in luce questioni diverse. La latitanza degli enti preposti per un riordino e una tutela degli argini… La necessità che i posti barca vengano qualificati con un arredo urbano congruo. Dare regole a chi usufruisce di questi spazi bene – pubblico primo tra tutti la cura (le immagini ci mostrano immondizie, attracchi fatti con ogni sorta di materiali ecc.). Intorno ai posti barca, forse, ci sono fin troppo interessi…
    E che dire dei mega tralicci che sovrastano tutta la passeggiata- argine del boschetto dell’Osellino da Viale Vespucci a via Bissuola?