Pro euro: ragioni terra terra

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Tra le tante ragioni per cui parlare di uscita dall’euro sembra una vera e propria follia ce ne sono alcune che esulano da ragionamenti politico economici alti e specialistici; e si rifanno a un sentire semplice di uomo e cittadino. Crisi o non crisi. Ragioni apparentemente molto terra terra.
Personalmente a me piace molto l’euro perché mi piace sentirmi a casa mia a Vienna come a Parigi e a Berlino. E tirare fuori i soldi per un gelato o per un cinema è un gesto quotidiano domestico. Farlo tutti nello stesso modo con i soldi portati da casa abbatte barriere culturali e psicologiche, è un formidabile veicolo di integrazione. E dodici anni di moneta unica l’hanno già dimostrato. Per la stessa ragione trovo splendido non trovare più dogane e fermi di polizie in alcuni confini. Ancora troppo pochi. Queste soddisfazioni le ho godute a cinquant’anni, ma da quando ho lume di ragione le ho sempre sperate, auspicate, desiderate fortemente in tutta l’età adulta e forse prima ancora. Quando si ottennero salutai l’evento con soddisfazione. Ma non per approfondite ragioni macroeconomiche, vantaggi e svantaggi nell’export, nella finanza o robe simili; ma per queste banali ragioni culturali terra terra. O meglio: che continuano a essere considerate terra terra. Vedo infatti che queste ragioni culturali e ideali legate alla moneta unica come simbolo unificante vengono poco considerate nell’opporsi alla stupidaggine dei ritorni alle monete nazionali. Il livello è sempre troppo tecnico. Che in questo caso a me interessa meno. E lo dico anche per la Grecia e per la Spagna, non solo per l’Italia.

Ma si rifletta su quali sono i brodi di cultura politici, o pseudo politici, che spingono più o meno velatamente in questa direzione anti euro. Una frangia di sinistra ultraconservatrice, per quanto cosiddetta o sedicente radicale, sicuramente per definizione antieuropeista ( poco italiana a onor del vero, anche seppur sempre presente, ma molto greca per esempio e anche francese ); che considera l’euro la moneta unica della tirannide capitalistica europea, il perverso simbolo dello sfruttamento unificato europeo. A questo brodo si unisce il populismo dell’antipolitica, questa anche italiana e con venature proprie dovute al gusto dell’essere sempre bastian contrari ad ogni costo su tutto, perché tutto odora di politica politicata, figurarsi l’euro. Infine Il leghismo presente in tutta Europa con diversi nomi e sfaccettature e che considera tutto ciò che unifica, integra, fonde, mette insieme come un male da combattere in nome dei loro esatti contrari, il localismo, l’identità, la micro comunità, la tradizione. E’ l’idiozia etnicista del ‘sangue e suolo’. Quindi l’euro è un nemico per questo prima di tutto. Infine c’è chi l’euro non l’ha voluto fin dall’inizio e neppure l’Europa per la verità.  E’ lo stesso brodo di cultura del leghismo esteso alla coscienza nazionale ( con le debite eccezioni ) e bisogna cominciare a dirlo forte: lo sciocco e tronfio orgoglio isolano o fintamente neutrale, quello britannico e svizzero, a cui farei prima o poi pagare il conto. Per il pessimo esempio che hanno dato e per l’alibi che hanno fornito a tutte le altre pseudo culture dal profilo bassissimo e di cui si è detto.

Recentemente c’era chi chiedeva a questa testata una riconoscibilità nell’esprimere valori e idee ‘forti’. Bene, se può servire si cominci con il prendere nota che le culture sopra elencate sono per noi da sconfiggere, in quanto freno e ostacolo all’universalità dei diritti. Tra cui fondamentale è la libera circolazione delle persone e delle merci.

Carlo Rubini (Venezia 1952) è docente di geografia a Venezia presso l’istituto superiore Algarotti. Pubblicista e scrittore di saggi geografici, ambientali e di cultura del territorio, è Direttore Responsabile anche della rivista Trimestrale Esodo.