Siluri e… silurati

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Repubblica del 14/7 riporta che la ditta italiana Morellato Termotecnica, piccola ma qualificata azienda del Pisano, ha rifiutato una commessa funzionale alla fabbricazione di… siluri. Per motivazioni puramente ideali: il titolare, l’ing. Valerio Morellato, e i suoi dipendenti hanno ritenuto che contribuire alla costruzione di ordigni di offesa, ancorché in modo del tutto marginale ed indiretto (l’oggetto della fornitura era la fornitura e posa in opera dell’ impianto di refrigerazione della vasca in cui i siluri vengono testati), fosse incompatibile con il loro codice etico.

La notizia vera però consiste nel fatto che la Morellato Termotecnica è oggi alla canna del gas.. Ha infatti basato il business degli ultimi anni sulla produzione di pannelli fotovoltaici, settore che ha vissuto anni ruggenti grazie ai sontuosi prezzi riconosciuti all’energia prodotta da fonte rinnovabile. Grazie ai quali, va detto, il fotovoltaico in Italia ha avuto un enorme impulso. Una volta però venuta meno la droga degli incentivi tariffari, che hanno peraltro gravato oltremodo sulle tasche dei contribuenti, il settore è crollato. E per la ventina di dipendenti è cominciata la consueta, dolente, via crucis di riduzione di personale, orari ridotti, cassa integrazione, ecc.

Nonostante queste drammatiche circostanze, i dipendenti, democraticamente interpellati, hanno deciso a maggioranza di rinunciare alla commessa, benché questa rappresentasse una boccata d’ossigeno per le esangui casse dell’azienda.

Avrete già capito i tipi: Morellato appena laureato aveva fondato la Morellato Energia Etica e Ambiente, ha fatto l’obiettore di coscienza, l’azienda aderisce al Distretto di economia solidale Altro Tirreno, i dipendenti sono tutti antinuclearisti convinti, insomma gente tosta e coerente. Ma tutt’altro che sprovveduta: l’ing. Morellato lucidamente riconosce che “il nostro contributo alla realizzazione della struttura militare sarebbe stato marginale e certamente ci sarà un’altra azienda che ci sostituirà.. “  quindi è perfettamente conscio che si tratta di un atto di pura testimonianza.

l'ing. Valerio Morellato

l'ing. Valerio Morellato

Detto del rispetto che, in ogni caso, è dovuto alla decisione presa, mi chiedo (e vi chiedo): l’ingegner Morellato è un coglione o un eroe dei nostri tempi? In effetti ci sono ottimi elementi per sostenere la prima tesi:

  • È un irresponsabile. Mette a rischio la sopravvivenza dell’azienda, il futuro della sua famiglia e di quelle dei dipendenti per un atto di nessuna conseguenza pratica.
  • È un velleitario: i siluri saranno costruiti comunque, saranno testati in una vasca refrigerata da una ditta concorrente e amen.
  • È un integralista.  I siluri non sono necessariamente un’arma di morte ma possono essere uno strumento di difesa, di deterrenza, ecc.
  • È un moralista. Il suo lavoro è fornire impianti, non sindacare sulla attività o sulla moralità dei clienti. Con lo stesso principio, se tra i suoi clienti si presentasse un tizio che egli ritiene moralmente spregevole, non sarebbe parimenti coerente con il suo codice etico non prenderlo in considerazione? Ma così non sarebbe più finita..
  • È un ipocrita. I pannelli fotovoltaici, su cui l’azienda ha prosperato, sono stati pagati carissimi da tutti i contribuenti. Facile fare i puri di spirito con i soldi degli altri..

Tutte considerazioni solidissime, quella sopra elencate. E però… però non riesco a non provare una certa stupefatta ammirazione per la coerenza tra principi e comportamenti che ha dimostrato. Si parla molto di principi non negoziabili, spesso a vanvera. Ebbene, l’ing. Morellato (con i suoi dipendenti) non ne ha parlato: ne ha dato una concreta dimostrazione. A costo di “silurare” la sua azienda..

Gliene va dato atto.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.