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 Ci sono esperienze che bisogna attraversare per comprenderne il significato. Il marchio a fuoco di una diagnosi oscura e un numero 048: esenzione per l’ingresso alle cure. Provate a Venezia dove il reparto di oncologia è in una situazione di abbandono da troppo tempo. Smembrato tra Zelarino e Cannaregio, senza primario da oltre un anno, con un’organizzazione estranea a qualsiasi logica di buon senso. Eppure è la realtà.

All’ospedale dell’Angelo, struttura nuova, il day hospital nasce già piccolo rispetto al numero dei pazienti, spesso costretti a lunghe ore di attesa per le visite e la somministrazione dei chemioterapici. Nella sala d’aspetto, certi giorni non ci sono abbastanza sedie per malati e accompagnatori, attaccapanni insufficienti, una situazione poco ospitale per persone già provate fisicamente e spiritualmente. In quelle condizioni di estrema fragilità, in cui a volte l’infusione dei farmaci crea scompensi o reazioni improvvise, se una persona si sente male – e succede – oltre l’orario ambulatoriale deve ricorrere al pronto soccorso da esterno. Con tutte le difficoltà che questo comporta. In caso di necessità l’ospedale dell’Angelo non ha un reparto di Oncologia per la scelta di collocarlo al San Giovanni e Paolo di VeneziaForse, si sono dimenticati che un malato oncologico spesso ha gambe deboli e poco fiato e quando ne viene deciso il ricovero è già in condizioni estreme e quei viaggi in laguna diventano un ulteriore calvario. Se poi lì ci fosse un luogo accogliente e protetto malati e familiari sarebbero disposti a mille sacrifici pur di trovare un nido per far fronte al male… Ma i 29 posti letto di Venezia sono collocati in una corsia vecchia e decadente, senza docce: indecente.

Com’è possibile che una provincia come Venezia, che ha tristi primati di malattia, riservi ai suoi cittadini più sofferenti una trascuratezza così grave? E che dire della scelta di far turnare i medici sei mesi a Mestre e sei mesi a Venezia a discapito del rapporto già complesso tra medico e paziente, di una memoria clinica che passa di mano in mano sfilacciando l’attenzione su persone e cure che invece richiedono mille riguardi? Siamo nel 2012, non bastano farmaci all’avanguardia e personale che si prodiga al massimo, occorre un’organizzazione pensata, studiata per seguire e accompagnare le persone più indifese con il rispetto che gli è dovuto. È arrivato il momento di chiedere un cambiamento di qualità. Un problema che riguarda altri, all’improvviso, può diventare nostro o di un vicino caro. Facendo la dura esperienza in questi reparti, dell’assenza di un primario che orienti e riorganizzi la struttura, delle lunghe attese, di un servizio mal gestito per un bacino d’utenza così grande, viene il sospetto che i tanti amministratori che hanno potere decisionale in merito, in caso di necessità, si facciano curare altrove.

Monique Pistolato, nasce a Parigi da genitori veneziani. E’ una scrittrice di narrativa. Ha pubblicato le raccolte di racconti: BUM BUM, edizioni la meridiana, 2004; Un’altra stanza in laguna, ibis, 2005; Un tempo necessario, edizioni la meridiana, 2007. Sempre con la valigia pronta, naturalmente scrive di viaggi. Con Venezia guida alla città invisibile. Dieci itinerari insoliti e curiosi per calli e canali, ibis, 2010, coniuga l’affetto per la sua città alla narrazione. Fresco di stampa La carta non è impaziente. Lettura e scrittura: piccole forme di eternità, ibis, 2012. Vive e lavora a Venezia. Per saperne di più www.moniquepistolato.it