By

Premetto: non ho particolari simpatie per Renzi, né mi considero un azionista del PD, partito che voto con distratta incostanza. Quindi guardo alla vicenda delle primarie con una certa terzietà, diciamo così. Tuttavia quello che sta succedendo nella gestione delle famigerate regole suscita davvero la mia desolata costernazione.

MAI prima d’ora si era adottato il meccanismo del doppio turno. Oggi, improvvisamente, viene introdotto il doppio turno.. MAI prima d’ora c’era stata qualsivoglia limitazione degli aventi diritto al voto: oggi per l’aspirante elettore è necessario 1) iscriversi ad un Albo degli elettori 2) sottoscrivere un pubblico appello (si noti bene: “pubblico”…) di sostegno alla coalizione di centro sinistra 3) dichiarare di riconoscersi nella relativa Carta di Intenti. Per premio, riceverà un Certificato di elettore della Coalizione di Centro Sinistra (una specie di bollino doc..) certificato indispensabile per poter votare. Già che ci siamo, deve anche lasciare giù 2 €, che non si negano a nessuno. Non è ancora chiaro se tutta questa “professione di fede” può essere fatta in concomitanza al voto ma sembra che le due operazioni debbano essere fatte in luoghi diversi. Infine, è stata concessa la possibilità di votare al secondo turno se non si è votato al primo purché si dichiari “di essere stati impossibilitati a votare al primo turno” (ma perché?!…).

Il doppio turno favorisce nettamente Bersani perché è verosimile che i voti di Vendola del primo turno si riverseranno in toto a lui. E già questo probabilmente bastava a decretare il de profundis alle ambizioni di Renzi. Ma, non pago, l’apparato del Partito ha messo in piedi la grottesca burocratica procedura descritta sopra.

i tre principali competitori alle primarie del centro sinistra

i tre principali competitori alle primarie del centro sinistra

La trovata della preregistrazione sottende due aspetti. Uno ufficiale ed uno reale, non confessato (ma chiarissimo). L’aspetto ufficiale è che la partecipazione al voto si vuole essere limitata ai democratici doc, ovvero quelli che in ogni caso alle elezioni voteranno per la coalizione capeggiata dal PD.

Contesto radicalmente questo ragionamento: avrebbe un senso se si trattasse di primarie per la scelta del segretario: in tal caso sarebbe al limite legittimo che fossero limitate anche ai soli iscritti al partito. Ma qui non si tratta di questo: qui si deve determinare il candidato alla premiership, quindi il candidato che raccoglie i maggiori consensi nella maggior parte dell’elettorato. Quindi è perfettamente lecito che vadano a votare anche elettori che non si riconoscono necessariamente nel PD e alleati ma che, se a capeggiare la coalizione ci fosse Tizio anziché Caio, sarebbero inclini a votarlo.

Ma passiamo al motivo vero: tutti questi paletti sono intesi a limitare la partecipazione quanto più possibile alla sola dei cerchia dei militanti e quindi a favorire l’apparato, quel sottobosco di capi e capetti, amministratorucoli, capibastone, presidenti di circolo che nel PD (come in tutti gli altri partiti, intendiamoci) trovano gratificazioni ed incarichi, talvolta lucrosi. Tutta gente che ha estremo interesse ad evitare la famigerata rottamazione che verosimilmente li spazzerebbe via e che quindi si aggrappa come una cozza allo scoglio dello status quo. Assessori ed ex assessori, presidenti di società controllate dagli enti locali, consiglieri comunali e provinciali, gente che da anni salta allegramente da una carega all’altra. Posti di fronte alla prospettiva  di dover fare fagotto, di rinegoziare la propria rendita di posizione, di riguadagnare il controllo dell’orticello elettorale, questi si fionderanno compatti, con clientele al seguito, a iscriversi tra i democratici doc e a votare Bersani.

Ed è francamente stucchevole lo sbandierare una presunta generosità di Bersani nell’aver modificato lo statuto del partito (per il quale era egli stesso, in quanto Segretario, il candidato premier) per consentire l’effettuazione delle primarie. Vero è che, nelle attuali condizioni in cui ci troviamo, quella regola dello statuto era anacronistica e Bersani non poteva evitare di confrontarsi con l’investitura popolare.

Insomma, un’occasione persa: sprecata l’opportunità di fare piazza pulita di una classe dirigente logora e autoreferenziale. Quella che poteva essere una magnifica occasione di democrazia e di rinnovamento, tanto più apprezzabile in confronto con l’elettrocefalogramma piatto dell’altra fazione, rischia seriamente di diventare una goffa autocelebrazione dell’apparato.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.
  • Adriano

    Il doppio turno era già stato previsto, guarda un po’, nelle primarie con cui era stato scelto Renzi come candidato sindaco a Firenze. Non furono necessarie perché fu eletto al primo turno, ma questo è un altro discorso, per cui nessuna novità.
    L’albo degli elettori ecc. sono perfettamente coerenti con quanto sostenuto da Bersani nella sua campagna come segretario, dove si era impegnato appunto per regole più stringenti, però è vero che la preregistrazione è un po’ macchinosa.
    I 2 € sono sempre stati legittimamente chiesti come contributo alle spese, per cui evitiamo le facili ironie.
    Non è assolutamente detto che le primarie di centrosinistra debbano essere aperte anche ad elettori di centrodestra, è un ragionamento piuttosto contorto che difatti non esiste in nessun’altra parte del mondo, tranne qui in Italia. L’albo degli elettori, o la votazione riservata ai soli iscritti (che sarebbe stata senz’altro la via preferibile) sono prassi comune nelle primarie del resto del mondo, per cui non vedo francamente tutto questo scandalo. La rottamazione è un falso problema, dato che molti big hanno già fatto un passo indietro (difatti Renzi è un po’ spiazzato perché ha perso uno dei suoi cavalli di battaglia). Infine, Bersani non era tenuto a modificare lo Statuto e il suo è stato effettivamente un gesto generoso.
    Purtroppo, modificare le regole che ci si era appena dati in modo del tutto democratico, per deroghe “ad personam” è la cosa più berlusconiana che si possa fare.
    Questo è stato un segnale peggiore di altri.

    • lorenzo colovini

      Mah.. sta di fatto che il doppio turno per l’elezione del segretario (che oggettivamente è il precedente più simile a quello di cui stiamo parlando, in quanto l’unico su scala nazionale) non si è mai fatto. Ne’ l’albo degli elettori.
      Francamente, non trovo cosa ci sia di contorto nel fatto che le primarie debbano essere aperte a tutti. Gli elettori non hanno un’etichetta, non sono di centrodestra o di centrosinistra “per sempre”: in una democrazia sana, gli elettori si guardano intorno, valutano, e poi votano. La tua impostazione sarebbe giustificata, a mio parere, solo ipotizzando che esistono elettori che intendono votare comunque per il centrodestra e vanno a votare apposta nelle primarie dell’altra parte appositamente per fare scegliere il candidato peggiore. Ma questo si che è un ragionamento contorto.
      Infine, la presunta generosità di Bersani… Verissimo che lo statuto gli avrebbe consentito di non mettersi in competizione ma, prova a pensare, quale sarebbe stata in tal caso la sua legittimazione reale? La realtà è che Bersano vuole (giustamente a mio parere) una investitura forte che solo le primarie per la premiership gli possono garantire. Ma allora, delle due l’una: o si assumeva la responsabilità di dire “no, il candidato sono io e basta” oppure doveva accettare una competizione “vera”. Ha scelto invece una via intermedia, un po’ ipocrita: “votiamo, ma facciamo in modo che vinco io comunque”. La prova peraltro che tutto voleva tranne una competizione aperta è proprio nel meccanismo della preregistrazione, sulla cui macchinosità vedo anche tu concordi

      • Adriano

        In realtà, fu proprio alle elezioni per il segretario che si fece qualcosa di simile a un doppio turno, col primo riservato agli iscritti, e il secondo aperto a tutti fra i primi tre classificati alle votazioni nei circoli. Bersani, paradossalmente, è l’unico segretario di partito (compreso Beppe Grillo, per dire) legittimato da una votazione popolare, democratica, aperta a tutti, come sono state le primarie che lo hanno eletto!
        In una democrazia sana gli elettori si guardano intorno, valutano e poi votano. Certo, alle elezioni, non alle primarie. Ma il candidato che deve guidare il centrosinistra, lo devono scegliere gli elettori di centrosinistra, oppure qualcun altro? Per me la risposta è ovvia. La campagna acquisti della Juve chi la decide, Moratti? I piloti della Ferrari li sceglie la Red Bull? Più contorto di così! Non credo che ci siano elettori di centrodestra disposti a votare Renzi per sparigliare i giochi, ma non vedo perché le regole non debbano prevedere un caso del genere, ed evitarlo. D’altronde è proprio così che ci siamo ritrovati Berlusconi: nessuno pensava che si candidasse il proprietario di metà del sistema radiotelevisivo e di una buona fetta dell’informazione, e dopo vent’anni il conflitto d’interessi è ancora irrisolto. La cosa migliore era riservare la votazione agli iscritti come fanno, se non sbaglio, in Francia. Se invece si voleva una legittimazione popolare, bè quella c’è già stata con l’elezione di Bersani a segretario. Renzi un risultato innegabile l’ha già ottenuto, ha destabilizzato il Pd alla vigilia di elezioni che lo vedevano favorito.

        • lorenzo colovini

          beh, potrei dirti che, per rimanere ad uno dei tuoi esempi, i piloti della Ferrari non gli sceglie la Red Bull ma se per esempio i fan di Vettel potessero suggerirlo alla Ferrari come pilota e poi questi diventassero essi stessi fans della Ferrari… Comunque prendo atto della tua opinione. Vuoi primarie ristrette, è una posizione legittima, naturalmente, oltretutto in coerenza con la tua opinione che non si dovessero neppure tenere