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Un ultimo caso di cronaca ci fa riflettere su come molti problemi derivino dalla cattiva gestione dell’economia turistica.

Venezia è sotto gli occhi del mondo!  Ma noi ce la meritiamo … e tutta questa attenzione e ammirazione?  L’immagine che diamo al mondo è sempre più quella di non essere in grado di gestire il suo inestimabile patrimonio. Venezia è ancora la città romantica da sogno o è diventata una trappola per turisti? Venezia è una meraviglia di arte e cultura o è la capitale del turismo di massa mal gestito? Alcune questioni sono note: le grandi navi, le mega affissioni sui monumenti, la chiusura di chiese, gli orari dei musei, l’imbarazzante situazione di ristoranti cari e scadenti e negozi di paccottiglia (aspetti privati ma che possono essere regolamentati dal pubblico). Qui vogliamo analizzare solo pochi fattori rispetto alle presunte deficienze dei turisti che denotano invece incapacità dell’amministrazione e maleducazione locale, ribaltando un punto di vista spesso troppo facilmente abusato e facendo alcune semplici proposte.

In città ci si lamenta molto dei turisti (il nostro petrolio); ce la prendiamo con i turisti stessi se questi raggiungono un numero eccessivo, ma perché non ce la prendiamo con chi dovrebbe prendere decisioni per regolamentare e delimitare i flussi?  Per esempio (1) sarebbe più logico inserire un numero chiuso e/o la tassa d’ingresso?  Infatti Venezia non è una città che può sopportare presenze eccessive: come un museo, un teatro, un qualsiasi luogo delicato e particolare può avere solo un quantitativo limitato di visitatori che ne usufruisce, altrimenti si danneggerà il luogo e gli abitanti ma anche ormai si compromette anche la stessa fruizione da parte di turisti, che tornando a casa hanno un ricordo negativo.  Alle eccezioni sulle difficoltà di tale pedaggio, vorrei solo far osservare che la congestion tax introdotta da Londra e da altre città europee, è in fondo la stessa cosa, solo che qui al posto delle auto ci sono i pedoni.

I turisti, pur con mille difficoltà di movimento, orientamento, conoscenza di una città del tutto particolare, vogliono visitare la città e invece di sentirci lusingati li trattiamo come se noi stessi non avessimo mai viaggiato e come se per un maligno sortilegio qui arrivassero solo i maleducati. Naturalmente su grandi numeri ci può essere il maleducato, ma di solito il problema è che non vengono messi in condizione di rispettare poche regole. (2) Perché nei punti di accesso alla città non si distribuisce un decalogo su come usare la città magari attraverso una mappa (facilmente ripagata da sponsor), o perché non si organizzano quei “jardin d’aclimatation” (esistono in molte città turistiche straniere civili e che tra l’altro costituiscono una buona fonte di reddito), magari con hostess pagate con la tassa di soggiorno. Avete mai visto turisti lasciati a terra in malo modo dai marinai dell’ACTV? O scalzati dai veneziani che superano tutti?  Perché trattiamo male persone che semplicemente si trovano a prendere mezzi pubblici che finanziano abbondantemente (oltre 80% dell’introito di ACTV proviene dai salati biglietti turistici), mentre è l’ACTV che non riesce a organizzare il servizio in maniera intelligente… (3) Perché non si mettono più mezzi nei momenti di maggior domanda, e perché non fare una linea per turisti con area bagagli, hostess trilingui e solo fermate strategicamente turistiche. Ce la prendiamo con i turisti perché intralciano le strade, ma avete mai visto i capannelli di veneziani che si fermano in una calle fregandosene del prossimo? E, infine, per ribadire la tesi sulla nostra incapacità di essere un paese civile, senza citare tutte le cose che non funzionano, ecco tre esempi macroscopici:

A)    In riva dei Schiavoni esistono pessime condizioni di manutenzione delle strade.  L’asfalto salta e ci sono buchi in cui si affonda solo se cadono due gocce di pioggia. Ora sembra stiano facendo nuovo una rampa, ma perché nuova? Non bastava restaurare il vecchio ponte, non si sono resi conto che il fascino di Venezia sta proprio nell’antico? In Riva dei Schiavoni e Sette martiri invece mancano interi masegni dove ormeggiano yatch e barche da crociera e dove le mamme dovrebbero portare i bambini a passeggio.

B) Avete visto le bottiglie galleggiare sopra una coltre di alghe anomale, dopo una qualsiasi domenica di ottobre?  Questo avviene perché i cestini sono pieni, non certo perché i turisti le scagliano in acqua. Dal momento che paghiamo a carissimo prezzo il servizio di Veritas che invece fa acqua da tutte le parti,  ma cosa ci vuole a togliere quelle alghe almeno nelle zona più in vista ed evitare che finiscano nelle eliche dei motori?

c) Ultimo recente caso della corsa di domenica 11 novembre: la corsa di orienteering di novembre che da quindici anni si svolge a Venezia, con introiti per il comune e attrattiva per Venezia in WE di mezza stagione, è stata sospesa con la forza dai vigili, con la scusa che correndo schizzavano nell’acqua alta, ma perché allora gli hanno dato il permesso di fare questa competizione? Era così impensabile che potesse esservi un’acqua alta? E perché non prevedono un contingency plan in caso di marea? Secondo voi cosa pensa uno che viene dall’altra parte del mondo per fare la corsa (insieme ad altri 4000 persone) e poi si vede arrivare i vigili che dicono no, non si può più fare… ci facciamo una bella figura da paese civile? Per cui anche qui inviterei il veneziano a prendersele con chi da il permesso non con l’ignaro corridore che pensa alla sua gara rispettando i pedoni come può mentre tenta di vincere. E’ giusto permettere a 4000 persone di correre all’impazzata per la città per orientarsi in calli e callette quando ci sono cattivi condizioni meteo e già la gente locale fa fatica a usufruire della città? O sarebbe meglio mettere un limite alla partecipazione delle persone, rendendo anche più esclusiva ed attrattiva la corsa. E’ giusto che una città come Venezia per sua conformazione naturale, avere un numero limitato di persone, insomma chi si prenota prima gode come per tantissime cose di questo mondo…

Consulente e formatore, dopo vari anni di esperienza a Milano in aziende leader di comunicazione e internet rientra a Venezia dove si occupa di turismo, al lavoro affianca la partecipazione alla vita associativa in ambito locale.
  • Adriano

    Non condivido tutto l’articolo, però su una cosa gli dò ragione incondizionata: l’organizzazione della corsa di orienteering grida vendetta! Non è neanche la prima volta che accade. Ora, sapendo che novembre è il mese delle acque alte, ci vuole una laurea per spostare l’evento in un altro periodo dell’anno? La verità è che tendono a concentrare alcuni eventi in “bassa stagione” per attirare presenze turistiche, e una manifestazione del genere, per dire, a giugno, è inutile perché la città è già piena di suo. E i risultati di questa brillante gestione si vedono.
    Però posso testimoniare per espereinza diretta che molti turisti stranieri si sentono autorizzati a fare i maleducati perché pensano che l’Italia sia una sorta di “porto franco” dove tutto è permesso. Sarà anche colpa nostra, ma io non mi sono mai messo a pisciare nei canali ma me la sono sempre tenuta, tanto per fare un esempio cui ho assistito.