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Elezioni politiche 2013Renzi vs Bersani nelle primarie del Pd, scusatemi se metto da parte Vendola-Puppato & C. ma i due “pesi massimi” della contesa sono senz’altro loro; Berlusconi contro tutti, “amazzoni” e “fedelissimi” a parte, nel PdL; Maroni ha già fatto fuori Bossi nella Lega; Casini alle prese con molti fantasmi, Montezemolo? Fini? Riccardi?, in un Grande Centro che non ne vuole sapere di nascere… e su tutto l’ombra di Monti, il SuperMario che opera in casa mentre l’altro con ogni evidenza è il “tedesco” Draghi, in grado di condizionare ogni e qualunque scelta politica perché… è l’unico “politico” italiano a godere di riconosciuta statura internazionale.

Fatto non di poco conto per uno dei paesi più indebitati del Mondo e proprio per questo così dipendente dall’”opinione dei mercati”, com’è di moda dire oggi. La lunga corsa verso le elezioni politiche del 2013 è ufficialmente cominciata.
Ho dimenticato qualcuno?
Sì, ho tralasciato almeno due attori fondamentali. Uno, in carne e ossa, è l’ M5S, che ha diffidato tutti o quasi dal chiamarlo “grillino” o tout-court Grillo, l’altro è il convitato di pietra della scena politica italiana di oggi e dell’immediato domani: l’astensionismo

Il recente voto siciliano li ha messi in primo piano. Diciamo più il secondo che il primo. I travolgenti successi di movimenti populisti e guidati da un “uomo solo”, dall’Uomo Qualunque in poi, sono una costante nella storia d’Italia, mentre la disaffezione di massa verso la politica è fatto recentissimo.

La cattiva-politica, dicono in tanti, già, ma cos’è questa benedetta-maledetta politica?
Arte del governo della città” è la risposta letterale, cioè capacità di trovare per interessi tutti legittimi, anche se in contrasto, un punto d’incontro e di produrre la sintesi finale, il “bene comune”. Oppure, “interesse nazionale” o “collettivo”, ognuno scelga la definizione preferita. Da ormai vent’anni, 1992-2012, gli italiani si considerano “prigionieri” di una casta professionale, i “politici”, che li espropria, amministrando a proprio esclusivo profitto il paese e le sue risorse. Casta in cui si concentrano solo vizi dai quali è immune la sana e laboriosa “società civile”.
Le cose stanno davvero così?
Ad ascoltare da un lato gli esponenti più loquaci di tale misteriosa “società civile” e gli stessi appartenenti alla famigerata Casta sembrerebbe di sì. Non c’è chi non tuoni con cadenza quotidiana contro i “dinosauri” della cattiva-politica e prometta Grandi Rivoluzioni per eliminare boiardi e camarille succhiatrici di sangue del paese. Com’è ovvio, additando negli avversari di ogni colore i conservatori corrotti attaccati a privilegi ormai insostenibili.
Lo urla Renzi il “rottamatore”, e lo metto in testa per diritto di primogenitura, ma anche Bersani che sente profumo di Palazzo Chigi; lo ripete Berlusconi, vittima a suo dire di un regime giustizialista in cui è la magistratura a farla da padrone; non parliamo della Lega che è nata come antagonista irriducibile di centralismo e invadenza politica, finendo per farsene assorbire nel modo che si è visto; anche Casini, però, è alfiere di radicali cambiamenti ma con abile prudenza si defila dietro la sagoma ingombrante ma prestigiosa di SuperMario. Tra tutti gli aspiranti becchini della Casta, però, il più feroce è senz’altro Grillo. Eppure…

La stagione di “Mani Pulite” ha spazzato via vent’anni fa i partiti ideologici, grandi o piccoli che fossero, favorita in questo dalla fine della Terza Guerra Mondiale, la c.d. Guerra Fredda, e dal trionfo del Pensiero Unico Liberal-Capitalista. Ci ha consegnato un quadro politico nazionale all’apparenza rivoluzionato, ma non una Seconda Repubblica perché noi viviamo ancora all’interno del quadro stabilito con la Prima Costituzione della Repubblica quindi non abbiamo mai visto una Seconda…, in realtà c’è stato solo un grande ricambio di singoli individui. I quali hanno bellamente replicato gli stessi difetti di quanti hanno sostituito. Peggiorandoli, a mio parere, e non di poco. E adesso?
Rottamatori”, “formattatori”, “grillini”, e non m’importa nulla a loro non piaccia essere chiamati così (sta’ un po’ a vedere che adesso devo pure chiedere il permesso di usare le definizioni che ritengo più calzanti, si chiama censura preventiva), hanno in comune una generica aspirazione al cambiamento e il battere ossessivo sul tasto dell’età: francamente troppo poco. Oppure sarebbe già abbastanza?

I risultati ottenuti da Renzi all’interno del Pd, ma soltanto da lui per il momento, sembrerebbero incoraggiare l’ottimismo in tal senso. Vero è che l’Italia offre un quadro sconfortante d’immobilismo in ogni settore della vita sociale. La considerazione fa tornare in ballo il concetto, fin qui abbandonato, di “Società Civile”… perché l’esperienza di questi ultimi vent’anni dimostra senza possibilità di dubbi che la tanto celebrata “Società Civile” non era e non è migliore di quella politica. Anzi! Spazzata via la classe dirigente espressa dai partiti ideologici, venuti meno persino i flebili vincoli di solide tradizioni filosofiche, i sostituti lanciati nell’empireo della politica e provenienti da altri ambiti hanno replicato, moltiplicandole, le antiche pecche. E perché avrebbe dovuto andare diversamente, poi? In realtà la classe politica, qualunque essa sia, è il puro e semplice specchio della società civile di cui è espressione. Quindi piantiamola di sentirci sempre migliori di chi ci amministra… i ricchi stipendi, i vitalizi, le prebende e i privilegi se li sono intascati tutti, dall’estrema destra alla sinistra radicale, statalisti, federalisti o secessionisti che fossero… perché, ammettiamolo, come italiani abbiamo qualche “difettuccio” di fondo e cambiare gli individui non basta. Che fare?
La domanda resta sempre valida, come lo era prima e durante Mani Pulite: serve una rivoluzione culturale, nel senso di un profondo cambiamento di mentalità capace di produrre un diverso stile di vita. Serve che ognuno di noi compia questa rivoluzione dentro di sé e si assuma la responsabilità di partecipare in prima persona, non solo votando. Io resto del tutto contrario all’astensionismo. All’annullamento. Ai “duri&puri” che si isolano nella loro lucente torre d’avorio per non sporcarsi le mani. Bisogna sporcarsi, invece. È necessario esserci per discutere e agire.

Il grande merito di Renzi, in fondo, è proprio di avere affermato il diritto di tutti a esprimersi e a contare, si tratta di un gran bell’inizio ma solo di questo. Da un aspirante candidato alla carica di Primo Ministro mi aspetto di più, molto di più.
Discorso che non riguarda solo Renzi, ma l’intera gamma della cosiddetta “offerta politica”. E se le attese del potenziale elettore restassero deluse? Risponderò con un dubbio: sarà mica il caso di farsela da sé una bella Lista Civica in cui mettere quei contenuti che non si trovano da nessuna parte? In conclusione, si tratterebbe del primo passo della benedetta-maledetta “rivoluzione culturale”. Di sicuro la risposta non è nell’astensione… e neppure nel “grillismo”, perché alla fine bisogna dire cosa si vuole fare: e il fare non si riduce alle sedute dei consigli via internet o alla riduzione degli stipendi degli eletti… in mezzo ci sono cose che si chiamano lavoro, pensioni, sanità, sicurezza, politica estera e via dicendo… contenuti, appunto, basta con gli slogan, urlati e ripetuti senza tregua.

Federico Moro vive e lavora a Venezia. Di formazione classica e storica, intervalla ricerca e scrittura letteraria, saggistica, teatrale. È membro dell’Associazione Italiana Cultura Classica e della Società Italiana di Storia Militare.
Ha pubblicato saggi, romanzi, racconti, poesie e testi teatrali.