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Mi stupisce e mi infastidisce vedere come sia balbettante, nel passare dei decenni, il legame tra il Carnevale di Venezia e il teatro. Che invece dovrebbe essere indissolubile. Dire che “Venezia”, “Carnevale” e “Teatro” devono sempre stare insieme è una grande banalità. E’ altrettanto banale dire che se “Venezia”, “Carnevale” e “Teatro” stessero insieme con continuità, si creerebbe una vera e propria industria culturale: “Venezia” diventerebbe la città del “Teatro”, grazie al suo “Carnevale”. E non solo a carnevale. I giorni della festa sarebbero il volano culturale e industriale attivo tutto l’anno, a cui potrebbero collaborarein molti e in vario modo.
Invece balbettiamo. Il trinomio non si salda, oppure lo fa a decadi alterne.
La proposta di altri temi è assolutamente lecita. Il problema è che questi altri temi, anche se svolti egregiamente nelle varie edizioni del Carnevale, comunque interrompono un legame, deviano il cammino più volte iniziato, aprendo altre strade che però sono destinate comunque a chiudersi. Il balbettio è lecito, ovviamente, e avrà anche motivazioni importanti. Però balbettando Venezia rinuncia all’opportunità servitale dalla storia su un vassoio d’argento – perché Venezia è un teatro da sempre, e nel corso dei secoli più e più volte il teatro, tragico o comico, nobile o popolare, ha scelto Venezia e l’ha baciata sulla bocca. Succede di nuovo in questi anni, quando anche nella Venezia di terra si invera, dentro e attorno al Toniolo, un’altra intensa e inattesa liaison tra i cittadini e il teatro.
Diceva bene il Sindaco Orsoni quando, intervistato da PIAZZA MAGGIORE nell’inverno scorso, affermava che Mestre poteva scommettere sul teatro, e che su questo fronte, quindi, occorreva investire. Se le cose stanno così, e se anche Mestre è innamorata del teatro, ogni balbettio è vietato: dal Carnevale 2014 riprendiamo, a Venezia e a Mestre, l’occasione di fare della nostra città un palcoscenico unico e, in prospettiva, la capitale di quest’arte che è nostra. E cominciamo a parlarne adesso, all’indomani della vecchia edizione: è vietato arrivare balbettando alla vigilia del Carnevale che viene.
Un’altra chance in tutto simile a quella del Carnevale, si presenta per Mestre; e anche questa va presa sul serio da domattina. Penso alla possibilità che il “Festival della Politica”, inaugurato lo scorso anno dalla Fondazione Pellicani, si trasformi in un vero e proprio grande appuntamento ricorrente. E che a settembre la politica e il discorso sulla politica trovino casa a Mestre, ogni anno, in un festival  di livello almeno nazionale. Le premesse ci sono. Ma perché si possa parlare di un vero e proprio “Festival”, e perché questo si consolidi, altri soggetti – le altre realtà culturali, oltre che il Comune – devono sostenere e integrare il lavoro della Fondazione Pellicani. Magari aprendo altri fronti paralleli, approfondendo il tema della politica da altri punti di vista. La Fondazione del Duomo di Mestre, ad esempio, ha in cantiere un ragionamento pubblico sulla nuova partecipazione; qualcuno – penso in particolare alla Fondazione Oasis – potrebbe svolgere egregiamente alcuni argomenti scottanti di politica estera. E di politica potrebbe interessarsi, per fare solo un altro esempio, una rassegna di pellicole curata dal Centro Candiani.
Cominciamo a parlare anche di questo: è vietato arrivare balbettando (e lasciando ogni onere alla Fondazione Pellicani) al Festival della Politica 2013.

Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.