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Bastano cinque anni per vedere gli effetti del non governo, o del governo al ribasso. Quando una città abbassa la guardia, in cinque anni può perdere molto, anche tutto, nella competizione tra i poli urbani. Non occorre nemmeno fare errori grossolani: se ti sottrai alle scelte per un po’, gli effetti negativi si fanno sentire, poi, per decenni. E non ci sono momenti in cui è consentito tirar fiato, immaginando che tanto si fermano tutti. No: anche in tempo di crisi, chi non corre viene superato.

“Qui al Lido – mi dice sconsolato un amico, che lavora nel settore turistico – è crisi nera. Mica è colpa di chissacchì… E’ colpa nostra. Per troppi anni, per decenni, abbiamo vissuto di rendita, mungendo le vacche grasse. E intanto, nessuno tirava fuori un soldo, nessuno reinvestiva un euro nel settore. E adesso paghiamo un’assoluta mancanza di visione e di pre-visione”. Ma chi è l’avversario, gli chiedo, chi è che vi fa concorrenza? Venezia è un tesoro inestimabile: impossibile pensare che non ci siano turisti… “La concorrenza? A Jesolo – mi risponde – albergatori e amministratori hanno lavorato duro; là sì che hanno fatto le scelte giuste e per tempo… E adesso se ne vedono i frutti. Noi, invece…”.

Mi chiedo se il mio amico, che una volta diffidava di ogni iniziativa che potesse cambiar faccia all’isola in cui vive e lavora, sia ancora un difensore dello status quo. Mi chiedo se dice ancora no alla sublagunare (o a qualsiasi cosa che richiami l’idea di un trasporto urbano innovativo), no a chi tocca le dune e gli uccellini, no a chi pensa di abbattere tre alberi, no a chi immagina che le regole della spiaggia della Zona A possano mutare… Mi chiedo se domani, quando si parlerà di il nuovo sindaco della città, avverserà ancora tutti coloro che “puzzano di innovazione”… o se magari l’esperienza difficile vissuta in prima persona lo porterà a misurare un candidato in modo differente.

Io credo che se stai dentro ad un sistema – che sia una rete di alberghi o una città – devi sperare che al vertice ci siano amministratori lungimiranti, e sempre in cerca di strade e soluzioni. Nel governo dei sistemi urbani, infatti, non vale il detto “Chi non fa, non falla”: un’amministrazione civica che non decide e non fa, perché vive di rendita o perché è debole o timorosa, sbaglia senza ombra di dubbio.

Vale anche per Venezia. Non è popolare dirlo in questo momento in cui la malapolitica ha mostrato il peggio di sé, ma io sarò sempre per un governo attivo e aggressivo. Checché ne dicano certi nuovi guru della politica, o certi programmi “d’inchiesta” che vanno molto di moda, spero che la Giunta che verrà (è già ora di cominciare a parlarne) sappia essere coraggiosa e testarda. Governare il territorio (governarlo!)non è un peccato, ma un dovere del pubblico amministratore. E quando un pubblico amministratore intraprende iniziative, e disegna progetti, e costruisce infrastrutture… ecco, secondo me quando si dà da fare non ruba, e non specula, ma svolge la sua funzione. Poi le cose bisogna farle bene, con competenza e con onestà. Ma al netto del malaffare, meglio un Sindaco e una Giunta che ne inventano una al mese, piuttosto che un Amministrazione che resta a guardare.

Tra l’altro, da un’amministrazione civica non è che si pretendano sempre cose eccelse. Non serve infatti avere sempre e su tutto l’idea migliore. In una democrazia compiuta come la nostra, conta avere il coraggio di vedere i problemi, e di innescare le soluzioni: sarà poi il dibattito democratico – gli strumenti ci sono, eccome – ad affinare a dovere le proposte e i progetti.

Ma star fermi, no, non si può. Perché poi bastano le mezze idee altrui, per lasciarsi superare e trovarsi in coda al gruppo ad arrancare.

Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.