By

Venezia è una capitale culturale riconosciuta a livello mondiale, ma oggi lo è esclusivamente come vetrina. Qui si viene da tutto il mondo per ammirare le opere prodotte e raccolte nel corso dei secoli, o per importanti mostre e manifestazioni di diversissima natura. Ma da tanto, troppo, tempo manca una produzione culturale cittadina che sappia uscire dai confini.

Questo è un punto che ho ben presente da quando ho iniziato l’attività di produttore di documentari; ed è uno degli obiettivi che mi sono posto.

Richard Wagner. Diario veneziano della sinfonia ritrovata” è un progetto crossmediale che ha già visto realizzati un documentario per le televisioni, una App per smartphone e un webdocumentario; e che probabilmente diventerà anche libro e spettacolo teatrale. Un progetto ha l’ambizione di mostrare al mondo che a Venezia c’è ancora attività di creazione; vero che si racconta un episodio di oltre cent’anni fa, ma lo si fa mostrando immagini della Venezia di oggi, e soprattutto utilizzando in grandissima parte persone che vivono qui in città, o nei dintorni.

Non è facile realizzare un film, sia pure documentario, che abbia la potenzialità di essere visto fuori dall’Italia; servono una storia forte, la regia, le competenze tecniche, location che buchino lo schermo, attrezzature. E servono anche dei protagonisti che raccontino questa storia in un modo che colpisca lo spettatore. Servirebbe un budget elevato, ma qui in zona le capacità di investimento non sono così alte. Quindi ho dovuto percorrere una strada diversa; mettere insieme diverse realtà che dessero un contributo parziale al progetto.

C’è voluto un anno di lavoro per trovare la quadratura; mettere insieme tante realtà diverse non è lavoro che si fa in un attimo, bisogna ottenere gli interessamenti e poi farli diventare accordi quando il progetto è maturo.

Per far comprendere la complessità ritengo sia giusto citare chi sono stati i partner del progetto; si va dalla casa di produzione Tunastudio che ha coprodotto il documentario, all’agenzia di comunicazione DNA Italia che è stata partner fondamentale nella realizzazione dell’app. Lo stesso regista, Gianni Di Capua, non si è limitato a scrivere i testi e seguire le riprese, ma si è speso completamente anche nello sviluppo dello progetto. Fondamentali sono stati i contributi economici della Regione Veneto e della Camera di Commercio di Venezia come la possibilità di usare le tante location: Palazzo Cappelli Malipiero Barnabò, Ca’ Vendramin Calergi, La Fenice, le sale del Conservatorio Benedetto Marcello e il Museo gestito dalla Associazione Wagner. Anche il Comune non ci ha fatto mancare il Patrocinio e la Venice Film Commission ha concesso tutti i permessi necessari per le riprese in città. Infine la possibilità di utilizzare immagini d’epoca trovate in meravigliosi archivi poco conosciuti: il Fondo Tomaso Filippi dell’IRE, l’archivio Naya Bohm, la collezione Vanzella, gli archivi del conservatorio e della Fondazione Musei Civici.

Carlo Naya - Chiari di luna - Ponte di Rialto

Un anno di lavoro, dicevo. E solo per essere pronti al primo ciak. Poi ci sono stati altri sei mesi di produzione, fra riprese e montaggio. E tutto questo per ottenere un documentario che lo spettatore guarda in meno di un’ora.

Ne valeva la pena?

Decisamente sì, se gli spettatori saranno quanti spero e soprattutto se saranno in tanti paesi diversi fuori dall’Italia. E poi, personalmente sono soddisfatto dall’aver portato avanti le idee in cui credo; quella che ho già spiegato che Venezia deve tornare ad essere un centro di produzione più che una vetrina, e la seconda, una sottotraccia costante, che l’immagine di Venezia possa essere “sfruttata” anche per vendere cultura oltre che mascherine e vetro made in China.

Lucio Scarpa, Venezia. Si occupa di audiovisivi e di comunicazione nel senso più ampio, ma con una attenzione particolare a internet in entrambi i casi. E’ convinto che le nuove dinamiche portate dalla rete stiano radicalmente mutando sia lo scenario economico-commerciale sia, ancor più importante, quello sociali. Oltre a lavorare la passione lo porta ad impegnarsi in iniziative parapolitiche o associazioniste, con una netta preferenza per le seconde; non crede che la politica italiana possa essere motore del cambiamento, questo dovrà arrivare da noi cittadini consapevoli.