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Le ultime vicende politiche hanno provocato un diffuso disagio tra l’elettorato di riferimento del PD, testimoniato tra l’altro anche da due articoli apparsi sulla nostra testata. In uno di questi Franco Vianello Moro stigmatizza con lucidità la perniciosa attitudine del partito di rinchiudersi nel proprio apparato, badando più alle clientele interne ed alle relative rendite di posizione più che ad interpretare i bisogni del Paese.

Condivido ed aggiungo di mio che Bersani ha l’ulteriore responsabilità di aver condotto una campagna elettorale bolsa e inadeguata. Ha puntato esclusivamente sull’immagine di uomo concreto, di buon senso, finendo sempre più con l’assomigliare alla tragica caricatura di Crozza in una curiosa inversione di ruoli (l’imitato che imita l’imitatore..). Ha finito con risultare perfino indisponente con quel suo ribadito understatement  e quel continuo svicolare dai temi caldi. Forse un diverso atteggiamento non avrebbe comunque contenuto l’onda grillina ma è indubbio che Bersani ci ha messo del suo.

Bersani cerca di ascoltare la voce della "base"

Bersani cerca di ascoltare la voce della “base”

 

Detto questo, però le oggettive responsabilità della dirigenza del partito non bastano a spiegare la vera e propria rivolta di popolo dell’elettorato PD. Certo, dura da digerire la “non vittoria”, boccone amarissimo l’alleanza col PdL (ma quale alternativa c’era?, mi chiedo..), ma da qui al massacro mediatico di un Franco Marini neanche fosse Pol Pot o alle contestazioni anche ad un galantuomo come Fassino, ce ne corre.

Sembra  insomma prevalere, ancora, l’antiberlusconismo come cifra distintiva e valore fondante. Si leggono tweet indignati, perfino il nostro assessore Maggioni infierisce su Marini via Facebook (ma a che titolo, Maggioni, con che legittimità, tu che sei l’espressione più pura dell’”apparato”?..) in televisione impazzano i giovani di Occupy PD, che apparentemente hanno capito tutto, hanno idee chiarissime sul PD, sul Paese, sulla democrazia, sui grandi sistemi.. e ci spiegano, garruli, che mai con Berlusconi senza se e senza ma.

Franco Marini, il capo dei Khem Rossi...

Franco Marini, il capo dei Khem Rossi…

Mi chiedo: la gioiosa compattezza, l’autocelebrazione orgogliosa delle Primarie erano tutta apparenza? L’unico collante era dunque la certezza (fallace) di arrivare presto al potere e, venuta meno quella, muoia Sansone con tutti i filistei?

Vero, come dice Michele Serra su Repubblica del 29 aprile http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/04/30/la-scomparsa-dei-post-comunisti.html. che il partito ha perso “lo sguardo su una società che guardava altrove” ma dov’è quest’altrove? Stiamo parlando di un elettorato a vocazione maggioritaria o di un gruppo chiuso nella beata contemplazione della sua orgogliosa alterità, della propria presunta superiorità antropologica?

Io auspico un PD che si faccia carico anche della necessità di sporcarsi le mani, di negoziare anche compromessi, che sono il senso della democrazia stessa e smettiamola infine di chiamarli “incuci”. Credo soprattutto in un PD che abbia la voglia e la determinazione di contendere voti all’avversario (quale errore  è stato non scegliere Renzi..), che non si chiuda in un recinto, sia pragmatico ed al tempo stesso fedele ai suoi principi. Si può..

Di un partito di puri, di algidi idealisti, di democratici a 24 carati, non abbiamo davvero bisogno. Ce ne sono già troppi.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.
  • Adriano

    Il peccato originale nella costruzione del Pd è stato pensare che un’opzione socialdemocratica fosse possibile. Con Bersani non è stato sconfitto solo un leader inadeguato, ma l’idea stessa che una politica di sinistra sia praticabile in questo Paese. Dopo 90 anni di sconfitte penso (mi auguro) sia ormai chiaro che in un paese di destra come l’Italia un partito ispirato alle grandi formazioni di sinistra europee, come il Pd auspicava di essere, è irrimediabilmente votato alla sconfitta, ad una “vocazione minoritaria”.

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