La primavera di Monique

 •  0

By

Gli interventi che sono stati pubblicati nelle ultime due settimane su Luminosi Giorni riflettono bene la condizione in cui oggi si trovano i pensieri e gli stati d’animo che prendono poi corpo nelle parole dei diversi autori.
In un epocale periodo di crisi e di mutamenti economici nazionali e mondiali, nella politica italiana c’è una situazione di grande confusione che non può non riflettersi su queste pagine; perché coinvolge la sensibilità di chi non si rassegna ad essere spettatore passivo nella scena politica.
In questa scena c’è commedia, dramma, ansia, contraddizione, ma anche, e ancora una volta nei momenti di crisi, emerge sempre la speranza di uscirne con qualcosa di inedito.
Lo stesso può valere per la politica nel territorio, nello specifico a Venezia e nella regione, dove i limiti macroscopici della politica nazionale hanno un banco di prova e una proiezione visibile nella incapacità strutturale delle classi dirigenti a operare scelte coerenti, determinate, leggibili  e a favore dell’interesse generale; prevalgono al contrario inettitudine, pressapochismo e un vivere alla giornata; perché palesemente l’aver raggiunto una posizione di potere per i politici è sovente il punto d’arrivo, il reale e celato obiettivo da consolidare, anziché essere solo  il momento d’inizio per poter da lì perseguire i fini programmatici per cui si è stati scelti e votati. Non per tutti, sia chiaro, ma per molti, che cancellano il buono dei pochi per cui non è così.
Per riprenderci il futuro e dar corpo a una speranza concreta bisogna buttarsi nella mischia in una condizione in movimento che può essere anche favorevole. Avendo però lucidità, realismo e capacità di guardare lontano, ma anche molto vicino, all’attimo dopo.
Mettersi in proprio sarebbe sempre la soluzione più semplice per proporre alternative a un andazzo che non ci piace ( forse perciò a Roma ci sono diciotto liste alle elezioni cittadine). E’ quello che perfidamente i detentori dei grandi marchi politici ti fanno capire che dovresti fare quando fai presente appunto che qualcosa non ti piace di quello che loro fanno. Fai da te, spazio per tutti, sembrano sempre volerti dire da sepolcri imbiancati quali impareggiabilmente sono. Ma non è così semplice. Perché la politica è bloccata proprio dai detentori dei grandi marchi, che sono in grado con i loro privilegi di cancellarti e renderti ininfluente. Perché i marchi e soprattutto i detentori sono quelli che hanno visibilità assoluta, riflettori addosso, risorse garantite; sono soprattutto riferimento per un sottobosco infinito presente nelle pubbliche amministrazioni e nelle aziende che operano sul territorio. Perché infine i detentori dei marchi occupano abusivamente gli spazi approfittando di una comunicazione sempre a loro favore e drenano consensi per pura inerzia e per rendita di posizione. Alcuni detentori dei grandi marchi a volte ci riescono meno a drenar consensi e può capitare che perdano, anche ripetutamente, ma stanno sempre in galleggiamento aggrappati al salvagente del loro grande marchio che non cedono neppure a chi sarebbe in grado di vincere più di loro, ma che, vincendo, li manderebbe a casa. Quindi è necessario sporcarsi le mani lavorando su tutti i piani interni ed esterni, cercando il contatto con la società, vigilando e acquistando influenza, ma anche accettando le regole di un gioco che non è il nostro e a cui dobbiamo comunque giocare perché non ci sono altri campi da gioco e di qui dobbiamo passare. Infatti per ora non diamo ancora noi le carte.

In un contesto del genere nelle nostre pagine c’è spazio anche per chi, come Monique Pistolato, privilegia la riflessione sulle cose apparentemente minime della vita quotidiana, del mondo vicino e attorno per come si manifesta nei suoi contrasti; tra lo scadimento, la mediocrità, la banalità da una parte e, nelle nicchie e negli interstizi, la qualità, il meraviglioso, il buono dall’altra.
Poi alla fine, leggendola, emerge sempre ‘questa’ parte. Come la primavera che nell’ultimo suo intervento ha saputo narrarci, con il suo verde intenso e la sua freschezza, che non sembrano messi lì per caso. E che, per chi sa leggere, qualcosa dice sulle nostre possibilità. Anche, insieme a lei, ricominciando dal piccolo cabotaggio quotidiano. E non tralasciando nulla.

Carlo Rubini (Venezia 1952) è docente di geografia a Venezia presso l’istituto superiore Algarotti. Pubblicista e scrittore di saggi geografici, ambientali e di cultura del territorio, è Direttore Responsabile anche della rivista Trimestrale Esodo.