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La candidatura di Venezia a “Capitale europea della Cultura 2019” affonda e riemerge come una balena, che sale a galla di tanto in tanto a fare sbuffi. L’idea della candidatura risale al decennio scorso; in questi anni è montata come un sufflè, fino a coinvolgere l’intero Nordest intorno a Venezia; e a più riprese nel frattempo si è assopita, come fanno spesso i giganti, troppo grandi e troppo stanchi; tanto che più volte ci si è chiesti se davvero a Venezia interessasse proporsi, e vincere.

Nei mesi scorsi la candidatura sembrava morta, con le dimissioni di coloro a cui la candidatura stessa era affidata. Oggi, 6 maggio 2013, mentre scrivo, la Presidente della Provincia fa sapere che si sta partecipando “a Ca’ Farsetti alla riunione del Comitato dei Fondatori della Capitale della Cultura, di cui fanno parte il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, il sindaco del Comune di Venezia Giorgio Orsoni, la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, il presidente delle Provincia di Trento Alberto Pacher il presidente della Provincia di Bolzano Luis Durnwalder; parteciperà anche il presidente del Comitato promotore Innocenzo Cipolletta”.

La candidatura di Venezia a Capitale della Cultura, quindi, è ancora viva, forse. Ne approfitto per dire che cosa ne penso io.

Penso che una città cresce anche approfittando dei grandi appuntamenti, delle scadenze cruciali che si impone; e penso quindi che sarebbe bello avere, davanti a noi, la prospettiva di tornare ad essere davvero, per un anno, capitale della cultura. Alcune grandi città sono cambiate grazie ai grandi eventi che hanno ospitato (Torino, ad esempio, per cui le Olimpiadi invernali sono state un’occasione di rinascita vera), grandi eventi che non sono l’inferno, se gestiti con onesta e lungimiranza. E’ vero che Venezia non ha bisogno di occasioni per essere “capitale di cultura”, o comunque “capitale”. Ma è ancora più vero che Venezia sta fuggendo i grandi appuntamenti (dall’Expo alle Olimpiadi, le occasioni mancate sono numerose) più per pigrizia ed inerzia che per effettiva necessità di tutelare se stessa. Saremo anche una capitale per la grande storia che abbiamo alle spalle, e per il fiorire dell’arte e per le bellezze del sito; ma se la nobiltà è data per sempre, la leadership va riconfermata di volta in volta.

Per entrare nello specifico di questa candidatura, che andrebbe rilanciata, penso che Venezia dovrebbe proporsi da sola, salutando la vasta e varia compagnia di partner veneti e triveneti. E che dovrebbe mettere al centro della propria candidatura, come si diceva all’inizio, la città di Terraferma, vivace laboratorio della cultura del Novecento.

Per la Venezia di terra, con al centro l’M9, grande vetrina del secolo che l’ha vista protagonista, il 2019 potrebbe essere un anno fatidico. Impegnata ad essere davvero capitale di cultura, la città di terra dovrebbe imporsi un grande salto, uno sforzo di protagonismo. Ne trarrebbe beneficio anche la Venezia storica: la faticosa avventura per essere degna capitale costringerebbe Mestre a crescere, a ridurre il gap – culturale, infrastrutturale, civile – che oggi è evidente tra una parte e l’altra della città, e che frena il cammino di Venezia nel suo insieme.

Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.