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Si è parlato in queste pagine di femminicidio ma ancora contro le donne si ritorce la mancata applicazione della Legge 194/78 sull’aborto. Lo ha messo in luce una recente inchiesta di “Repubblica” che ha rilevato l’elevato numero di aborti clandestini, specie per le donne extracomunitarie ma non solo. Gli ospedali pubblici non sono in grado di gestire le richieste entro i termini stabiliti dalla legge per via della massiva presenza di medici ed infermieri obiettori di coscienza (in Veneto l’81% difeso da parte del Consiglio comunale di Venezia che ha approvato nei giorni scorsi una mozione sulla tutela dell’obiezione in campo sanitario). Facciamo due conti: la donna si accorge della gravidanza di norma tra la quarta e la quinta settimana. Poi, per avere maggiore sicurezza, di solito fa un primo esame del sangue e tra richiesta al medico curante e prenotazione se ne va un’altra settimana. Quindi deve rivolgersi al consultorio per il servizio IVG dove uno psicologo cerca di capire le motivazioni della sua scelta prima di firmare la liberatoria. Tempo stimato: 7-14 giorni. Quindi si reca in ospedale. Ma non in tutti. Quelli religiosi non sono in grado di accogliere la sua volontà. Negli altri bisogna prendere appuntamento con un medico non obiettore. Non è facile trovarlo perché moti medici non fanno l’intervento. La donna passa allora a girare per gli ospedali alla ricerca di chi possa aiutarla. A questo punto, se tutto è andato bene, ha meno di 30 giorni per fissare una data ma le liste di attesa superano il termine… un altro diritto delle donne violato.