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Un museo senza quadri e senza statue è un’inutile stramberia, oppure è una splendida opportunità. Io credo che M9, così come l’hanno pensato – vuoto di oggetti e pieno di immagini, dati, video, idee e ragionamenti – sia una grande avventura per chi lo sta costruendo e per chi lo visiterà.
Fatto così, immaginato come un viaggio nella comunicazione nuova, virtuale e per questo infinita, l’M9 che Fondazione di Venezia sta realizzando nel centro di Mestre è la risposta contemporanea alle modalità espositive tradizionali, di cui Venezia è già ricca. Sarà “altro” rispetto al Correr e a Ca’ Rezzonico – così che sarà impossibile fare confronti inutili. E così da spiazzare almeno due categorie di osservatori: chi immaginava di collocarvi un po’ di scarti dei patrimonio artistico della città storica, e chi sperava di trovarci, esposte in bell’ordine, le quattro pietre antiche della storia di Mestre.
La forma espositiva, così nuova, veste un contenuto altrettanto nuovo. M9 non sarà il museo di Mestre, né il museo della tecnologia di Porto Marghera. Sarà ben altro: sarà il museo del Novecento italiano, cioè il luogo in cui dovrà passare chiunque intenda studiare e comprendere la società italiana del ventesimo secolo, e le sue trasformazioni, sotto tutti i punti di vista.
Nasce a Mestre (a Venezia), ma si propone come museo unico nel Paese, e necessario agli studiosi, ai curiosi, alle scuole, ai comunicatori e ai turisti di tutta l’Italia. Invita dentro il suo ventre cavo anche ai Veneti, ma in quanto Italiani. Anche questa, per fortuna, una scelta non localista, di livello nazionale, degna della Venezia moderna.

Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.
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  • Maurizio Donadelli

    Dopo aver pensato e riflettuto su possibili evoluzioni museali (storico-culturali più che archeologiche) ad Altino, da ormai un paio d’anni sono arrivato a gettare tutte le idee precedenti di un possibile progetto “tradizionale” e dare spazio, anche abolendo le quattro mura, alla fantasia, alla creatività, alle moderne tecnologie digitali che, con un approccio diverso ma comunque documentale, approfondito ma anche emozionale, sempre in costante evoluzione ma ripetibile, consentono una forma nuova di conoscenza partecipata, che aiuta a riflettere unendo ciò che si vive fuori (nello spazio museale) a ciò che si vive dentro (pensieri ed emozioni). Una formula originale di una conoscenza attiva. Conoscendo chi e come è arrivato ad elaborare questa modalità di utilizzo dell’M9, immagino che mi troverò di fronte a qualcosa di molto simile. Almeno, lo spero.

  • Luca Rizzi

    Il più grande buco nell’acqua dopo il tram ed una occasione persa – l’ennesima – per Mestre

  • Adriano

    d’accordo con Donadelli e Giuliani. Finalmente un progetto innovativo, che può dire qualcosa di nuovo nel panorama museale non solo veneziano o veneto, ma addirittura italiano. Certo, poi tutto dipenderà da come verrà realizzata in pratica l’idea, ma bocciarla fin da subito, questa sì mi pare buttare un’occasione.