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In un mondo in cui una notizia, vera o falsa, con un solo gesto fa il giro del mondo, in cui che siate in treno, al ristorante, testimoni di un incidente mortale, c’è sempre qualcuno pronto a incamerare immagini e a farne ciò che desidera, è molto difficile proteggere la propria vita privata. Eppure, dalla banca al supermercato per la tessera punti, si compilano interi papiri a tutela dei dati sensibili… Ciò su cui mi voglio soffermare però sono le famose linee gialle di cortesia stampate sui pavimenti degli uffici pubblici: vere illusioniste di una protezione che non c’è. Un esempio caldo: il centro prelievi di via Cappuccina a Mestre della ASL veneziana. Si accede prendendo un numero nella sala d’attesa sempre affollatissima, ci sono diverse sedie per aspettare il proprio turno e tre postazioni per l’accettazione delle impegnative. Gli impiegati al servizio sono protetti da vetro… Ebbene, nonostante la linea gialla, da qualsiasi punto della stanza tutti possono sentire nitidamente i dati di chi si accinge alle prestazioni: indirizzo, numero di telefono, tipo di esenzione… Una violazione davvero grave della privacy su temi come patologie, reddito, indirizzo di casa. Un’esposizione di intimità delicata. Una persona che si trova lì già ha già pensieri per gli esami a cui deve sottoporsi e si trova, suo malgrado, a “mettere in piazza” la propria condizione. Allora, che la struttura sia vecchia e gli spazi inadeguati è una realtà ma è impensabile che un servizio si ritenga a norma, nel rispetto della privacy, solo perché per terra ha appiccicato una striscia gialla. Basterebbe poco come una parete in plastica, anche a tre quarti, tra gli sportelli e la linea di cortesia al fine di proteggere chi si accinge a consegnare le pratiche. A luce di questo servizio però voglio dire che il personale al ricevimento e infermieristico, malgrado l’ambiente obsoleto, è sempre cortese e gentile, e nulla può contro uno spazio di lavoro e accoglienza del cittadino che andrebbe assolutamente ripensato.

Monique Pistolato, nasce a Parigi da genitori veneziani. E’ una scrittrice di narrativa. Ha pubblicato le raccolte di racconti: BUM BUM, edizioni la meridiana, 2004; Un’altra stanza in laguna, ibis, 2005; Un tempo necessario, edizioni la meridiana, 2007. Sempre con la valigia pronta, naturalmente scrive di viaggi. Con Venezia guida alla città invisibile. Dieci itinerari insoliti e curiosi per calli e canali, ibis, 2010, coniuga l’affetto per la sua città alla narrazione. Fresco di stampa La carta non è impaziente. Lettura e scrittura: piccole forme di eternità, ibis, 2012. Vive e lavora a Venezia. Per saperne di più www.moniquepistolato.it
  • Adriano

    Parole sante, è quello che talvolta ho pensato anch’io, ad esempio in farmacia. L’idea della parete in plastica è interessante, ma non so quanto fattibile. Purtroppo in questo caso il vero ostacolo è l’obsolescenza degli spazi, progettati in un’epoca in cui le esigenze erano altre.

  • Monique Pistolato

    Il problema degli spazi è reale ma la tutela della privacy va assolutamente preservata. Basterebbe un semplice pannello trasparente da 1.80 per proteggere la conversazione… E le istituzioni che trattano dati sensibili in pubblico dovrebbero prodigarsi per trovare soluzioni di protezione. Poi sono necessari anche la buona educazione e il senso civico di tutti mantenendo una distanza rispettosa da chi ci precede ad uno sportello o al bancone della farmacia.