Mare nostrum

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Mare nostrum

Ci sono momenti nella nostra vita individuale e collettiva in cui la scelta non ci si presenta come una possibilità astratta o nella forma pragmatica della valutazione sulla maggiore o minore convenienza di questa o di quella opzione.  Ci sono occasioni in cui la scelta ci si presenta come possibilità di trasformazione : la crisi è appunto la condizione che può preludere ad una decisione che è svolta, turning point e non adesione all’ipotesi meno rischiosa o più  premiante sul piano del vantaggio immediato.

Le grandi gioie, ma anche i dolori profondi ci spalancano le porte verso direzioni inesplorate, solo che si sappia cogliere l’opportunità e seguire un percorso diverso.

Oggi scegliamo di essere liberi. Giochiamola oggi la carta della libertà, oggi che i nostri occhi hanno contato ancora volta, scorrendole con lo sguardo, le bare di donne e uomini che volevano essere tali e camminare nel mondo dignitosi, di donne e uomini che volevano esistere, trovare riconoscimento.

Scegliamo oggi, adesso, di riconoscere nel diritto degli altri il nostro diritto a decidere di noi stessi, di riconoscere nella nostra presunta libertà la stessa menomazione che infliggiamo a chi vogliamo che resti al di là della linea del nostro confine ogni volta che respingiamo un altro al di là di un confine, perché non c’è libertà per me se non so includere l’altro nella mia esperienza.

Scegliamo di essere e dare parte. Accettiamo che il mondo sia il luogo in cui tutti siamo ospiti, in cui diamo e accettiamo ospitalità.  Capiamo adesso che la politica non è “seria” quando con tono grigio e contegnoso ci snocciola numeri per dimostrarci che non si può, che gli altri non possono.  Scegliamo di potere.

 Smettiamo di contare, di calcolare, di soppesare, di distillare mediocri  vantaggi dall’infelicità altrui, accettiamo la libertà degli altri uomini come la somma di libertà individuali, reclamiamola come presupposto per la nostra. Accettiamo il rischio della libertà. Adesso.

Apriamo una crisi che ci porti alla formazione di una nuova coscienza, l’unica che valga la pena di essere raccontata.

Clara Corona ha studiato Lettere a Padova e, dopo alcune esperienze in campo editoriale in Italia e in Inghilterra, ha cominciato a insegnare nelle scuole medie superiori. Attualmente, dopo un quinquennio berlinese, vive e lavora a Teheran, dove è lettrice di italiano presso l’università Azad.
  • Adriano Ardit

    “Capiamo adesso che la politica non è “seria” quando con tono grigio e contegnoso ci snocciola numeri per dimostrarci che non si può, che gli altri non possono.”
    Francamente, è proprio quando la politica smette si soppesare e analizzare i problemi con raziocinio, per agire sotto la spinta dell’emotività di fronte a fatti eclatanti, è proprio in quel caso che la politica dà il peggio di sé.