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I 40X Venezia si sciolgono, è ufficiale. Si chiude un’avventura iniziata nel settembre 2007 quando un gruppo di coraggiosi rappresentanti la generazione tra i 40 e i 50 anni (in realtà si aggregheranno in molti anche al di fuori di questa fascia), i quarantenni appunto, decise che era giunto il tempo di fare e contare qualcosa in questa città.

Perché proprio i quarantenni? Perché dichiaratamente abbastanza vecchi per aver accumulato competenze e professionalità da poter mettere a frutto ed a disposizione anche nella gestione della cosa pubblica ed insieme sufficientemente giovani per mettere in tale impresa energia, voglia di fare, spirito innovativo.40Xlogo

Inoltre, aspetto questo fondamentale, del tutto fuori dai giochi di partito e da qualsiasi stanza dei bottoni. Anzi, sufficientemente scafati da non poterne più della nomenklatura che da anni occupava (e occupa) tutte le poltrone di rilievo in questa città. Insomma, una generazione che si candidava a classe dirigente in alternativa a quella esistente; a ben vedere dei rottamatori ante litteram, molto prima che Renzi rendesse il termine di moda.

I 40X, subito strutturatisi in un Ning specifico, ebbero immediatamente una grande esplosione, coinvolgendo molte persone e dimostrando che a Venezia, anche e forse soprattutto nel Centro Storico, abbondavano personalità e professionalità, fino ad allora rimaste silenti, che molto avevano da dire. Si aprirono molti tavoli di approfondimento, proposte anche assai concrete e si costituì di fatto un laboratorio di idee ed iniziative mentre il Ning traboccava di idee e di confronti anche aspri ma mediamente costruttivi. Si era creata d’incanto una comunità che dibatteva, si interrogava e provava a progettare il futuro, fuori dalle anguste stanze della politica politicante, e con un livello intellettuale decisamente superiore alla media dei politici di professione. Insomma, i 40X erano diventati un brand apprezzabile e vincente (almeno in apparenza). Certo, non tutto era rose e  fiori, sul Ning capitava spesso di imbattersi in interventi fiume di professionisti egolatri che tutto sapevano, tutto avevano studiato e stroncavano chiunque non seguisse le loro illuminate indicazioni. Tuttavia, credo onestamente di poter dire, avendo in parte partecipato a quell’epoca “eroica”, che erano assai più le luci delle ombre.

Finché arrivarono le elezioni del Sindaco 2010. E hic Rhodus hic salta..  La questione di dare sostanza politica e di rappresentatività ai 40X era oggettivamente ineludibile: se davvero si voleva essere classe dirigente non ci si poteva esimere dal misurarsi nel difficile campo della democrazia. L’ideale sarebbe stato creare una lista 40X: purtroppo non ve ne erano le condizioni. Fu chiaro che all’interno dei 40X si rispecchiavano visioni e sensibilità diverse circa il futuro della città, sostanzialmente riproducendo le posizioni politiche tradizionalmente in campo. Si scelse allora (a mio parere saggiamente) di non presentare una lista, bensì di permeare tutte le liste in campo con esponenti del Movimento. Molti dei quali, anche di punta, si candidarono chi a destra, chi a sinistra, chi nelle civiche. L’idea potenzialmente era buona: il brand 40X avrebbe rappresentato una sorta di certificazione di qualità. Votare un 40X (ce n’erano praticamente in tutte le liste) avrebbe significato votare per una persona capace, intellettualmente indipendente e soprattutto nuova.

una delle battaglie dei 40XPurtroppo, nonostante la visibilità del Movimento, assai rilevante in quel periodo, l’esito elettorale fu più che deludente. I 40X raccolsero un pugno di voti, quale che fosse la lista in cui si erano candidati. L’utopia che tutti gli iscritti al Ning (almeno quelli…) indicassero la preferenza per un 40X si rivelò fallace. I 40X facevano evidentemente notizia, ma non creavano consenso.

Credo, guardando indietro, che quello fu l’inizio della fine. Infatti, il mondo politico, fino ad allora assai attento e rispettoso nei confronti del Movimento, capì che non c’era nulla da temere, che i 40X non costituivano una minaccia per le rendite di posizione e per le poltrone. Ed il peso “politico”, ancorché in senso lato, dei 40X venne svuotato irrimediabilmente.

Ne è seguito un lento declino, il Movimento si è come accomodato in un ruolo di comitato cittadino, talvolta con iniziative di qualità (vedasi ad esempio le operazioni sull’Arsenale o sul Fondaco) ma insomma, di Venessia.com ce n’è già una… A parere di chi scrive, peraltro (ma è un aspetto del tutto secondario), anche eccessivamente spostandosi verso un ruolo più critico che propositivo, più incline al partito del NO che al partito del fare.

Alla fine, il Movimento è morto per consunzione.

Resta una bellissima avventura, che ha dato modo a molti concittadini di conoscersi, di apprezzarsi, talvolta di detestarsi e che soprattutto ha dimostrato che la città è intellettualmente viva e vitale. E, purtroppo, non rispecchiata dalla classe politica che ancora continua a votare.

 

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.
  • Mario D’Avino

    Non era sbagliata l’idea di un movimento progressista e attivo per il bene comune di Venezia…perché non precisare alcuni obiettivi da realizzare con il consenso di chi ci sta?Il movimento potrebbe essere un laboratorio di buone idee per creare democraticamente riguardo a singoli temi e e problemi quella Venezia migliore che tutti,indipendentemente dall’età vorremmo