Ecco chi davvero “degrada” Mestre

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Penso che il vero degrado non sia l’aumentare dalla popolazione “stramba” lungo le vie di Mestre. Anzi, più stranieri ci vengono, dentro una città, più sbandati ci arrivano, a cercare qualcosa da fare… e più questa città può considerarsi come un polo che attrae, e che offre opportunità. Parigi è piena di gente in cerca di fortuna, e non è certo una città “degradata”. New York non può dirsi una città tranquilla, cristallizzata e costruita sulle fondamenta del perbenismo borghese; anzi, è un casino. Però nessuno si sognerebbe di definirla città “degradata”.

E Mestre? Che Mestre abbia un po’ di problemi, e che si senta aumentare la tensione specie in certi quartieri, è innegabile. Non vedo però situazioni che non si possano risolvere con buone pratiche di gestione della città.
C’è degrado a Mestre, allora? Può essere. Andando al senso pieno della parola, io però continuo a vedere altri modi in cui la città viene davvero “degradata”. Quando? Quando non le si riconosce il ruolo di città, ad esempio, “perché Padova è più grande – dicono – e anche Treviso”. O quando non se ne vede la centralità dentro un cruciale sistema urbano. O quando si insegue il mito della città brutta – ché Mestre sarà anche disordinata e piena di buchi, oggi, ma brutta no, non più, con la sua, Piazza, il Parco, l’Ospedale, il tram e il Vega e l’Università in via Torino e il Ponte in via dell’Elettricità… e potrebbe anche essere presto ancora più bella.

Soprattutto, Mestre viene “degradata” quando non le si riconosce l’evidenza di essere parte di Venezia.
Lo fanno i Veneziani d’acqua, quando ti guardano come se loro fossero “quelli veri”, e tu, solo perché stai a Mestre, fossi un’altra cosa. Tu puoi aver abitato al Ponte delle Guglie per vent’anni, puoi essere stato consigliere comunale di Venezia, puoi avere tre fratelli che abitano ancora nella città d’acqua; ma se ti sei trasferito a Mestre allora stop: sei Mestrino (mentre loro sono Veneziani. Anche se non hanno mai fatto niente per la città. Anche se non sanno dov’è la Scala del Bovolo…). Stai a Mestre? Zitto e pensa alla “tua” città… È così che si “degrada” Mestre: strappandole le mostrine, trasformandola in una città che non è Venezia.
Lo fanno anche i Mestrini, di “degradare” Mestre. La degradano quando – magari con l’intento di renderla più ordinata e più sicura – cercano di separare Mestre da Venezia, come se l’autogoverno fosse l’unica soluzione per chi vuole sicurezza, decoro, ordine.

Non fa il bene della città chi “degrada” Mestre a non essere Venezia, chi “degrada” i Mestrini da Veneziani a cittadini di serie B… Non fa il bene della città – né di quella che sta all’asciutto, né di quella che sta in mezzo alla laguna – chi si ostina a dividere i cittadini come se non fossimo la stessa gente, come se non appartenessimo alla stessa storia, come se non votassimo lo stesso governo civico, come se non pagassimo le stesse tasse. Come se non avessimo anche noi che, adesso stiamo a Mestre, l’acqua salsa nel sangue. Come se da Cannaregio e dal Lido non venissero anche loro, i “Veneziani DOC”, a cercar funghi nel Cadore.

Fondo un comitato contro questo tipo di degrado, più pericoloso ancora dei “Barbanera”, perché incide in profondità e indebolisce ogni sforzo di rinnovamento e progresso civico. Apro un gruppo per dire che Mestre è Venezia, che i Mestrini sono Veneziani (e amano Venezia, e possono governarla) tanto quanto i Lidensi e gli abitanti di Castello… Qualcuno mi dà una mano?

Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.
  • Luca Rizzi

    Caro Giulio, con affetto ti chiedo: scherzi o dai sul serio? Ridurre lo stato delle cose al non sentirsi parte di una unica città lo trovo davvero disarmante! Le divisioni nel srnso di spoartenenza hanno un denominatire comune: l ‘ insoddisfazione dovuta ad una amministrazione che scontenta tutti e che dopo 20 anni ha dato frutti

  • Mario D’Avino

    Concordo con Giuliani. Mestre è e deve essere sempre più parte integrante di una grande nuova Venezia. Le difficoltà sorno di ordine materiale e psicologico ,e le due cose vanno assieme.Mestre deve diventare sempre più bella,interessante e accessibile per chi abita nel centro storico.Il tram aiuterà in questo,ma non basta. Ci vorrebbe un altro ponte solo per i mezzi pubblici,con fermate dislocate in varie parti del centro storico fronte Mestre e poi…perché non pensare a una veloce ovovia o funivia come a Los Angeles e Tokio capace di portare molti veneziani e turisti e lavoratori da piazzale Roma a piazza Ferretto in pochi minuti?non si tratta poi di progetti Fantascientifici perché in altre città del mondo sono stati realizzati o sono in via di realizzazione. Se Mestre diventasse davvero una zona interessante e bella e facilissimamente accessibile,,non potrebbe essere un bel vantaggio anche prr il centro storico e gli abitanti di tutta Venezia?Chi potrebbe dire che Venezia è solo un museo e non una vera metropoli con un vitalissimo centro storico e una interessante parte
    Allora abitare a venezia e a Mestre non sarà né un privilegio né un inconveniente.

    Venezia
    .

  • Mario D’Avino

    Concordo con Giuliani. Mestre è e deve essere sempre più parte integrante di una grande nuova Venezia. Le difficoltà sono di ordine materiale e psicologico ,e le due cose vanno assieme.Mestre deve diventare sempre più bella,interessante e accessibile per
    chi abita nel centro storico.Il tram aiuterà in questo,ma non basta. Ci vorrebbe un altro ponte solo per i mezzi pubblici,con fermate dislocate in varie parti del centro storico fronte Mestre e poi…perché non pensare a una veloce ovovia o funivia come a Los Angeles e Tokio capace di portare molti veneziani e turisti e lavoratori da piazzale Roma a piazza Ferretto in pochi minuti?non si tratta poi di progetti Fantascientifici perché in altre città del mondo sono stati realizzati o sono in via di realizzazione. Se Mestre diventasse davvero una zona interessante e bella e facilissimamente accessibile,,non potrebbe essere un bel vantaggio anche prr il centro storico e gli abitanti di tutta Venezia?Chi potrebbe dire che Venezia è solo un museo e non una vera metropoli con un vitalissimo centro storico e una interessante parte
    Allora abitare a venezia e a Mestre non sarà né un privilegio né un inconveniente.

    Venezia
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  • Adriano

    Deciditi. Delle due l’una: o Mestre è una città alla pari di Padova e Treviso, o è parte di Venezia. Ma non può essere entrambe le cose.