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La parola teorema in matematica indica un assunto che si dimostra essere vero attraverso, appunto, una dimostrazione razionale e incontrovertibile. Il gergo politico e giornalistico ne ha distorto il significato fino a significare, impropriamente, una tesi precostituita da taluni che, convinti a priori della sua fondatezza, ne forzano l’accettazione come vera (cosa ben diversa dalla dimostrazione) attraverso la raccolta selettiva di tutti e soli gli indizi a favore della stessa.

Assistendo al film documentario “Teorema Venezia” nell’ambito dell’Ecofestival, meritoria iniziativa dell’associazione Cerchidonda (di cui dirò sotto), ho trovato particolarmente appropriato il titolo dell’opera.  Il film, che è stato in visione anche nelle sale cinematografiche del centro storico, propone appunto un teorema (nell’accezione impropria sopra descritta) ahimè assai diffuso, dentro e fuori la città: Venezia è un luogo inesorabilmente destinato ad un declino mortale. Travolta dai turisti, spogliata delle sue funzioni cittadine, assediata dalle Grandi Navi, con un patrimonio edilizio fatiscente, incapace di offrire ai suoi figli un futuro alternativo al prostituirsi all’industria del turismo.

Il documentario si snoda seguendo quattro personaggi: un operatore del mercato immobiliare (di rara mestizia), un simpatico gondoliere in pensione, un trasportatore costretto a trasferirsi in terraferma perché sotto sfratto e infine, unico personaggio relativamente noto al pubblico, la scrittrice e giornalista Sammartini, calata con compiaciuta nonchalance nel ruolo di intellettuale popolana e aristocratica insieme, anticonformista il giusto.

Ed il gioco è fatto: il trasportatore che desolato trasporta in terraferma armi e bagagli, l’ex gondoliere che racconta i bei tempi andati quando portava in gondola Joan Crawford, l’immobiliarista che mostra un appartamento da 12000 € al mq (però con vista mozzafiato sul Canal Grande e Rialto) inarrivabile ai comuni mortali e che predice che entro trent’anni la città praticamente si sgretolerà e la Sammartini che, fumando una sigaretta dopo l’altra, guarda contrariata le Grandi Navi e ci racconta che ovviamente suo figlio se n’è andato da Venezia perché non c’è lavoro, non c’è neppure una banca (testuale). Già, neppure una banca..

Il tutto intercalato a folle di turisti filmati a velocità accelerata da sembrare sciami di locuste, abbondanza di inquadrature notturne, dolenti e nebbiose, acqua alta, intromettitori che fanno in fin dei conti il loro mestiere ma chissà perché sembrano loschi che neanche Al Capone..

I Cerchidonda ridipingono la saracinesca di un negozio. Una delle tante loro iniziative

I Cerchidonda ridipingono la saracinesca di un negozio. Una delle tante loro iniziative

E rigorosamente tacendo che, per esempio, Venezia è tornata ad avere un numero di sale cinematografiche congruo, che comunque mantiene caratteristiche di vissuto quotidiano che poche altre città possono vantare, che la situazione edilizia e dei canali è molto migliore che vent’anni fa, che fra poco il MOSE ci libererà dalle acque alte e così via.

Beninteso: i problemi restano enormi, in primis la perdita di residenza, il cui arresto è conditio sine qua non per ogni ragionamento di futuro ma vi sono anche spiragli di speranza.

Un piccolissimo segnale di speranza è per esempio l’esistenza di Associazioni come Cerchidonda che sabato 16 novembre ha celebrato la conclusione del suo primo EcoFestival, iniziativa che nell’arco di una intensa settimana ha proposto una serie di eventi molto diversi tra loro (tra cui appunto la proiezione del film) con il denominatore comune dell’attenzione alla città, al suo vivere quotidiano ed ai suoi problemi. L’Ecofestival ha specificamente messo l’accento sul ruolo attivo che devono assumere i giovani ed i giovanissimi che in questa città vivono (Cerchidonda è un’associazione centrata sulla fascia di età delle scuole superiori). A tutti i ragazzi davvero un plauso per il loro impegno attivo, concreto e senza traccia di commiserazione.

Nel corso della serata è intervenuto l’Assessore Maggioni, cui va dato atto di una davvero apprezzabile attenzione a quest’iniziativa ed al suo significato. Maggioni, nel suo breve discorso, ha fatto proprio riferimento a Teorema Venezia, giustamente stigmatizzandone il pessimismo e il registro catastrofista.

Mi capita raramente di apprezzare qualcosa di quest’Amministrazione…  sono dunque particolarmente lieto di concordare totalmente, in questa circostanza, con un suo autorevole rappresentante.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.
  • Adriano Ardit

    Mah, non so che dire. Il documentario non l’ho visto, messo così è un bel po’ pessimista, ma non mi convince molto neppure la replica. Dire che la situazione edilizia è migliore di vent’anni fa può essere vero per i canali, su cui si è fatto molto ultimamente, ma per il patrimonio monumentale e residenziale mi pare un’affermazione azzardata, per usare un eufemismo. Anche il “vissuto quotidiano che poche altre città possono vantare”, non l’ho ben presente. Le uniche zone “vive” della città, non assoggettate all’industria turistica (l’unica presente in città, e questo è un dato di fatto), sono alcuni scampoli di Cannaregio e Castello, e aggiungo anche la Giudecca. Giusto sottolineare che la perdita di residenza resta il problema principale: Venezia si va spopolando, e neanche troppo lentamente, questa è la misura del suo degrado.