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La recente querelle sulle cosiddette favole anti discriminazione che Camilla Seibezzi, delegata ai Diritti Civili del Comune di Venezia, ha distribuito agli asili comunali merita qualche pacata considerazione. Ribadisco pacata perché la vicenda ha generato un desolante muro contro muro tra opposti integralismi. Non ho visto i famigerati libri (come immagino nessuno dei moltissimi che hanno dato vita alle accanite discussioni di questi giorni) e quindi mi limito a due osservazioni di principio.

Un "classico" molto formativo

Un “classico” molto formativo

Per me bambino, è stata molto più formativa la favola del brutto anatroccolo che le stucchevoli vicende di principesse bellissime e cavalieri che più fighi non si può. Perché fa capire il carico di sofferenze che provoca il sentirsi diverso e rifiutato e mostra quanto, talvolta, la diversità sia in realtà una ricchezza ed un plus. Mi piace pensare che l’intento della Seibezzi fosse appunto sviluppare l’intelligenza emotiva dei bambini nei confronti di coloro i cui sentimenti, attitudini e/o apparenza si differenziano da un modello predefinito, aiutarli a metabolizzare il concetto che ogni individuo ha diritto ad essere considerato con rispetto ed attenzione. Trovo questo assolutamente condivisibile. Perché utile a formare i cittadini di domani. Cittadini tolleranti, dotati di capacità critica, di empatia nei confronti di tutti. Ben vengano in questo caso le favole anti discriminazione.

Se invece l’operazione della Seibezzi avesse l’intento di proporre una visione totalmente relativistica della famiglia e della sessualità, la situazione cambierebbe radicalmente (uso il condizionale non a caso). Un conto è coltivare l’intelligenza emotiva nei confronti di tutti e segnatamente di coloro che non rispondono a determinati canoni; un altro è negare in principio l’esistenza stessa di un canone. I piccoli hanno bisogno eccome di riferimenti e, francamente, fare passare il messaggio che l’omosessualità o la famiglia allargata sono condizioni equivalenti ed indistinguibili da quelle standard mi sembra a dir poco discutibile. Oggettivamente, il sospetto che l’intento fosse un po’ integralista non sembra del tutto campato in aria..  Il pensiero corre alla posizione “militante” di Seibezzi sulle diciture genitore 1/2 in luogo di padre e madre ed alla violenza verbale, inusuale per il personaggio, che Bettin (compagno di partito della Seibezzi) ha riservato ai critici dell’iniziativa. Vero che certi commenti mostravano grande chiusura mentale (non tutti peraltro), ma certo espressioni come ”gazzarra indecente della destra più becera, le sue falsificazioni, il suo terrorismo culturale, come le ipocrite grida di dolore e d’allarme dei bigotti più retrivi“  stroncano il civile (e laico) dibattito che avrebbe utilmente potuto scaturire dalla vicenda.

Merita infine un cenno una curiosa corrente di pensiero piuttosto condivisa nei commenti sulla Rete: l’iniziativa della Seibezzi sarebbe in ogni caso inopportuna (a prescindere dall’effettivo contenuto dei libretti) in quanto certi argomenti dovrebbero essere di esclusiva pertinenza dei genitori e la scuola  dovrebbe tenersene alla larga. Dissento radicalmente: la scuola ha non solo il diritto ma anzi il dovere di formare i cittadini di domani ed anche affrontare il tema dell’omosessualità entra a pieno titolo in questo percorso. Ma non basta: una volta ammesso il principio che vi sono temi off limits sui quali solo i genitori possono mettere bocca, chi e a che titolo stabilisce quali siano questi temi? Perché oggi è in ballo l’omosessualità ma altri genitori potrebbero, con pari legittimità, pretendere di essere i soli autorizzati a parlare di, che so,  fascismo, Olocausto, potrebbero finanche sindacare sulla scelta degli autori trattati dagli insegnanti. Un principio simile, se applicato coerentemente, porta ad una scuola deputata alla sola trasmissione di nozioni e non anche luogo formativo come dev’essere.

Chiosa finale: esprimo la mia stupefatta ammirazione per l’aplomb dimostrato dal nostro Sindaco nella vicenda. La sua Delegata Seibezzi e l’Assessora Agostini se ne dicono pubblicamente di tutti i colori, Bettin, altro Assessore, spara insulti ad alzo zero, l’UDC minaccia la crisi di Giunta, il Patriarca si incazza, più di qualcuno avanza dubbi sulla correttezza formale della procedura di acquisto dei libri… E lui?

Cade dalle nuvole, parla di polverone, di vicenda che non ha una vera e propria concretezza, che forse parlerà con la Seibezzi, che non c’è fretta…. Come il Conte zio di manzoniana memoria “sopire, troncare, padre molto reverendo, troncare, sopire”. Un grande!

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.
  • gianfranco Bettin

    Caro Colovini, solo una precisazione. I miei commenti, che trovi, come dire?, sopra le righe, erano indirizzati non “ad alzo zero”, o meglio magari si, ma mirati esattamente sui bersagli zselezionati che cito esplicitamente: “la destra più becera” e “i bigotti più retrivi” che nei due giorni precedenti al mio intervento hanno detto, la prima, cose infami contro Camilla tra minacce insulti ecc., e, i secondi, cose pesantissime (tacciandola di “razzismo alla rovescia”, di esprimere una forma di “dittatura culturale” e così via) e fingendo, destra e bigotti, di non sapere quello che Camilla aveva detto in conferenza stampa e che i giornali avevano riportato e cioè che la sua proposta di titoli di libri era stata condivisa con gli psicopedagogisti della Biblioteca per l’infanzia “Bettini” e che comunque tali libri sarebbero stati preventivamente vagliati dall’equipe che deve ammettere ogni testo che entri nei circuiti bibliotecari pubblici (da una nuova edizione delle opere complete del marchese De Sade o delle Confessioni di Sant’Agostino al nuovo libro di un autore contemporaneo per grandi o piccini) e che si tratta di ausili didattici per educatori e insegnanti con i quali, semmai, i bambini sfoglieranno o dai quali sentiranno leggere quei libri (che trattano di tutte le diversità e varietà di esperienze, non solo di quella sessuale, mirando a formare la capacità di conoscerle e capirle: uno di questi ha vinto il Premio Andersen per la letteratura per l’infanzia l’altr’anno e tutti sono da tempo tranquillamente nelle biblioteche per l’infanzia d’Europa e d’Italia). Forse bisogna conservare sempre l’aplomb (“Grace under pressure” consigliava Hemingway) ma a volte viene da concedersi di sbottare contro certe reazioni, specie se sono costanti, ripetute e, spesso, vili. In ogni caso, in quelle ore e in quei giorni, puoi controllare, il mio era pressoché l’unico commento che, pur da un punto di vista di parte, sosteneva la necessità di comprendere le ragioni degli altri, di chi non la pensa come noi, preferibilmente espresse in modo civile se pure altrettanto netto.
    Grazie dell’attenzione, saluti
    Gianfranco Bettin

  • Adriano

    Beh, dopo i commenti di Della Puppa e la precisazione di Bettin mi sembra non ci sia più nulla da aggiungere. Se non che “siamo in Italia, bellezza”.