Democrazia: quale priorità ?

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Per la (presunta) cancellazione del Senato e a proposito delle riforme strutturali torna con forza nel dibattito di queste ultime ore  la questione sulla tenuta democratica delle nostre istituzioni. Il panico generalizzato intorno a questo tema può indurre a pensare che la deriva decisionista intrapresa da Renzi e dal suo governo non sappia tanto da rottamazione del vecchio baraccone burocratico statalista che ha bloccato il nostro paese per anni. Potrebbe al contrario sembrare che Renzi abbia invece intorno a sé quell’aurea lugubre dei poteri oligarchici europei  che “ce lo hanno mandato” affinchè adempisse alle direttive imposte dall’alto: snellimento dei meccanismi legislativi del parlamento, rafforzamento e potenziamento del ruolo del presidente del consiglio verso una linea di condotta che è più conforme a un regime di tipo presidenziale o semipresidenziale che parlamentare . E’ su questa linea di pensiero che si sono alzate le barricate del fronte dei vecchi costituzionalisti (Carlassare, Rodotà, Zagrebelsky) nel porre al centro delle questioni suddette il tema della democrazia. Una linea conservativa, la loro, che sembra voler erigere la Costituzione a vessillo di un principio democratico  più teorico e formale che pratico e reale, per contrastare questa molto presunta svolta autoritaria del nostro governo.  Ma le domande intorno a questo problema, la questione democratica, non emergono solo da questi ultimi incoraggiamenti dei nostri costituzionalisti sul tema specifico in questione la cui interpretazione resta invece aperta e dovrà essere definita dal dibattito ancora aperto .

Ci sarebbe però da chiedersi a questo proposito per quale motivo la saggezza dei nostri padri costituenti, bellicosamente difesa dagli sbandieratori della Costituzione, non sia stata consultata intorno alla modifica della costituzione operata da Monti (e dal centrosinistra-centrodestra di allora) riguardo al pareggio di bilancio e alla ratifica (ad esso connessa) del Fiscal Compact; o per esempio  intorno ai pesanti dubbi di costituzionalità che attraversano le linee guida del ESM (più comunemente noto come Fondo Salva Stati) che l’Italia insieme agli altri Stati della zona euro ha firmato, impegnandosi solennemente a rispettare; pur in un rapporto di disparità con altri paesi,  quali la Germania per esempio. (su questo rimando al mio articolo scritto su Luminosi Giorni ( http://www.luminosigiorni.it/2012/12/lesm-e-i-dubbi-di-costituzionalita/).

Il nostro paese insomma  sembra soffrire realmente di scarsa democrazia solamente quando le questioni riguardano le normative interne alle proprie faccende di casa. Per esempio la grossa polemica che si è sollevata intorno all’Italicum, la nuova legge elettorale promossa da Renzi, pone anch’essa al centro del dibattito la presunta questione democratica. La polemica gira attorno al principio indiscusso (espressamente evidenziato dalla Corta costituzionale nella bocciatura del Porcellum su questo aspetto) delle preferenze, della possibilità di eleggere i propri candidati direttamente. Principi che sono assolutamente condivisibili nel loro aspetto formale di adesione al principio costituzionale stesso, ma che appaiono minimi e inessenziali rispetto alle logiche e alle pratiche realmente operanti su scala europea che condizionano pesantemente le sorti politiche (molto di più di una legge elettorale, o di un parlamento più o meno rappresentativo). L’impressione generale, nel leggere queste discussioni intorno alla questione democratica di cui soffrirebbe il nostro paese oggi, è che non si voglia vedere  il largo divario che separa le piccole questioni di casa nostra da quelle che sono le vere questioni in cui i principi democratici vengono radicalmente messi  in discussione. L’accettare in maniera impassibile le direttive comunitarie che intaccano la stabilità del nostro welfare e della nostra politica monetaria, e nello stesso tempo disquisire sul confine costituzionale che separa una legge elettorale dall’altra mostra come il dibattito italiano intorno a questi temi non sappia guardare oltre i propri confini. Le questioni democratiche oggi vanno ben oltre il nostro perimetro costituzionale. Rimanere chiusi nei propri steccati non aiuta a sviluppare una riflessione seria sul tema della democrazia; che oggi più che mai pone sempre più isolato l’individuo e la società dagli spazi decisionali che realmente influiscono sul destino degli individui e delle società medesime. In Europa ma non solo.

Pietro Rubini abita a Padova. Si è laureato in Filosofia e lavora per una cooperativa sociale in qualità di insegnante/tutor (DSA). Oltre a Luminosi Giorni scrive e collabora con altre testate web.
  • Adriano

    al di là dei dubbi sull’Europa (che poi andrebbero tradotti con un comportamento conseguente nell’urna, votando partiti che quei dubbi se li pongono sul serio, senza far finta), non capisco dove sia il problema nel riconoscere che l’Italicum è di gran lunga peggiore del Porcellum (mi pare evidente), e anche la riforma del Senato, (da quel poco che ho sentito personalmente) suscita più che giustificate perplessità.
    Sarà anche Renzi, ma questo non lo mette al riparo dalle critiche, mi auguro.