L’elogio della pazzia

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I conservatori di ogni risma e grado sono sconcertati prima ancora che spiazzati: l’attivismo e la capacità di prendere decisioni concrete e cogenti da parte di Renzi li ha resi insicuri delle loro tesi che pervicacemente hanno sostenuto,  hanno provato a contrastare e ogni giorno ad opporre al dinamismo renziano.

Persino uno Scalfari d’antan, che non ha mai fatto mistero di avversare nei contenuti e nei modi il giovane premier, gli concede l’onore delle armi dopo l’approvazione del DEF e l’adozione delle ultimissime misure economiche che comprendono alcune scelte “radicali” e del tutto fuori dagli schemi usuali sui quali si è sempre basata sia la gestione della spesa pubblica che il modo di procedere delle scelte politiche.

Salvo poi che questi soloni e conservatori tout court non rimproverassero dalle colonne dei giornali più paludati ogni premier e ogni governo di tutte le inconcludenze e di tutte le manchevolezze, spiegando al mondo intero che loro avevano tutte le ricette, quelle giuste si intende, per rimediare.  Adesso che c’è finalmente qualcuno che qualcosa di concreto sta facendo e si prende la responsabilità – fosse anche di sbagliare – loro, sempre loro, son lì a spiegare che così non va, che si può fare meglio – il meglio è nemico del bene – che vale sempre la regola del +1, che forse sì è vero che Renzi si sta muovendo, ma lo fa troppo in fretta, non si dà il tempo di riflettere a sufficienza, non valuta tutte le conseguenze, non prende atto soprattutto che le idee dei conservatori sono migliori delle sue. E così conservando….

Per non parlare dei conservatori  in politica, a destra e a sinistra, e anche di quelli che dichiarano, urlando demagogicamente ai quattro venti, che destra e sinistra sono categorie obsolete e superate, e di quelli che si annidano nei gangli vitali della Pubblica Amministrazione. A tutti questi lo status quo va a pennello per mantenere i loro privilegi, e non sono solo e sempre privilegi materiali – nella maggioranza dei casi sì – ma sono anche quegli spazi e quelle nicchie attraverso le quali  possono esercitare il loro potere di interdizione, il loro potere di veto, dando corpo fino in fondo al loro ruolo di frenatori o alle loro pulsioni arruffate e populiste.

Non si tratta qui di fare l’elogio della pazzia, ma sicuramente di prendere atto che questo Paese ha bisogno di una scossa, sicuramente economica, ma anche nei modi di essere e di interpretare la realtà; se il Giovanotto fosse capace di trasfondere una parte della sua energia e della sua determinazione anche solo a una parte della classe dirigente nazionale (quella privata, ma soprattutto quella pubblica) forse potremmo avere qualche speranza che le cose si riaggiustino. Magari non si andrà a 1000, magari si dovranno fare ancora dei sacrifici, magari bisognerà riaggiustare il tiro, magari qualcuno si metterà pesantemente di traverso, ma qualcosa sarà destinato a cambiare negli atteggiamenti e nel pensiero collettivo.

Al momento è ancora una speranza, ma dai prodromi si può anche dire che può diventare realtà soprattutto se il sentire comune sarà capace di sconfiggere il conservatorismo a 360°.

PS: Logica vorrebbe che con la stessa determinazione, con lo stesso coraggio, con la stessa dose di pazzia si provasse a cambiare anche il nostro piccolo mondo veneziano: ce la faremo?

 

Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia) e ora presidente dell’Associazione VeneziaUnited il Supporters Trust dei tifosi arancioneroverdi.