L’affaire Poveglia

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Le interviste a Brugnaro e a Pesola, portavoce dell’Associazione Poveglia x tutti, sul Gazzettino chiariscono alcuni aspetti della vicenda Poveglia finora oscuri. Ammetto di essere a rischio di imparzialità: il mio cuore reyerino non dimentica che grazie a Brugnaro riviviamo in Laguna i fasti della Misericordia, ma credo di non sbagliarmi a dargli credito segnatamente sui moltissimi denari che dovranno, pena la decadenza della concessione, essere investiti nella messa in pristino e in sicurezza del patrimonio edilizio esistente. Riferisce di indicazioni molto vincolanti e precise della Sovrintendenza che comporterebbero spese per 20 milioni minimo (ma potrebbero essere il doppio, dice lui). Anche che esageri di molto, anche che per rispettare le prescrizioni minime sia sufficiente qualche milione (peraltro la cifra di 20 milioni l’ha dichiarata sin dalla prima conferenza stampa e nessuno l’ha contestata) siamo sempre ad un ordine di grandezza superiore alle centinaia di migliaia di euro sulle quali si è giocata la gara per aggiudicarsi la concessione.

Luigi Brugnaro

Luigi Brugnaro

Ne consegue che la questione vera non era (e non è) ottenere la concessione ma il “dopo”, per sostenere il quale bisogna avere spalle molto larghe e portafogli capienti. Alla luce di queste considerazioni in effetti si spiegano molte cose che apparivano strane: perché la gara si è svolta sulla base della sola offerta in denaro (circostanza questa che l’Associazione aveva stigmatizzato) e non anche del progetto di utilizzo e valorizzazione? Semplice: perché i “paletti” fondamentali per il Demanio, ovvero le prescrizioni della Soprintendenza e l’obbligo di parziale utilizzo pubblico degli spazi, erano già stati posti.

Ancora: perché un’asta con valore di partenza zero? Perché evidentemente obiettivo del Demanio non era fare cassa, quello diciamo era ‘grasso che cola’, bensì affidare un bene, cui non si poteva fare fronte con le esangui risorse pubbliche, ad un privato che ne occupasse in sua vece (salvo ritornarlo dopo 99 anni) ricavandone un legittimo ritorno. Il che, come giustamente rileva Brugnaro, rende inverosimile la possibilità che la sua offerta venga rigettata per incongruità (se si ritiene esista un prezzo minimo congruo si pone questo, e non zero, come base d’asta). Per lo stesso motivo non ha consistenza la teoria, pur parecchio condivisa, per cui è ingiusto affidare  un’isola così “al prezzo di un appartamento”. Aggiungo che non si capisce perché se avesse vinto l’Associazione, allora anche solo 160 k€ andavano bene. Se si partecipa ad una gara se ne accettano le regole, che devono valere per tutti.

Detto quanto sopra, passiamo in rassegna i vari attori in campo.

Il fortunatissimo slogan dell'Associazione Poveglie per tutti

Il fortunatissimo slogan dell’Associazione Poveglia per tutti

La coraggiosa Associazione Poveglia x tutti ne esce indubbiamente ridimensionata. Sia chiaro, va loro riconosciuto di aver agito in prima persona senza piangersi addosso, senza invocare il deus ex machina di turno e si è meritata tutto l’entusiasmo ed il supporto di cui ha goduto. Al di là dell’esito non fortunato, l’Associazione si è guadagnata il diritto ad aspirare ad avere un ruolo nella gestione futura delle aree pubbliche. Riconosciutone il merito, desta perplessità il fatto che non è apparsa consapevole degli oneri, assolutamente sproporzionati alle forze, che l’eventuale assegnazione di Poveglia avrebbe comportato. All’assemblea pubblica di Malamocco, a precisa domanda se avessero in mente un business plan, è stato risposto che un apposito gruppo di lavoro aveva stimato i costi di ripristino in 80 – 90 k€. Cifra già al momento apparsa a molti sottostimata ma che ora appare perfino risibile. Insomma, coraggiosi sì ma anche velleitari. Resta quindi la domanda: se la loro offerta (anzi mi sento di dire la nostra, avendo anch’io con convinzione messo la mia quota) fosse stata l’unica e quindi si fossero aggiudicati Poveglia, che ne sarebbe stato del dopo? La risposta viene dalle parole di Pesola al Gazzettino: “l’Associazione intende perseguire strategie che rendano la realizzazione dei propri progetti il più indipendente possibile dall’andamento dei conti delle istituzioni locali e governative”. Pesola, alla domanda precisa su come pensano di reperire le risorse, aggiunge poi che c’è “un organo tecnico che sta lavorando su questo ma è prematuro parlarne oggi”. Tradotto: non abbiamo idea di dove tirare fuori i soldi e speriamo perlomeno in un aiuto parziale dalle istituzioni.

Se per l’Associazione dunque ci sono luci e ombre, va detto che il povero Orsoni non ne ha imbroccata una. Già preso in contropiede dallo stupefacente successo dell’Associazione a cui si è accodato, quando Brugnaro si è aggiudicato la convenzione per “soli” 515 k€ ha annunciato che per quella cifra avrebbe esercitato il diritto di prelazione. Ora, a parte che sembra che per legge non gli sia consentito perché non vi sono, con tutta evidenza, i necessari requisiti di “indispensabilità e inderogabilità”, vale anche per il Comune la solita considerazione: il problema non sono i 513 k€ ma i milioni da metterci sopra a titolo di concessionario. Che non ci sono. E se ci fossero, potrebbero essere più utilmente impiegati in mille modi.

Due parole infine su Brugnaro. Sostiene che intendeva fare un beau geste a favore della cittadinanza per impedire che l’isola andasse a un foresto, magari pensando di candidarsi a Sindaco anche se nega. Se è così, ha sprecato un’occasione: nella conferenza stampa ha inutilmente polemizzato coi giornalisti, non è stato chiaro sui lavori da fare (già dire “costa 20 ML ma ci avviciniamo più facilmente ai 40” non sembra un grande indizio) ed il progetto di centro per i disturbi alimentari sembra un po’ campato in aria. Qualcuno maliziosamente sospetta che prefiguri un resort per ricchi ciccioni che vogliono dimagrire in Laguna (il che peraltro non sarebbe uno scandalo, se si garantisce la parziale fruizione pubblica prevista dal Bando). Pesa infine la circostanza che in una situazione analoga, la concessione della Misericordia, finora non abbia cacciato un euro ma si sia limitato guadagnarci sopra affittando la struttura per eventi esclusivi.

Comunque, staremo a vedere che succede. E vigiliamo perché, qualunque sia l’utilizzo di Poveglia, ne venga garantita e salvaguardata la parziale fruizione pubblica. E sempre FORZA REYER!!

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.
  • Mario Ivan Grossi

    Ringraziando per l’attenzione vorrei fare una precisazione. A Malamocco ci sono state due assemblee di presentazione del progetto dell’Associazione Poveglia, una alla mattina e una al pomeriggio. Non so cosa sia stato detto la mattina, anche se dubito molto che qualcuno abbia detto che bastano 80 – 90mila euro per la sistemazione dell’isola: io credo che, molto probabilmente, quella cifra si riferisse ad una stima, molto all’ingrosso, di quello che si pensa di spendere per una prima messa in sicurezza dell’isola e non per il restauro degli edifici.
    Nell’assemblea del pomeriggio, dato che per il gruppo tecnico ho parlato io, sono certo di non aver detto niente di simile ma di avere detto che per la sistemazione di Poveglia sono necessarie cifre dell’ordine di 10 alla 7, cioè della decina di milioni di euro, che è quello che ho sempre ripetuto tutte le volte che ho parlato dell’argomento. Forse siamo velleitari, ma non proprio sprovveduti e, soprattutto, molto sinceri. Grazie ancora per l’attenzione.

    • Lorenzo Colovini

      Ringrazio io della precisazione e dell’attenzione al mio articolo. Premetto che MAI ho voluto sottindere alcuna malizia da parte del Comitato: ripeto, anch’io ho sottoscritto la quota e preciso che io ho assistito alla presentazione della mattina. Confermo altresì che è stata detta quella cifra in risposta ad una domanda precisa sul “business plan”. Ma non è poi così importante: quello che conta è che tu stesso mi confermi che ci vogliono almeno 10 ML e che ne eri ben conscio. Quindi confermi che se per caso al Comitato fosse stata assegnata la concessione ci sarebbe stato il problema di come tirarli fuori, questi 10 ML. Escludo pensaste di chiederlo ai sottoscrittori. Escludo che pensaste cadessero dal cielo. Quindi presumo fosse vostra intenzione chiederli al Comune o allo Stato (Stato che guardacaso cedeva in concessione proprio per non spendere..). Tutto ciò, mi consentirai, non è precisamente in linea con la retorica del “riappropriamoci dell’isola con le nostre forze” ecc. attraverso la quale il Comitato ha avuto l’incredibile successo che ha avuto

  • Mario Ivan Grossi

    Provo a rispondere dal mio punto di vista e senza pretendere di essere rappresentativo dell’Associazione della quale comunque faccio parte. Quando l’Associazione è nata, poco più di un mese fa, l’obiettivo era impedire la privatizzazione di un’isola che era, ed è tuttora, sentita come un patrimonio pubblico. Per ora la partita è ancora aperta e, in ogni caso un obiettivo è già stato raggiunto e cioè imporre che vengano rispettati i vincoli pubblici che sono previsti per l’isola (l’ho detto più distesamente qui: http://ivanve1.blogspot.it/2014/05/poveglia-allasta-i-cittadini-hanno-vinto.html).
    Naturalmente quando abbiamo esaminato il piano regolatore e abbiamo capito quanto era la cubatura di edificato (40000 mc circa) è apparso subito chiaro che il restauro di tutti gli edifici sarebbe stata un’impresa decisamente impegnativa. Cosa dovevamo fare? Lasciare perdere? Io penso di no e ne sono ancora più convinto adesso. Se l’isola, alla fine, sarà gestita dall’associazione, dovremo trovare i fondi per farlo, ma quello che è successo in questo mese ci dà la speranza che molti più attori, compresi quelli istituzionali, possono essere interessati al nostro tentativo. E’ sicuramente un percorso nuovo e nessuno può dire se andrà a buon fine oppure no ma non mi pare che le sorti, magnifche e progressive, dell’intervento privato in laguna siano state così feconde da preferirle a priori ad un esperimento di partecipazione popolare così vasto. L’alternativa era l’eterno lamento sulla decadenza di Venezia e lasciar fare ai ricchi di turno.
    Come troveremo i soldi? Abbiamo avuto diversi segnali di attenzione da parte di molti che mi fanno sperare e poi bisognerà anche, secondo me, tessere rapporti con imprenditori capaci di sposare una linea che non sia la semplice ricerca del profitto. Ci riusciremo? Non lo so, ma penso che valga la pena tentare.