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Una parte significativa dello scandalo esploso a Venezia in questi mesi è rappresentata dalle grida allo scandalo, o dai silenzi imbarazzati, di coloro che sapevano, ma che per anni non hanno fatto nulla per contrastare la deriva di malaffare che ha travolto la città. Tutto quanto è successo e che le indagini della magistratura sta rivelando era infatti perfettamente noto nella sua realtà sostanziale e nei suoi effetti politici, anche se non nella sua verità giudiziaria.

Le colpe della politica sono enormi: di quella politica che si faceva pagare in nero e che sosteneva apertamente tutto quanto veniva affermato dal CVN, ma anche le colpe di quella politica che accettava donazioni in bianco e faceva finta di non capire quale ne fossero l’origine e lo scopo. Anche se va riconosciuto che Il Comune è l’unica istituzione che in ogni sede si è battuta per contrastare sia le procedure che gli esiti distorsivi del progetto MOSE, va detto che .

Da troppo tempo le Amministrazioni che si sono succedute al governo della città hanno attuato una politica di delega delle decisioni fondamentali a soggetti esterni all’Amministrazione, rinunciando a governare la città: non hanno espresso né una visione né un programma valutabile e condivisibile e si sono limitati a inseguire l’emergenza e le spinte che di volta in volta scaturivano dai diversi piccoli o grandi potentati economici che prosperano sfruttando le enormi rendite che una città come Venezia può produrre. Tutta la vicenda del Lido, con le macerie che si è lasciata dietro; ma anche quelle dell’Umberto primo, di Cardin, di Tessera e dello stadio, del nuovo garage di piazzale Roma, dell’Arsenale, del MOF del tram a S.Basilio, del Contorta e così via vanno in quella  direzione.

Si tratta innanzi tutto di un problema di grave incompetenza, che l’ha fatta da padrone nelle ultime amministrazioni, ma questa incompetenza si appoggia a una cultura secondo la quale “la parte pubblica è il problema e non la soluzione” e che prevede l’uscita del Comune dalla gestione proattiva della città.

Occorre invece che la politica torni ad assumere il proprio ruolo di guida, di difesa degli interessi di tutti e di ciascuno, di costruzione e realizzazione di una visione di futuro condivisa, all’interno della quale tutte le forze attive della città, pubbliche e private, possano concorrere al miglior governo di Venezia, rispettando ognuna rigidamente il proprio ruolo.

Per fare ciò il prossimo governo cittadino dovrà fondarsi sulla competenza, la responsabilità, il programma, e non sulla delega a una sola persona, sostanzialmente irrevocabile per i cinque anni del mandato e circondato da collaboratori privi di qualsiasi minimo requisito per governare una città complessa come Venezia; sulla conoscenza da parte dei cittadini di quali obiettivi si vogliono raggiungere, di come e di quando raggiungerli e sull’esistenza di strumenti di verifica; e infine un modo di governare garantito dall’impegno a lasciare il campo da parte di chi, sindaco o assessori, governando non è capace di raggiungere i risultati attesi.

Esiste sia l’esperienza di quanto di buono è stato fatto in alcune fasi di governo cittadino, sia un patrimonio di idee, di conoscenze e di progetti che basta fare riemergere per avere delle solide linee programmatiche per i futuro. Per fare degli esempi.

L’ambiente e la cultura sono le due cifre che caratterizzano la città di Venezia e sono dunque le due linee programmatiche su cui operare con maggiori possibilità di successo.

Per quanto riguarda l’ambiente, passando da progetti puntuali a un progetto generale e di sistema, che tocchi tutti gli aspetti sensibili, dalla mobilità, alla produzione, all’edilizia, all’educazione e così via, capace di fare diventare Venezia una città integralmente sostenibile e rilanciarne su questo aspetto l’eccellenza mondiale; per quanto riguarda la cultura, ampliando il campo della produzione culturale, attraverso il coinvolgimento delle grandi istituzioni esistenti, dalle Università, alla Biennale, alla Fenice, a tutte le altre, insieme alle forze produttive, in un progetto finalizzato a questo obiettivo.

Il Welfare costituisce una delle eccellenze della nostra città: i livelli raggiunti vanno difesi e incrementati operando nel campo del welfare urbano e del diritto al lavoro.

In questo ambito la politica promessa e mai attuata degli alloggi in social housing che darebbero risposte sul piano dei diritti fondamentali e dell’incremento del reddito soprattutto a famiglie giovani e attive e del rafforzamento della compagine sociale, deve essere un obiettivo certo e perseguibile: solo nel centro storico di Venezia c’è già oggi la possibilità di attivare la realizzazione di almeno 1500 alloggi ad affitto calmierato!

Le trasformazioni territoriali costituiscono uno dei terreni in cui l’amministrazione ha le responsabilità più dirette e può fare di più: cito quattro temi.

Portomarghera: la realizzazione nei cento ettari recentemente ceduti da ENI di un comparto esclusivamente dedicato a imprese che operano nella green economy, e la realizzazione del nuovo porto passeggeri per le grandi navi, rappresentano due progetti capaci di mobilitare risorse economiche, tecniche e culturali di vastissima portata, di rilanciare l’immagine del Polo industriale, di sostenere le attività esistenti, di ridisegnare fisicamente e funzionalmente il waterfront di Mestre.

Stazione Marittima: liberata dalle grandi navi, può essere riconvertita per una portualità di alta gamma e, nello stesso tempo, ospitare un nuovo quartiere urbano;

Arsenale e aree contermini (Celestia, S.Pietro, S.Elena): esiste da tempo un piano industriale (funzionale e economico/finanziario) che prevede il recupero dell’Arsenale e la realizzazione nelle altre aree di strutture residenziali (social housing) e di servizio;

Terminal di Tessera e di Fusina: scelte considerate fondamentali per il riassetto del sistema degli arrivi e per la riorganizzazione del traffico, bloccate da interessi di parte e poi dimenticate, sono dotate di tutti gli strumenti urbanistici per essere realizzate.

Ho citato quattro ambiti di trasformazione urbana, la cui attuazione potrebbe partire subito e che rappresentano insieme una grande opera articolata in centinaia di interventi esclusivamente volti al recupero di aree degradate e di immobili esistenti.

E’ anche in questo modo che si affrontano i problemi di bilancio del Comune di Venezia.

 

 

Ha svolto una importante attività di pianificazione territoriale e di progettazione urbanistica in Italia e in molti paesi di Europa, Asia, Africa e America Latina (Francia, Serbia, Bosnia, Uruguay, Paraguay, Tanzania, Mozambico, Cina, Cambogia, Vietnam, Trinidad & Tobago, Iraq).

E’ stato consulente per l’Unesco e per l’Unione Europea e ha svolto incarichi per la Banca Mondiale e per il BID (Banco Interamericano di Desarrollo).

Accanto all’esperienza professionale, possiede una significativa esperienza amministrativa essendo stato undici anni assessore al Comune di Venezia nei settori dell’Urbanistica, della Pianificazione Strategica, della residenza, dell’Ambiente e delle Relazioni Internazionali: sotto la sua direzione sono stati redatti e approvati tutti i piani urbanistici di Venezia e il Piano Strategico Metropolitano.

E’ stato consulente per la preparazione di leggi urbanistiche nella Provincia Autonoma di Trento e nella Regione Emilia e Romagna.

E’ stato Presidente o Consigliere di amministrazione di Società Pubbliche: Arsenale di Venezia spa, COSES, IRSEV, Autostrada Serenissima, AUDIS (Associazione per le Aree Dismesse): come Presidente di AUDIS per oltre dieci anni ha seguito alcuni dei principali progetti di trasformazione urbana avvenuti in Italia.

Attualmente è componente del team di progettazione del Masterplan della Penisola di Al Faw, comprendente il nuovo porto, la nuova zona industriale e una nuova città di trecentomila abitanti per conto del Governo dell’Iraq ed responsabile della progettazione del waterfront di Bassora (Iraq).