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“ci vuole un turismo di qualita’, basta masse mordi e fuggi”

Quasi un programma per il prossimo sindaco. Ecco alcune proposte.

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E’ questo il mantra che si sente da qualche anno in tutti gli angoli della città, qualcosa su cui tutti concordano, in tutti gli ambiti e schieramenti.

Bene! Ma allora come fare? Certo non si può scegliere chi far entrare in una città come chi invitare a cena a casa propria, ma qualcosa si può fare per invertire la tendenza nefasta degli ultimi tempi.

La gestione della risorsa principale della città per anni è stata lasciata al caso o alla deregulation del mercato, ora, pena la fine di Venezia (oltrechè del suo appeal turistico), qualcosa si deve fare per forza, e l’occasione delle elezioni è propizia, sperando che questa volta alle promesse/programmi seguano i fatti.

Qui elenchiamo alcune proposte concrete, ma soprattutto auspichiamo un nuovo metodo da mutuare dal mondo aziendale dove si pianifica in funzione di obiettivi di breve/lungo periodo, si elaborano strategie, si scelgono i targets di riferimento, i segmenti di mercato che massimizzano le vendite e i profitti, basandosi su analisi della concorrenza e della domanda, dei costi-opportunità e di tante altre variabili. Insomma le tecniche di marketing territoriale sono usate in tutto il mondo e, fatte le dovute differenze, assimilano la città a un prodotto; e questo serve a vendere meglio il prodotto e quindi a tutelarlo.

Tutte le città hanno una strategia verso i propri visitatori, un’immagine condivisa, un posizionamento etc., mentre le ultime amministrazioni di Venezia per anni hanno pensato snobisticamente che non servisse.  Quando il prodotto è una città, e soprattutto se si vende da solo come Venezia, non si tratta di avere più visitatori ma attrarre quelli che portano il maggior beneficio-benessere a cittadini, city users e operatori economici.

Insomma quello che è il mantra diffuso sul turismo di qualità e sostenibile, può e deve diventare una scelta pianificata e il posizionamento ufficiale della città, non solo declamato ma soprattutto applicato.  Ma se si osserva la situazione attuale sembra un’utopia, ma sempre più necessaria visto che Venezia rischia la morte per eccesso di turismo, se non sono riusciti gli eserciti in oltre mille anni di storia ci stanno riuscendo ora compagnie croceristiche, tour operator asiatici etc.

Sotto elenchiamo 6 prime mosse per far diventare VENEZIA: LA CAPITALE del TURISMO SOSTENIBILEIl quale sarebbe un ottimo POSIZIONAMENTO ad ombrello, che abbraccerebbe il vero posizionamento di prodotto che viene naturale direttamente dalle tracce della sua storia ancora ben visibile, cioè Venezia sinonimo di HERITAGE. Tale è infatti Venezia nell’immaginario collettivo internazionale, ma sta diventando sempre più la città del turismo di massa, del made in China e delle trappole per turisti. Vedasi articoli della stampa estera a seguito delle foto pubblicate questa’estate sui turisti a Venezia, o aspettiamoci peggio l’anno prossimo con la “grande Expo”.

Abbiamo delle tipicità uniche al mondo, monumenti che attraversano 11 secoli, abbiamo il silenzio, abbiamo la maggior quantità di acqua di qualsiasi altra città al mondo (invece creiamo onde dannose per la laguna, per le pietre antiche e che rendono impraticabile l’acqua stessa), abbiamo chilometri di canali, barene, coste, isole etc (ma le vendiamo al minor offerente, o peggio le abbandoniamo),  abbiamo una tradizione navale e artigianale, un’infinità di prodotti da valorizzare e biodiversità alimentari (e invece andiamo verso l’offerta unica del panino da autogrill). Abbiamo artisti che il mondo colto e ricco ha conosciuto già secoli fa e una tradizione musicale che potrebbe fare di Venezia la città più musicale al mondo, grazie all’assenza del sottofondo delle auto, con concerti in tutti i campi, angoli suggestivi, siti artistici.

Abbiamo tante cose UNICHE NON CLONABILI, ma non le sappiamo gestire e tantomeno valorizzare.

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1) Per perseguire tale posizionamento è necessario un’AGENZIA per La COMUNICAZIONE DI VENEZIA. Un’obiezione facile: l’offerta di Venezia è fatta da tanti operatori, e soprattutto da soggetti pubblici (coordinabili) e soggetti privati (poco coordinabili)  e della difficoltà di coordinamento tra pubblico e privato. Non potendo obbligare i privati ad adeguarsi, il pubblico deve utilizzare incentivi per attrarre gli operatori che entrano nell’agenzia e si adeguano a determinati standards, avendone in cambio benefici in termini di visibilità-prestigio,  insomma si premierebbe solo chi si lega al progetto: “ Venezia per un turismo sostenibile”.

Un’AGENZIA di comunicazione turistica della città che attui un posizionamento condiviso tra i vari soggetti che offrono Venezia in diverse forme, il famoso tavolo dove si fa sistema.

In tal modo tutti condividerebbero una visione e sarebbero tenuti nella pratica a determinate linee guida, rispettando parametri per appartenere al circuito della “Venezia vera e sostenibile” che se ben comunicata, i turisti premierebbero con la loro scelta, anche con un premium price giustificato dall’essere prodotto/servizio certificato, sostenibile, sano, giusto, legale etc.

2) Creazione di un MARCHIO DI QUALITA’ per i prodotti tipici veneziani, un “MADE IN VENICE” per contrastare, almeno un po’, l’orripilante dilagare del cattivo gusto, del fake, del 0,99€, assurdo in una città che aveva fatto dello stile, del buon gusto il suo marchio distintivo per secoli e aveva insegnato all’Europa intera il “bello” e il “buono”.  Un marchio di cui si potrebbero fregiare chi tra negozi/ristoranti/accomodation che oltre che vendere qualcosa si attengono ai principi di salvaguardare della città. Verrebbero segnalati in apposite pubblicazioni e siti, mentre i casi di cattiva offerta verrebbero segnalati in black list, questo creerebbe un circolo virtuoso che si autoalimenta, poiché anche solo per interesse economico gli operatori si adeguerebbe alle best practices.

Oggi invece si vedono sempre più Cinesi che vengono in massa a comprare da Cinesi prodotti fatti in Cina low cost ma italian sounding.  Ormai a Venezia si trovano per lo più le grandi marche del lusso (francesi o svizzere) o il ciarpame da 0 virgola; e tutti i prodotti italiani artigianali della secolare tradizione veneziana, dove sono finiti ?  il vetro di murano come si fa a capirci qualcosa..?

Se invece si tracciasse la filiera produttiva dei tanti prodotti tipici con provenienze certificate (a partire dai cibi) si svilupperebbe l’economia locale creando un’indotto dal turismo di qualità, (in Francia sulla lavanda ci fanno tutto e di più ad esclusivo beneficio del lavoro e dell’economia locale)

3) NUMERO CHIUSO / TICKET D’INGRESSO

E’ stato il dibattito estivo tra il governatore Zaia e la ministra della cultura Buitoni, e sembra che un provvedimento in questo senso sia ormai inevitabile. Noi diciamo e perché non tutti e due?  Una citta-isola limitata nello spazio, non può ricevere un numero crescente di visitatori, è un controsenso che compromette l’esperienza stessa che si offre.  Come al cinema, al teatro, al museo non possono entrare un numero infinito di persone, è una questione che riguarda le leggi della fisica oltre che del buon senso (o citando Paolini la “legge del masegno”  se ci sto io non ci puoi stare anche tu.). La nostra proposta sarebbe di affermare una regola: “non può entrare più del n° degli abitanti della città stessa”, cioè il numero massimo di persone che Venezia può contenere inclusi gli abitanti è di 115.000 (cioè il doppio dei suoi abitanti). Quando c’è il pienone e si esauriscono i ticket d’ingresso si prenota in un altro periodo, che costerà anche meno. Ovviamente chi decide di venire a Venezia si deve organizzare prima, ma del resto non è un posto qualsiasi.  Questo provvedimento  lo capirebbero in tutto il mondo e sarebbe una fantastica pubblicità per la città e i suoi visitatori ne godrebbero migliorando l’esperienza di visita (vi immaginate se arrivassero ogni giorno a New York 10 milioni e magari tutti in Times square?).

Sarebbe anche comprensibile un fee d’ingresso di 10€ per coprire le spese di manutenzione della città ,visto che chi viene e non lascia un soldo usufruisce comunque di un esperienza unica; ciò servirebbe a disincentivare gli ingressi fugaci e viceversa ammortizzare il costo su più giorni xchi sceglie Venezia come destinazione unica e/o di lungo periodo.  Sarebbe come una tassa d’ingresso che esiste in tutte le città europee sotto forma di congestion tax o green tax per il traffico. Inoltre finalmente con il ricavato  si potrebbe dimostrare che si fa qualcosa di concreto per la città, mentre ora con la tassa di soggiorno si penalizza chi viene per restare in città più a lungo e che spende per dormire, mangiare, muoversi, visitare, comprare etc. I pernottanti sono solo il 20-23% del totale parco turisti circolante in città, ma se si prende il dato ponderato i pernottanti pesano oltre l’88-90% del reddito ricavato da Venezia con il settore turistico. (Senza sapere cosa si fa con i soldi versati con la tassa di soggiorno che vanno nel calderone dello spreco pubblico, nel territorio delle Cinque Terre si paga un ingresso ma nessuno obietta nulla anche perchè ci sono bagni pubblici, percorsi, pulizia etc, e non mi sembrerebbe così assurdo creare un’area Marciana protetta ad ingresso).

4) NAVI DA CROCIERA:

I molti aspetti negativi che le meganavi portano alla città in termini fisici non valgono forse il danno enorme di immagine per Venezia e l’Italia; infatti l’impressione generale di chi vede le navi è :“come possono permettere questo? L’Italia non merita di avere il maggior n° di siti dell’Unesco come Venezia etc”.

Oltre a far fare una bella foto a chi paga la crociera, qualcuno ha mai spiegato quali sono i benefici concreti per Venezia? Chi ci guadagna, cosa spendono veramente queste orde di croceristi che intasano le strade, cosa mangiano? visto che hanno trattamento full board all inclusive, cosa comprano visto che c’è tutto a bordo, e come fanno a comprare se non sono liberi di girare e fermarsi dove vogliono ma sono condotti come un gregge da una guida-pastore.

Ma crediamo che il punto vero della questione, più che dove devono passare e fermarsi le navi, sia la necessità di porre dei limiti alla stazza delle navi, e al n° di navi che in contemporanea possono sbarcare in una realtà fragile come una laguna.  Si sono accorti i ns politici che amministrano un luogo fisco che ha un limite? e soprattutto hanno letto qualcosa sulla storia di Venezia? E’ possibile che l’esperienza non insegni nulla; si rischia di rifare lo stesso errore fatto con le petroliere, quando, a seguito dello scavo del canale dei petroli, sono aumentate le acque in laguna (per il banale principio dei vasi comunicanti).

Una volta chi rovinava o sporcava la laguna veniva condannato a morte, venivano sì deviati i fiumi MA appunto per far entrare meno acqua e detriti e non si scavava il fondo della laguna per far entrare più acqua.

Ma poi torniamo alla realtà e guardando lo specchio del bacino (che di notte o in occasione di regate assume la sua meravigliosa naturale fisionomia piatta) si vedono i taxi e lancioni che sfrecciano dove e come vogliono e allora ci si spiega tutto e si capisce chi sono i veri padroni della città.

Viceversa la laguna potrebbe essere quel luogo paradisiaco dove la forza umana (braccia e remi) e la forza della natura (il vento e vele) si incontrano in armonia. Ci vuole coraggio e finchè il profitto a breve sarà la guida dell’uomo ciò non sarà possibile.  Ma siamo sicuri che verrà il giorno in cui ci si accorgerà che la Laguna è il luogo ideale per un turismo ecologico fatto di bici, barche lente, camminate, contemplazione etc.

5) COORDINAMENTO EVENTI:

Bisognerebbe finalmente comunicare con un sito-agenda degli eventi culturali veri della città in modo che chi vive all’estero sa cosa c’è da vedere, quando e capisca il tipo di offerta culturale.  E inoltre coordinare gli organizzatori di eventi in modo da evitare sovrapposizioni e massimizzare i risultati e le presenze, banalmente non mettere tutto in alta stagione negli stessi giorni, ma spalmare su tutto l’anno.

Chiaro che da Disneyland ci si aspetta qualcosa mentre da un paesino sulle colline dell’Aquitania altro, e così prima di partire si intuisce che tipo di luogo vado a incontrare. Dove se non a Venezia si deve promuovere un’offerta incentrata sul posizionamento di CITTA’ CULTURALE e ARTISTICA che permetterebbe di avere solo (o quasi) il pubblico affine a questo tipo di proposta. E invece viene promosso il festival dello shopping e giri in elicottero che concorrono paradossalmente con città come Dubai o New York che non hanno nulla a che vedere con Venezia (e non il silenzio e l’arte che sono il bene più prezioso di Venezia che nessuna città potrà mai avere).

6) Infine promuovere INCENTIVI veri per destagionalizzare, non come si vede sul marketplace del comune dove l’inaugurazione della Biennale è considerata bassa stagione, mentre agosto altissima e dicembre alta (?) (solo perché usano i dati dei flussi turistici provinciali senza depurare dagli arrivi di spiagge etc..). Più sensato sarebbe una stagionalità fatta con un algoritmo legato all’indice dei prezzi alberghieri che sono il vero barometro della domanda di Venezia centro.

Incentivare le permanenze lunghe che sono quelle che portano soldi, e un pubblico che capisce la città e la sa amare, che ritorna spesso e sa come muoversi a Venezia e con cui si può avere uno scambio culturale e come ogni incontro dovrebbe portare conoscenza reciproca.  Mentre per paradosso stiamo perdendo questo pubblico sopraffatto dai day trippers dai gruppi dal ciarpame dalle fregature, e anche dalla maleducazione di una cittadinanza esasperata arrivata all’ultimo stadio.

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2014/18-agosto-2014/pipi-cestini-doccia-canal-grande-turisti-venezia-l-estate-degrado-223755070573.shtml

http://www.italianostra-venezia.org/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=51&Itemid=74&lang=it

http://www.italianostra-venezia.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1363%3Avenezia-regno-del-mordi-e-fuggi&catid=51&Itemid=74&lang=it

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Consulente e formatore, dopo vari anni di esperienza a Milano in aziende leader di comunicazione e internet rientra a Venezia dove si occupa di turismo, al lavoro affianca la partecipazione alla vita associativa in ambito locale.