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Da qualche giorno l’argomento a dire il vero è un po’ passato di moda ma tutta l’estate è stata caratterizzata, oltre che dal tempo   inclemente, da feroci polemiche, giustificate, sull’invasione di Venezia da parte dei turisti in misura tale da creare problemi di vero e proprio ordine pubblico.

Molte ed autorevoli prese di posizione che partono da una comunemente condivisa constatazione: Venezia e soprattutto il centro marciano hanno una capacità “fisica” di accoglimento che non è infinita e l’affollamento pazzesco, oltre a favorire comportamenti indecorosi, comporta l’usura della città, il collasso dei mezzi di trasporto e disagi a non finire.. in una parola: l’invivibilità della città.

Traffico in Canal Grande

Traffico in Canal Grande

Questa ovvia constatazione ha generato una valanga di ragionamenti. Alcuni sensati, altri per la verità molto meno. Letto e sentito di congestion tax londinese, di city tax delle isole Eolie, di proposte chiavi in mano di soluzioni adottate in realtà completamente diverse. E soprattutto molte idee ma pochissime proposte concrete sul come attuarle.

Modestamente cercherei di fare almeno un po’ di chiarezza. Si è parlato per esempio di numero chiuso e ticket di ingresso (o city tax ed altre declinazioni) talvolta confondendoli. Sono altresì dispositivi ben diversi. Il numero chiuso è un’extrema ratio di salvaguardia mentre il ticket è un istituto che può eventualmente essere utile per distribuire alla città dei vantaggi economici a fronte di moltissimi disagi e costi che il turismo di massa comporta. Ma il ticket, anche qualora applicabile ed applicato, difficilmente può costituire un deterrente per la massa dei visitatori. In altre parole dev’essere chiaro a tutti che non è una soluzione, neppure parziale, all’affollamento della città.

Un'intelligente presa di posizione dell'on. Zanetti sul ticket

Un’intelligente presa di posizione dell’on. Zanetti sul ticket

Il numero chiuso sarebbe una soluzione, ovviamente. Ma, prima obiezione grande come una casa: è anticostituzionale. Ma anche che l’obiezione fosse superabile, non è, semplicemente, applicabile. Sia per la molteplicità degli accessi a Venezia sia, soprattutto per l’impossibilità di gestire la cosa. Chi “conta” i turisti infatti? Chi e come decide che siamo troppi? E soprattutto, come gestire le eccezioni? Perché attenzione: queste non sono solo i residenti e i pendolari, la cui gestione sarebbe anche possibile (ma già complicata..). Ma quelli che vengono a Venezia per lavoro o per altri motivi non legati al turismo? I figli che sono magari residenti da anni altrove e vengono a trovare i genitori? Gli amici invitati dai residenti? Che facciamo? Anche loro nel conto? Oppure ne sono esclusi? Ma come? Chiediamo una autocertificazione? Chiediamo che producano una dichiarazione firmata dalla famiglia o dalla società ospitante? Quando ho avanzato queste obiezioni mi sono sentito candidamente rispondere “beh.. chiaro che questi sono esclusi”. Sul come gestire suddetta esclusione nebbia fitta..

Ilaria Borletti Buitoni

Ilaria Borletti Buitoni

Passiamo al ticket. Questo è facilmente applicabile (ed infatti è già applicato sotto forma di tassa di soggiorno) a coloro che pernottano in albergo (o in altre strutture ricettive). È evidente però che in tal modo si colpisce paradossalmente il turismo più pregiato (ovvero quello che spende di più) senza incidere sul turismo pendolare “mordi e fuggi” in giornata che è evidentemente quello che più penalizza la città (su questi temi i dati dell’AVA sono estremamente significativi). Sarebbe ragionevolmente facile estenderlo  ai croceristi (comunque una percentuale assai piccola rispetto al totale). Ma poi? Il punto vero, l’imposizione di un ticket ai turisti da un giorno e via, sostenuto tra gli altri da Ilaria Borletti Buitoni, si scontra con le medesime difficoltà circa la gestione delle eccezioni già esposte per il numero chiuso.

Non significa che non si possa fare nulla in tal senso. Significa però che l’applicazione del ticket deve essere studiata a tavolino in modo preciso e senza faciloneria. E, ribadisco, senza illudersi che sia la soluzione all’affollamento. Un prerequisito (quindi condizione necessaria ma non certo sufficiente) per esempio, è una nuova Legge Speciale per Venezia che, anziché stanziare denari, riconosca lo status speciale di Venezia ed attribuisca al Comune poteri speciali circa la legislazione turistica.

La vedo dura…

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.