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Alcune domande cui vorremmo rispondere:

– Da ex culla di civiltà siamo ancora un paese civile?  (no)

– L’Onestà è ancora un valore o significa solo essere “mona”? (forse)

– E’ giusto impegnarsi in prima persona prima di perdere la speranza. (si)

Alle volte serve ridire cose semplici e note ma molto vere perché bisogna ripensarci, non darle per scontate, evitare che riaccadano, e soprattutto, avere ancora la forza di INDIGNARCI; purtroppo questo è un paese in cui non ci si indigna più x nulla, dove si scende in piazza solo per difendere il proprio interesse, si fanno solo le cose che convengono non quelle che sono giuste. (protesta perché hanno tolto i premi dei dipendenti pubblici e non per riprenderci i soldi rubati dai politici o quando dipendenti pubblici hanno preso mazzette).

Chi amministra la cosa pubblica spesso cura solo il proprio interesse, ma la Politica non è una cosa sporca in sé, anzi dovrebbe essere la professione più alta di tutte perché mira al BENE COMUNE (più di medico, o di insegnante perché sta a monte di tutto, perché organizza la vita di tutti), e invece è diventata la più infima, la peggio considerata, quasi alla stregua di un ladro.  Per es:  se un bambino chiede a un altro “cosa fa tuo papà?” e l’altro risponde  “il politico” e lui a sua volta risponde “il mio invece fa il ladro” per chi ascolta la reazione di disprezzo è quasi la stessa, ANZI  forse è peggiore quella verso il politico perché magari era già ricco di famiglia ma ha rubato lo stesso, mentre il ladro forse è stato costretto dalla necessità.

martin3

Questa estate  tornato a Venezia, dopo un periodo di assenza, ho provato, per la prima volta, un senso di repulsione di fastidio, invece di essere contento come sempre, per la prima volta ho avuto l’immagine di poter vivere altrove, la voglia di scappare, di andare via, l’impotenza di fronte a scelte pubbliche assurde,  il non poter più sopportare certe cose, quando il bello non può più compensare il brutto, la sensazione di non avere strumenti e che non si possa più fare nulla. Allora mi sono chiesto: cosa ho fatto io? Ho fatto il mio lavoro onestamente, volontariato etc, ma il mio dovere forse ora non basta, ora devo provare a fare qualcosa di più per la comunità, se la politica è diventata una brutta cosa è perché l’abbiamo lasciata a gente che lo faceva per il proprio interesse come scorciatoia per arrivare in posizioni e se la lasciamo fare ancora sempre agli stessi non cambierà mai nulla.  Ho pensato, “se non altro io non accetterei MAI soldi pubblici”, non parliamo di competenze, ma quello che si è visto a Venezia è disarmante.

E così mi sono detto: cosa risponderò a mia figlia se fra 10 anni mi chiederà “ma tu dov’eri quando le navi giganti.., e scavavano in laguna.., quando costruivano altri porti, quando rubavano milioni”? “tu dove eri papà?”  Questa domanda mi risuona da troppo tempo e non so cosa rispondere.. “Ero qua”, e lei: “e cosa hai fatto?” niente.  E so che se chiedessi a mio padre la stessa cosa: “negli anni ‘70/80 dov’eri quando entravano le petroliere, si mangiavano la città, creavano il debito etc ?”  Mi direbbe “ lavoravo e la sera ero stanco” e guardava la Tv (dibattiti di politica), e il We leggeva (di politica) ”..e alle elezioni votava turandosi il naso. La mia generazione è cresciuta nell’edonismo e si sta spegnendo nell’egocasting dei social media, mi vergogno perfino. Ma prima di poter dire è stato impossibile ci si deve almeno provare. Basta, non posso accontentarmi di votare il meno peggio, di ridere di Crozza e incazzarmi con Report, voglio vedere da dentro lo schifo della politica, voglio pulirlo, nessuno sporco è troppo incrostato che non possa venir via, caxxo!

Devo entrare nel merito delle cose, informarmi bene, non sparare contro tutta la categoria ma imparare a distinguere il buono dal cattivo, provare a cambiare dall’interno, mettermi in gioco, sporcarmi le mani, combattere,  altrimenti non vale più criticare e basta, non posso più guardare dall’esterno come se la cosa non mi riguardasse, o scappare dall’Italia con il rimpianto di “potevo almeno provarci”. Ma una domanda sale forte ora:  ci sono oggi ancora i modi e gli strumenti per fare politica?  Oppure le leve decisionali sono in mani salde e vengono preservate per mantenere lo status quo e il sistema è blindato, e sotto la parvenza di un finto cambiamento si fanno solo operazioni di facciata e restyling?

bruno

Se dovessimo sintetizzare il problema dell’Italia in una riga: pochi hanno il senso di responsabilità della cosa pubblica, del bene comune; il settore pubblico in Italia non funziona ed è molto meno efficiente di quello privato,  questo perché le persone sono assunte per via partitica, per favoritismo, per clientele di potere, e queste non avendo competenze, né il senso della cosa pubblica spesso sbagliano o rubano,  da qui gli sprechi e il debito pubblico accumulato. 

venezia corruzione

I giovani si allontanano sempre più dalla politica o vanno verso i movimenti demagogici populisti. MA cosa ci possiamo aspettare leggendo i fatti di cronaca di questi periodo?  Cosa deve pensare un cittadino quando vede un politico che ruba 20 milioni alla comunità che se la cava con 2,6mio e 2anni e 10mesi di arresti domiciliari dove potrà godersi tutti i vitalizi accumulati e il resto dei soldi sottratti?  Quando magari lui paga fino al 45% di tasse e magari lavora 10 ore al giorno ?  Deve pensare che conviene rubare perché si paga solo il 12% di contribuzione con un piccolo riposo forzoso di un paio di anni in una casa di lusso.? In un paese civile non sarebbe possibile una cosa del genere, ci sarebbe una rivolta popolare ci sarebbero le folle inferocite sotto casa di Galan che chiedono di avere indietro i soldi, (una volta esistevano gli espropri proletari..) Diapositiva1

Non è retorica dire che ai tempi della Repubblica chi rubava soldi pubblici, se andava bene, finiva in prigione, o vogliamo ricordare che il Doge era ricco prima di diventarlo ma spesso finiva povero perché non poteva seguire più gli affari di famiglia, oggi invece va in politica per crearsi un impero di famiglia. Cosa avranno pensato i nostri antenati quando nel 1500 costruivano il ponte di Rialto, “chissà tra 500 anni come lo manterrano bene, e cosa sapranno fare dopo 500 anni di progressi di scienza e tecnica”,  non avrebbero certo immaginato che i soldi pubblici sarebbero finiti nelle ville di un ex amministratore mentre il ponte cadeva a pezzi davanti agli occhi del mondo.

Chiediamoci è giusto se uno sbaglia che paghi? È giusto restituire il maltolto, è una cosa così strana?  O vogliamo che la gente si allontani ancora più dalla politica? Chi fa una cosa contro legge sa che corre un rischio, se viene scoperto dovrebbe pagare le conseguenze di quel rischio.  Io pago le tasse non perché sono “mona”, né perché ho paura ma perché è giusto,  perché mio padre è onesto e mi ha insegnato e così vorrei insegnare ai miei figli, e l’unico modo che posso farlo e dando l’esempio. Se invece diamo l’esempio che si può rubare perché tanto il rischio è minimo, perché conviene patteggiare,  o se si evadono milioni allo stato e poi bastano poche ore di servizi sociali, allora rischiamo di dare l’esempio che conviene farlo.

Ecco perché L’Italia è un paese di furbetti e impuniti, ora si tratta di capire se è anche un paese senza speranza o no, dal mio punto di vista la risposta ce l’avremo nei prossimi mesi.

martin

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Consulente e formatore, dopo vari anni di esperienza a Milano in aziende leader di comunicazione e internet rientra a Venezia dove si occupa di turismo, al lavoro affianca la partecipazione alla vita associativa in ambito locale.
  • marina

    Io e Maurizio e, voglio credere,molti altri Italiani, siamo d’accordo con l’analisi che hai fatto sulla situazione politica che da troppi anni ha inquinato menti, ha rubato ai poveri e, con arroganza ha utilizzato il potere per scopi personali sottraendo preziose risorse al paese.
    Ma noi che la pensiamo come te, cosa e come dovremmo fare per intravedere un po’ di luce in questo tunnel davvero scuro?
    Non bastano gli sforzi personali e, il buon esempio. Per noi l’unica e’ rompere la ventennale intesa tra i 2 principali partiti che ci “governano” da 20 anni, con un effetto domino pazzesco e imprevedibile. Avere il coraggio di rischiare il peggio. Tu invece che proponi?

    • marco s.

      Io non metterei tutti nello stesso calderone della malapolitica come fa Grillo, bisogna fare distinguo ci sono buoni e cattivi, e trai buoni ci sono cattivi e tra i cattivi ci sono buoni (forse), bisogna informarsi bene, controllare, capire come funzionano le cose per non farsi ingannare, impegnarsi personalmente in politica altrimenti deleghiamo sempre ad altri che faranno quello che vogliono e magari non votiamo nemmeno così faranno completamente quello che vogliono, Per cui per me bisogna entrare nel merito e quindi frequentare gli unici spazi di politica attiva che esistono oggi Circoli PD, e far in modo che la partecipazione serva.., e cambiare dall’interno metodi e persone.., credo sia l’unico modo per venirne fuori, almeno provarci, dopodichè possiamo dire , mi ritiro a coltivare i gerani…;-)

  • Carlo Rubini

    Io invece ti lasci la stessa citazione che ho messo in calce al mio editoriale e che ci sta bene anche qui

    “…There’s nothing you can do that can’t be done” ( ” Non c’è nulla di quello che tu puoi fare che non possa essere fatto”)