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Una società frenetica dove la vita di tutti è scandita dalla necessità di adeguarsi di continuo alle regole, sempre mutevoli, imposte dalla globalizzazione. Un luogo dominato dall’industria della paura, dove ogni certezza è bandita perché il sistema di sicurezza creato attorno all’individuo non esiste più. Singoli trasformati da produttori in consumatori e inseriti a loro volta nel circuito delle merci: destinati, quindi, a diventare rifiuti. E con il perenne terrore di venire scartati, espulsi dal gruppo di riferimento perché non si riesce a farsi accettare. Attraverso i comportamenti quotidiani, innanzitutto. Questa la post-modernità descritta da un pensatore nato in Polonia nel 1925: Zygmunt Bauman.

Una chiave di interpretazione del presente di straordinaria aderenza alla realtà attuale. Decisamente pessimistica, però.

Se la società più che liquida appare liquefatta al pari dell’Universo in cui si trova a galleggiare, lo stesso si può dire per le persone, ridotte a vuoti manichini senza pensieri autonomi. Impossibile a questo punto che lo siano i comportamenti.

Davvero le cose stanno così? Dobbiamo rassegnarci a una rappresentazione tragica del presente e a un futuro ancora più cupo, una specie di landa desolata dominata da esigui gruppi che impongono a un’umanità ebete ogni sorta di ricatto?

Io non credo. Ammetto che, quando penso a certe notizie di cronaca, talvolta la mia innata inclinazione positiva tende a vacillare. Se penso alle follie accadute alla Nave de Vero per l’apertura dell’Apple Store, per esempio, non mi sento troppo fiducioso sul futuro della specie. È anche vero, però, che subito dopo mi riprendo concentrandomi su quanto, al contrario, sanno fare gli individui di costruttivo e meraviglioso.

Allora?

In realtà la definizione società liquida mi piace. Soprattutto dove s’intenda una dimensione non più dominata da un pensiero unico o comunque da pochi, granitici, blocchi di valori contrapposti. Mi piace l’idea di individui che ogni giorno interagiscono tra loro, in quanto singoli e associati in gruppi fluidi, per inventare presente e domani. Ancora di più amo l’assenza di una morale definitiva, preferendo di gran lunga la costruzione progressiva di un sistema mobile di valori che crescono assieme alle persone.

Zygmunt Bauman coniugato al positivo, insomma. Non è un tradimento del suo pensiero? Non sarebbe davvero la prima volta che gli eredi capovolgono l’impostazione del maestro, battendo altre strade. Basta una scorsa alla storia del pensiero per rendersene conto. Da Hegel sono derivati tanto Marx quanto Stirner. Due poli così distanti da risultare incompatibili.

Zygmund Bauman

Zygmunt Bauman

 

Il richiamo ai due grandi filosofi dell’Ottocento, però, mi sembra di particolare attualità in questo discorso. Noi, dice Bauman, abbiamo lasciato i sicuri approdi della società dei produttori, con i suoi valori e le certezze codificate che ci davano tanta sicurezza, per gettarci nel vuoto. Anzi, ci hanno sbattuto nel vuoto.

Questo è un punto di vista.

L’altro, però, speculare e opposto, è che finalmente ci siamo liberati dalle catene del pensiero definitivo per godere della splendida indeterminatezza di un Cosmo da plasmare come vogliamo. Stirneriaramente, siamo diventati Unici padroni del nostro destino, singoli che si associano e si separano sulla base di affinità, interessi, curiosità, volontà… non è proprio male tutto ciò. Basta, però, conservare l’autonomia di pensiero e non consegnare il cervello al potere degli imbonitori. Anche questo, in definitiva, dipende solo da noi… non vi pare?

Federico Moro vive e lavora a Venezia. Di formazione classica e storica, intervalla ricerca e scrittura letteraria, saggistica, teatrale. È membro dell’Associazione Italiana Cultura Classica e della Società Italiana di Storia Militare.
Ha pubblicato saggi, romanzi, racconti, poesie e testi teatrali.