By

 

C’era una volta la donna in politica. Eskimo abbondante e avvolgente, zoccoloni ai piedi in stile olandese, gonna a fiori lunga e scampanata, capelli raccolti, poco trucco, il minimo sindacale di femminilità, ma tanta voglia di cambiare il mondo. Era il profilo della militante anni ‘70. Criticatissima per la contraddizione che incarnava: una donna poco femminile era uno stridente ossimoro che generava diffidenza e sospetto. A distanza di quarant’anni non ci mancano quegli indumenti informi che la rendevano goffa, e stridevano con i nostri sogni di bambine che avevamo amato le scarpette d’argento e il vestito d’oro di Cenerentola. E non ci mancano neanche quei visi impietosamente rugosi. Gli ideali sì, le aspirazioni ad un mondo migliore sì, il desiderio di un cambiamento che ci renda tutti uguali sì. E ci manca quell’ingenua consapevolezza secondo cui una donna, per affermarsi e pesare nella società, dovesse curare, prima di tutto, il proprio patrimonio di idee e di competenze. E non tanto l’efficacia del mek-up, la tonicità dei muscoli, la lunghezza delle gambe e le misure delle sue circonferenze.

La donna, un tempo, faceva politica nelle retrovie. Disdicevole e umiliante, mi si farà notare. Forse.  Le donne che occupavano ruoli istituzionali erano poche. Ricordo la Falcucci, Tina Anselmi, l’indimenticabile Nilde Jotti, la Bonino, protagonista indiscussa di importantissime battaglie. Di queste – chissà perché – si ricordano a stento i visi, non venivano fotografate in bikini al mare e non comparivano mai sulle riviste di gossip. Tuttavia, la vera politica la facevano gli uomini. I veri protagonisti delle Istituzioni.

Poi venne Berlusconi. Forza Italia. Il partito azienda, con un esercito di militanti che prima ancora di dire e di essere, dovevano apparire. Il partito immagine, insomma. E chi, meglio di tante belle ragazze, seni generosi, vitini di vespa, chiome fluenti, occhi ammalianti e una laurea a cranio (che al giorno d’oggi non si nega a nessuno) potevano incarnare la nuova dimensione etico culturale dei partiti? Quei partiti che, da unità un tempo disciplinate e fortemente caratterizzate da ideologie di parte, si erano trasformate ormai, col grande magnate  della politica italiana, in corti di adulatori e coorti di soldati profumatamente pagati?

Berlusconi non c’è più. O quasi. O è poco presente. Insomma, ha ceduto, che lo volesse o no, il testimone. Ora c’è il nuovo. E i meriti, il valore, la grandezza delle persone e, nella fattispecie, delle donne, si era sperato che trionfassero. Hanno trionfato? Non so. Sto aspettando che accada. Intanto  nuvole rosa cinguettano, con accento fiorentino, tra i banchi di Montecitorio e tra gli scranni più alti della Repubblica. E ho la vaga percezione che i fondamenti della buona politica di questo nuovo che avanza al femminile non sia tanto una buona scuola di partito, quanto piuttosto brave parrucchiere, estetiste preparate e stilisti altamente professionali. Ma sì, mi si obietterà, sono le quote rosa! Avete voluto la parità e ora la criticate? Certo che no. Ma, quando vedo una Boschi (di sicuro brava, preparata, competente) che mi pare, però, l’immagine speculare della Carfagna, l’alter ego dell’ex ministra più bella del mondo, solo un po’ più bionda, più morbida ed evanescente, continuo a nutrire qualche dubbio sull’effettiva parità conquistata dalle donne. E sulle ragioni di tale parità. Pregiudizi da cinquantenne inacidita ripiegata sul passato? Forse, e vorrei tanto sbagliarmi. Intanto sto aspettando che all’abbassamento dell’età media di ministre e parlamentari corrisponda un innalzamento della loro capacità di cambiare il corso delle cose così tanto in accelerazione. Sto aspettando, sì. Posso fare altro, per caso?

 

Laureata in filosofia, insegna Lettere in una scuola secondaria statale di primo grado in provincia di Milano. Si interessa, in particolar modo, di integrazione interculturale e di tecnologie e web applicati alla didattica. Scrive su alcune testate locali dove si occupo di scuola, libri, politica e intercultura.
  • Lorenzo Colovini

    Cara Annalisa,
    ammiro sempre la felice cifra stilistica dei tuoi scritti, con cui talvolta concordo, talvolta no. In questo caso però davvero mi sfugge la ratio del tuo discorso. Ricapitoliamo:
    1) una volta le donne in politica erano poche e quelle poche non particolarmente femminili, sembravano quasi voler nascondere il loro essere donna. Non andava bene. E sono d’accordo con te.
    2) poi hanno cominciato a manifestarsi, soprattutto “per merito” di Berlusconi. Fatalità però erano tutte piuttosto carine. Qualcuna ha peraltro dimostrato di essere anche brava ma certo, visto la “saga del bunga bunga”, è molto lecito presumere che la selezione non avvenisse sul merito ma su altre considerazioni. Non andava bene ancora. E ancora sono d’accordo con te.
    3) adesso ci sono donne, e molte, anche nel PD e non solo. Donne “normali”, qualcuna più carina di altre certo, (non vedo peraltro tutte queste strafighe). Certamente nessuna di loro si “nasconde” come donna e questo, immagino concorderai, è un bene. Poi sembrerebbe anche che siano in gamba: tu stessa dici che la Boschi è “brava, preparata, competente”. Tutto bene dunque? Io direi di si.
    Ma tu no.. ironizzi sulle “nuvolette rosa che cinguettano” in fiorentino e insinui il dubbio che le giovani donne che stanno negli scanni più alti del Parlamento e del Governo in fondo in fondo siano lì per merito di estetisti, parrucchiere e stilisti… che ti devo dire, non capisco il perché.
    Mi permetto di essere malignamente provocatorio.. non è per caso perché c’è di mezzo Renzi? Il quale, si è capito da altri tuoi interventi, ti sta molto sulle palle. Sentimento legittimo certo ma insinua il dubbio su cosa avrebbe dovuto fare Renzi per farti contenta… non mettere nessuna donna nel suo team? Oppure solo dei cessi raccapriccianti? Oppure ancora solo over 50?