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Alle prossime primarie per la scelta del candidato Sindaco i cittadini avranno la possibilità di determinare chiaramente ciò che ritengono essere la scelta migliore per il futuro della città. Venezia necessita di un cambiamento radicale perché è sfiancata da mille problemi e martoriata da vicende che ne hanno sfregiato il nome. Per troppo tempo ha subito inerme una gestione per molti versi inadeguata. Per troppo tempo si è preferito non dare una vera soluzione ai problemi. Fino alla devastazione degli ultimi mesi, in cui è stata piegata da scandali senza precedenti.

I veneziani ne hanno avuto abbastanza dei vecchi dibattiti che hanno bloccato la città per anni. Dei continui rimpalli per cui nessuno si prendeva mai la responsabilità di fare le cose. Ora è il momento di agire, di scegliere. E non dobbiamo soltanto aspettare lamentandoci di ciò che non va, ma dobbiamo noi stessi cercare di realizzare il futuro in cui crediamo, mettendoci la faccia.

Ma con chi, con quale guida politica? Guardiamoci in giro. Solo uno ha scoperto le carte ed è Jacopo Molina, che la faccia ha deciso di metterla subito, senza tatticismi. La sua candidatura si stacca dalla palude politica veneziana di ieri e di oggi ed è il tentativo di provare che il cinismo e il menefreghismo sono sbagliati. E’ quella dose di coraggio e intraprendenza che serve alla nostra città per rilanciarsi. Un giovane, competente e con esperienza, che rifiuta i tatticismi e che da sempre dice quel che pensa senza paura, potrebbe ridarci l’energia che ci serve per ripartire. L’obiettivo di Jacopo è un governo della città che ripristini fiducia e speranza nella politica, rendendo l’amministrazione un’amica del cittadino. Non a privilegio di pochi ma a beneficio dell’intera comunità, coniugando il perseguimento di valori forti – legalità, solidarietà e trasparenza  con misure pratiche. Ai grandi problemi che Venezia vive oggi Jacopo, nelle molte occasioni in cui ha incontrato i cittadini, dà delle risposte per riguadagnare posizioni di vertice nella qualità della vita e nella sostenibilità ambientale, per gestire in modo strategico l’equilibrio tra diritti dei residenti e quelli dei suoi ospiti. Certamente non può farlo da solo. Ha bisogno del sostegno e della partecipazione di chi ha a cuore la città. Per  garantire alle nuove generazioni un’eredità di buona amministrazione e sviluppo. I problemi che Venezia si trova ad affrontare sono molti, tra loro correlati, anche negli effetti che producono.

Mi soffermerò su alcuni tra i più rilevanti e ai quali Molina cerca di fornire soluzioni concrete: la sicurezza e la legalità, la gestione del turismo, il welfare urbano e la trasparenza nella pubblica amministrazione e nelle aziende partecipate. E’ solo un indice, ma sfogliando e scorrendo le proposte nel merito, è possibile mettere a fuoco quegli aspetti che potrebbero veramente invertire la generale tendenza al declino o alla paralisi della città. Vediamo.

 I recenti dati de “Il Sole 24 ore” sulla sicurezza nei Comuni italiani attribuiscono a Venezia la maglia nera del Veneto. Nel 2013 sono stati segnalati 5.509 reati ogni centomila abitanti, con un aumento rispetto al 2012 del 7,1%. Colpiscono in particolare l’aumento dei furti in abitazione (+12,4%, sempre maglia nera del Veneto) e l’aumento del 32,8% dei borseggi, che vede Venezia in quinta posizione a livello nazionale. Jacopo ha preso posizioni scomode, anche quando nel suo partito e nell’amministrazione comunale vi era chi irrideva il problema. Oggi l’obiettivo di chi governerà la città non può che essere quello di garantire la sicurezza in centro e nelle periferie per consentire di passeggiare liberamente senza sentirsi intimoriti e frequentare spazi pubblici a misura di cittadino: non possiamo e non dobbiamo permettere che chi sgarra non sia punito. Molina, ed è una novità non da poco, ritiene che si debba riorganizzare la distribuzione del personale di Polizia Municipale impegnato sul territorio e in attività amministrative. Ha più volte richiesto la schedatura degli accattoni molesti e di chi delinque per poi rimpatriarlo con foglio di via obbligatorio, raccordando l’attività della Polizia Locale con quella della Questura di Venezia. E tuttavia non basta: tutti dobbiamo contribuire per migliorare i nostri luoghi quotidiani, collaborando con le amministrazioni locali. In questa cornice si può favorire la collaborazione tra Forze dell’Ordine e associazioni territoriali, per realizzare ciò che già esiste in molti altri Comuni italiani ed europei, come, ad esempio, il controllo di vicinato e gli incontri periodici nei quartieri tra Forze dell’Ordine e cittadini.

Anche sulla gestione del turismo mi pare che Molina abbia  idee chiare che finalmente non giocano in difesa, ma propongono soluzioni fattibili . Negli ultimi 10 anni c’è stato un considerevole aumento sia in termini di arrivi che di presenze. La percentuale di aumento negli arrivi nel 2013 rispetto al 2004 è del 44,41% – 1.316.170 turisti in più – e del 44,38% delle presenze – 2.944.752 notti in più nel 2013 rispetto al 2004. Siamo  passati da 6.5 milioni a 9.5 milioni di turisti: e questo è solo il calcolo di arrivi e presenze, poiché le stime Coses parlano di 22 milioni di turisti annui. Ben oltre la capacità di carico della città. Ed è il turismo di massa, in particolare quello mordi e fuggi, che pesa sul sistema socio-economico veneziano e, alla fine, danneggia anche l’economia stessa, poiché disincentiva chi vuole pernottare per un periodo medio-lungo. La città ha bisogno di un turismo di qualità, compatibile e sostenibile, che è un’incredibile risorsa per l’intera città: un turismo di qualità che parta dal rispetto per le ricchezze storico-artistiche e naturalistiche e per le tradizioni che Venezia ancora riesce ad esprimere. Jacopo ha una strategia molto chiara basata su incentivi e disincentivi che devono coinvolgere tutti i comparti dei sistemi pubblici e privati del sistema turistico locale – attrazioni, ristorazione, artigianato, commercio – con la regia saldamente in mano al Comune. Se lasciato infatti all’improvvisazione, il turismo tende a diventare, in generale e in particolare in una città delicata come la nostra, sempre più insostenibile. Per questo è fondamentale che il governo del turismo sia guidato dal Comune, non delegato ad altri soggetti, e realizzato con una politica turistica adeguata. Il numero chiuso o il ticket d’ingresso non sono soluzioni tecnicamente realizzabili, inutile prenderci in giro. Dovremo invece garantire che Venezia sia accessibile ed economica per chi prenota con anticipo e per starci; per chi viene di sfuggita, parzialmente chiusa – l’area marciana, ad esempio – e cara. La “città intelligente” che Jacopo ha in mente è quella fondata su un innovativo sistema di prenotazione e di monitoraggio dei flussi utilizzando delle tecnologie ICT ormai diffusissime ma, in prospettiva, anche su una revisione dell’intero sistema degli accessi, che comprende anche i terminal di cui si parla da decenni.

Passiamo alle  politiche sociali comunali, sempre presentate come un fiore all’occhiello dalle passate amministrazioni. Anche qui mi pare che Jacopo la pensi in maniera piuttosto innovativa. La crescente penuria di risorse pubbliche ha messo in discussione la quantità e la qualità dei servizi che gli Enti locali avevano costruito con una conseguente disaffezione dei cittadini, in particolare quelli più deboli. Dalla crisi della democrazia della rappresentanza e dalla riduzione delle risorse per investire nella promozione del benessere nasce quindi la necessità di promuovere un nuovo welfare urbano. La sussidiarietà orizzontale come principio guida può rappresentare una sorta di “manutenzione civica” del nostro Comune, un enorme valore aggiunto sia sotto il profilo economico, sia nella produzione di capitale sociale. E in questo settore la politica può avere un ruolo determinante. In particolare, l’amministrazione deve riacquistare la propria centralità in termini di leadership progettuale e di visione di sistema per consentire al Comune di divenire il centro di una rete di soggetti – pubblici e privati – che, in modo condiviso, partecipano alla realizzazione di un progetto strategico per lo sviluppo della città. Molina vuole facilitare una maggiore partecipazione attiva nella comunità, con l’obiettivo di avere cittadini impegnati e messi in condizione di agire proattivamente, con l’obiettivo di raggiungere migliori risultati per l’intera società in termini di livelli di welfare e coesione. In fondo, basterebbe seguire i buoni esempi di altre città europee per capire come fare.

Infine, la questione forse più importante: Jacopo Molina intende guidare un Comune che sia una “casa di vetro”. Solo un’amministrazione trasparente è affidabile. Solo un’amministrazione affidabile e responsabile garantisce efficacia ed efficienza. Conosco personalmente Jacopo da tempo. Per la storia politica personale e per come lo conosco, so che lui farà tutto ciò che è possibile per ridurre le opacità, con la rotazione dei dirigenti e dei funzionari a contatto con cittadini richiedenti permessi o concessioni. La sua idea è che l’amministrazione comunale debba mettersi a disposizione del cittadino e di chi investe nel territorio: in quest’ottica l’insieme dei dati pubblici gestiti dall’Amministrazione deve essere accessibile in formato aperto per un controllo diffuso. Trasparenza, affidandosi ai cittadini in un’ottica di collaborazione, è la parola d’ordine. E questo riguarderà anche le aziende partecipate, che non possono essere un paracadute per i “trombati” della politica, né un sistema per eludere i vincoli del patto di stabilità, né macchine per alimentare clientele politiche. Le aziende partecipate dovranno focalizzarsi su reali obiettivi strategici di settore. Devono essere riorganizzate e, al loro interno, valorizzate le competenze: le nomine nei C.d.A. devono essere ispirate a criteri di massima pubblicità e chiarezza, consentendo una valutazione vera dei curricula. Tanto per dirne una, nella mobilità, tema così sentito, l’obiettivo deve essere realizzare una società unica con più divisioni operative così da eliminare tre organi di amministrazione, tre collegi sindacali e mettere a fattore comune alcuni servizi – legale, tecnologie, amministrazione, personale, solo per dirne alcuni – eliminando molte posizioni dirigenziali, spendendo meno e centralizzando gli acquisti (si pensi al gasolio, ai servizi informatici, all’energia).

Sostenere Jacopo non significa impegnarsi per un ritorno al passato: è un mandato a che vengano realizzate le cose di cui la città ha bisogno. Con urgenza. E perché le scelte si facciano, senza traccheggiare, prendendosene le responsabilità. Qualcuno in primavera vi dirà che dovrete votare il PD perché non c’è alternativa. Balle, questa è vecchia politica. Molina può rappresentare un’alternativa reale: è il solo che ha, ed ha avuto, il coraggio di pensare ed osare il cambiamento e, come già detto, di scoprire da subito le sue carte. Il suo obiettivo non è impedire che vincano gli altri, ma dimostrare di essere la sola risposta possibile di governo della città. Per provare a ridare speranza e fiducia alla città. Sapendo che che è la strada più difficile, ma come tutte le sfide è la più entusiasmante.

 

 

Classe ’91, studio Economia e Finanza Pubblica (laurea magistrale) a Padova. Consigliere della Municipalità di Venezia-Murano-Burano.