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Non si tratta di un altro libro sulla morte di Venezia, direi che si tratta più di un libro sugli effetti perversi della globalizzazione, e su come questi ricadano sulle città alterandone identità e storia attraverso la mercificazione dei valori e l’omologazione dei segni distintivi.

Venezia in quanto “paradigma della città storica” e “simbolo supremo della densità di significati” che si incarnano nella città “forma ideale e tipica delle comunità umane”, è la città nello stesso tempo più esposta a queste trasformazioni e quella che più di ogni altra può dimostrare con la sua sopravvivenza la possibilità che sopravviva l’idea stessa di città. Io credo che la tesi di Settis e la qualità di scrittura e di argomentazioni con cui viene esposta renda ammirevole e utile questo libro. Ma credo, nello stesso tempo, che l’utilizzo di Venezia come controcanto continuo di questa tesi e oggetto di dimostrazione, abbia avuto bisogno di un forzatura, una sottile opera di falsificazione, forse utile per lettori lontani, ma che non può non emergere in chi vive e conosce la città. D’altra parte è una forzatura a cui Venezia è abituata da sempre: essa infatti, che più di qualsiasi altra città è continuamente descritta e giudicata, anche da chiunque la visiti sia pure per poche ore, si presenta sempre in due modi: per quella che effettivamente è e per come appare e viene rappresentata.

Beninteso. La rappresentazione che se ne dà non è una rappresentazione falsa, anzi spesso è la rappresentazione che ne danno gli stessi veneziani e si basa su fatti ed eventi reali. O per lo meno su sensazioni reali. Ma spesso è una rappresentazione che ignora i veri movimenti profondi, strutturali direi, della città limitandosi agli aspetti che immediatamente emergono.

Settis, per sostenere la spinta all’omologazione della città, parte da due fatti reali: il crollo degli abitanti nella città storica e la crescita esponenziale dei turisti. Ma Venezia è una città più ampia della sua dimensione insulare, costituisce un sistema urbano complesso al cui interno la popolazione si è redistribuita, e si è perduta molto meno che in tantissime altre città italiane. E i turisti, frutto di un fenomeno mondiale legato alla nuova mobilità di miliardi di persone, rappresentano nello stesso tempo un pericolo e una risorsa, anche culturale e sociale, la cui pressione per il suo dispiegarsi impetuoso negli ultimi venti anni, un tempo minimo per il metabolismo urbano, non è stata ancora introiettata correttamente nella vita della città. Da queste cifre reali e dal reale pericolo che rappresentano, Settis parte per denunciare un elenco di fattori che tendono a produrre la degenerazione della città: il grattacielo di Cardin, Veniceland nell’isola dell’inceneritore, progetti presentati alla Biennale che prevedono una cintura di grattacieli da cui guardare la città storica, le architetture fuori scala rispetto all’edilizia storica, le grandi navi e i nuovi canali nella laguna, Tessera city. Sono tutti esempi usati per dimostrare come Venezia si va omologando, che invece dimostrano esattamente il contrario: nessuno di questi eventi si è concretizzato perché la città ha (per ora) sempre avuto la forza civica e culturale per reagire e dimostrare di sapere sopravvivere dimostrando che è possibile che “sopravviva l’idea stessa di città”.

La verità è che la comunità cittadina, pur sottoposta a inaudite pressioni verso la direzione che Settis paventa, e mentre l’attenzione pubblica nazionale e internazionale, la stampa e gli osservatori discutevano sulla disneylandizzazione della città, è riuscita ad avviare un processo epocale di trasformazione e di modernizzazione della città, partito nei primi anni novanta del secolo scorso e che si è interrotto negli ultimi anni per via della crisi e dell’indebolimento delle classi dirigenti veneziane. E’ un processo che ha riguardato l’intero sistema urbano, sottoposto ad una riflessione e a una proposta globale che ha dato degli esiti che gli stessi veneziani vedono e vivono, ma non riconoscono. Non ho minimamente lo spazio per parlarne. Cito solo per restare nel tema di Settis, la grande quantità di interventi architettonici totalmente integrati con la scala e la cultura di Venezia, realizzati negli ultimi anni nel centro storico da architetti come: Chiepperflield, Calatrava, Zucchi, Siza, Rossi, Aymonino, Gregotti, Mirailles, Podrecca, Huet, Tadao Ando, Ambaz, Cecchetto, De Lucchi, Holzbauer, Koolhaas, Piano e molti altri, vale a dire alcuni tra i più importanti architetti contemporanei, che hanno potutto operare nella continuità, come richiede Settis. Nello stesso tempo Venezia è stata oggetto di una attività di recupero edilizio e di inserimento di funzioni alte difficilmente riscontrabili nel passato: palazzo Grassi, la punta della Dogana, l’Arsenale, il Malibran, la stessa Fenice, ca’ Rezzonico, Ca’ Pesaro, il mulino Stucky, la Junghans e così via.

Dunque Venezia non è solo oggetto di ridicole truffe come il palais Cardin, o di truffe tragoche come il Mose, o di iniziative grottesche come Veniceland, e non è solo l’oggetto passivo di milioni di inconsapevoli visitatori, ma è qualche cosa di molto più vivo che qualche volta sa pure tenere testa e riprendere il filo della propria storia.

Ha svolto una importante attività di pianificazione territoriale e di progettazione urbanistica in Italia e in molti paesi di Europa, Asia, Africa e America Latina (Francia, Serbia, Bosnia, Uruguay, Paraguay, Tanzania, Mozambico, Cina, Cambogia, Vietnam, Trinidad & Tobago, Iraq).

E’ stato consulente per l’Unesco e per l’Unione Europea e ha svolto incarichi per la Banca Mondiale e per il BID (Banco Interamericano di Desarrollo).

Accanto all’esperienza professionale, possiede una significativa esperienza amministrativa essendo stato undici anni assessore al Comune di Venezia nei settori dell’Urbanistica, della Pianificazione Strategica, della residenza, dell’Ambiente e delle Relazioni Internazionali: sotto la sua direzione sono stati redatti e approvati tutti i piani urbanistici di Venezia e il Piano Strategico Metropolitano.

E’ stato consulente per la preparazione di leggi urbanistiche nella Provincia Autonoma di Trento e nella Regione Emilia e Romagna.

E’ stato Presidente o Consigliere di amministrazione di Società Pubbliche: Arsenale di Venezia spa, COSES, IRSEV, Autostrada Serenissima, AUDIS (Associazione per le Aree Dismesse): come Presidente di AUDIS per oltre dieci anni ha seguito alcuni dei principali progetti di trasformazione urbana avvenuti in Italia.

Attualmente è componente del team di progettazione del Masterplan della Penisola di Al Faw, comprendente il nuovo porto, la nuova zona industriale e una nuova città di trecentomila abitanti per conto del Governo dell’Iraq ed responsabile della progettazione del waterfront di Bassora (Iraq).