By

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.

A Padova una ragazza marocchina di quattordici anni, in un compito in classe, ha utilizzato il celeberrimo incipit del romanzo “Anna Karenina” per segnalare la sua specifica famiglia infelice, invero affatto “unica” ahimè. Un padre-orco che vessava da anni con violenza e soprusi la moglie e le tre figlie, tenendole in stato di soggezione psicologica ed indigenza fisica. Grazie all’intelligenza emotiva (non scontata) dell’insegnante di italiano che ha colto il silenzioso grido di aiuto, il caso è stato trasmesso in Procura che a sua volta ha interessato i Servizi Sociali che,  raccolte le testimonianze delle sorelline della piccola coraggiosa, hanno trasferito madre e figlie in una struttura protetta.

Una bella notizia senza dubbio: un padre padrone (e quanti ce ne sono purtroppo) messo in condizioni di non nuocere, un’insegnante sensibile ed accorta (e quante ce ne sono per fortuna!) ed una macchina di protezione sociale che ha funzionato egregiamente. Insomma, un raggio di sole tra le tante brutte notizie che i mezzi di informazione ci propongono quotidianamente.

Ma la vicenda colpisce anche per la sua valenza simbolica. Pensiamoci bene: Anna Karenina.. Per un europeo di media cultura un classico, direi un topos letterario.  Varie volte proposto sul grande schermo (nota di un cinéphile accanito: Greta Garbo che al dissolversi del fumo del treno appare a Frederic March nel film-cult di Clarence Brown è una delle più belle icone della storia del cinema). La passione, la morte, l’ipocrisia della società, il matrimonio,  la fede… Tutti temi frequentati e familiari.

Greta Garbo in Anna Karenina

Greta Garbo in Anna Karenina

Ma la ragazza marocchina? Due mondi a siderale distanza, l’alta società della Russia zarista ed il vissuto quotidiano di una famiglia islamica trapiantata nella provincia italiana, la coraggiosa e sfortunata sfida dell’eroina di Tolstoj, il desiderio e la passione da un lato, le vessazioni di un padre opprimente dall’altro, la gelida Russia e l’assolato Marocco, l’Ottocento ed il 21° secolo. Tutto avrebbe fatto pensare che alla piccola ragazza di Padova non ne potesse fregare di meno di Anna Karenina e del compito in classe. Eppure… me la immagino leggere avidamente, magari di nascosto, l’incontro fatale con Vronskij alla stazione, il ballo, il dramma personale di Anna. E scegliere, infine, proprio questo romanzo come mezzo attraverso cui comunicare.

Malala Yousafzai

Malala Yousafzai

Potenza meravigliosa della letteratura, della lettura (e del cinema), il dono inestimabile di uscire dal quotidiano, di vedere oltre, di pensare oltre, anche fino a trovare i mezzi per incidere sul proprio presente, come in questo caso.

Spot migliore per dimostrare l’importanza della funzione sociale della scuola e dell’istruzione quale elemento di crescita e di integrazione non avremmo potuto immaginare. Coincidenza vuole che proprio in questi giorni a Oslo è stato consegnato il Nobel per la Pace alla giovane pakistana Malala Yousafzai, premiata per la sua determinazione ad andare a scuola pretendendo testardamente per sé e per i bambini del suo villaggio un’istruzione anche a rischio della vita (è infatti sopravvisuta miracolosamente ai proiettili dei talebani che l’avevano presa di mira). Nel toccante e bellissimo discorso in occasione della consegna del Premio (vale la pena davvero di vederlo:  http://www.europaquotidiano.it/2014/12/10/il-discorso-di-malala-alla-cerimonia-per-il-nobel-video-e-testo-in-inglese/), Malala ha ripetuto la frase già pronunciata alle Nazioni Unite: “un bambino, un insegnante, una penna ed un libro possono cambiare il mondo”.

Forse cambiare il mondo pecca di ottimismo ma certamente hanno cambiato l’esistenza della coraggiosa ragazza di Padova e delle sue sorelle.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.