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La campagna elettorale di una città simbolo dell’Italia.

Questo è il triste destino a cui noi popolo italico siamo abituati. Ed è questo quello che succede sistematicamente nei periodi pre-elettorali, tutti i candidati si profondono in promesse accorate di cambiamento per poi deludere le aspettative. E’ accaduto soprattutto per gli ultimi 3 mandati a Venezia: “il sommo filosofo” e le sue due emanazioni Costa e Orsoni, uno aveva stabilito come numero massimo di turisti che Venezia poteva ricevere 7 milioni, (senza dirci che però intendeva solo quelli che sarebbero arrivati con le navi da crociera), il secondo prometteva 5000 alloggi di social housing (per poi trovarne uno solo, il suo in galera).

Una volta eletti i nostri amministratori perseverano nel non fare nulla e nel mungere la vacca grassa di Venezia fino allo sfinimento. La città è solo scenario di qualsiasi vaccata che se fatta qui assume eco mediatica, ben simboleggiato dalla recente mungitura congiunta di Zaia e Moretti in P.za S.Marco, (evento Coldiretti, solo che dopo quella mucca, una volta munta dai politici, è finita in acqua). Forse la nuova scuola renziana impone che se l’avversario fa un’azione mediatica bisogna fare lo stesso così da sperare almeno in un pareggio, come se per il popolo bue da social media e reality show l’importante sia comparire e ti votano a prescindere dai contenuti.

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E così oggi Venezia vive il suo lento declino, tra deficit di bilancio, turismo sempre più ignorante, e provvedimenti bislacchi emanati da prefetti di altre città e pensati da funzionari anch’essi all’oscuro della realtà venexiana.

Il 1 gennaio abbiamo lanciato su questa testata una proposta sulla gestione dei flussi turistici che di fatto inciderebbe nella limitazione del turismo dannoso per la città con effetti e ricadute positive a tutti i livelli. Almeno volevamo aprire il dibattito su una questione fondamentale per il centro storico, ma nessun candidato sindaco ha detto nulla né ha proposto alternative, non hanno avuto il coraggio di prendere una posizione o la responsabilità di dire cosa farebbero loro con un piano operativo. La politica ormai è così lontana dalla gente, e dai problemi veri dei cittadini. Cittadini che però una volta ogni 5 anni diventano elettori, e quindi polli da imbonire con facili promesse per poter arrivare alla nuova presa di potere. Forse qualcosa di più preciso, chiaro, pratico, definito lo potremmo pretendere su 3/4 delle questioni dirimenti come x es: Grandi Navi, Turismo, Arsenale, Marghera, Mobilità.

E invece al massimo fanno come diceva Goldoni “vegnir a dir el merito” cioè a dire qual è la questione ma senza dire COME risolvere la stessa questione. Si confonde l’obiettivo con il mezzo, cioè le azioni concrete volte a raggiungerlo. Ma da vocabolario Treccani PROGRAMMA significa: “Enunciazione particolareggiata, verbale o scritta, di ciò che si vuole fare, di una linea di condotta da seguire, degli obiettivi a cui si mira e dei mezzi con cui si intende raggiungerli”

I candidati sindaci sono lanciati nella loro campagna elettorale, ma sembra che non entrino nel merito delle questioni reali, l’oggetto della campagna elettorale sono battibecchi di facciata, ma è su quello che faranno o non faranno che noi dovremmo decidere per chi votare.

Allora una persona mediamente informata perché dovrebbe scegliere un candidato? Perché è simpatico? perché è famoso? Perché è un senatore? perché è di Mestre? perché è un po’ più di sinistra o di centro, perché dice che vuole difendere i lavoratori del porto, perché Contorta no però dove fare passare le navi vedremo.., perché è andato in comune a esprimere solidarietà a dipendenti del comune (ci credo 3200 voti più famiglie, è un affare), perché ha promesso che rinnova la licenze scadute dei banchetti? perché lascia gli amici nelle municipalizzate? E il commissario non deve fare nulla altrimenti come si fa a fare promesse se le decisioni sono già prese?

La politica a Venezia si è sempre fatta così, promesse a particolari categorie che assicuravano pacchetti di voti, non visioni di città, non strategie lungo termine, mai rinnovamento e scelte coraggiose, ma piccoli calcoli di bottega elettorale, e sembra che la musica non sia affatto cambiata anche se i giocatori di oggi dichiarano questo, ma invito tutti ad osservare bene e pensare con la propria testa.

Il dibattito politico è incentrato su cose tipo: tizio che si era candidato ha fatto una conversione su un altro candidato con più possibilità di vittoria. Abbiamo scoperto che il modo migliore per avere un posto in paradiso è candidarsi sindaco o fare una listarella di amici… per poi convergere, altro italico destino, minimo sforzo massimo risultato, (ma ci chiediamo: se volevi fare il sindaco cosa è successo per farti cambiare idea?).

Tutti si muovono solo in funzione dei voti e del potere da acquisire, perché a ogni percentuale corrisponderanno fettine di torte da spartirsi, ma qualcuno che pensi al bene comune di Venezia? Che dica come affrontare i problemi con soluzioni pratiche, no la campagna è solo una lunga serie di strette di mano, di sorrisi e di promesse, dichiarando però che è un percorso partecipato e che si vuole cambiare tutto etc…

Dicono che bisogna contaminare la politica con la società civile, professionisti, le competenze, gente nuova, e invece non vogliono questo, è solo propaganda vista la forte disaffezione verso i partiti tradizionali e la politica, in fondo devono pur essere eletti e come bravi venditori giurano che il prodotto questa volta è buono e fanno notare la situazione disastrosa in cui versa Venezia..

Forse ci dobbiamo rassegnare la politica è una brutta cosa, che autoalimenta se stessa e non permette ingressi da parte di esterni e cittadini che abbiamo voglia di attivarsi solo per spirito civico. La politica va avanti per cooptazione, il più ligio alla linea del capetto, il più allineato yes-man, a prescindere dal merito e dalla capacità di risolvere i problemi.

Le promesse di cambiamento deluse non si contano più, tutti promettono che cambieranno tutto e voltano pagina, cambiano passo, etc, e invece mai come oggi “tutto deve cambiare affinchè nulla cambi”, tutti dicono “basta con la vecchia classe dirigente” ma vedrete che salteranno fuori di nuovo gli stessi intramontabili nomi, in qualche altra posizione chiave, su 10.000 posti tra comune e partecipate qualcosa salta pur sempre fuori a spese nostre.

L’unica cosa per ribellarsi a questa logica, è attaccarsi a fatti concreti di programma e far partire dal basso il cambiamento attraverso associazioni, movimenti di opinione etc che chiedano ai candidati di prendere posizione, prima di votarli, su cose precise da fare.

Ma cosa fanno questi soggetti della società civile? Veneziacambia2015 ha adottato la nostra proposta nel loro programma sul turismo. Italia Nostra ci sta pensando, I comitati per la “difesa” di Venezia non rispondono (così come molti altri), Unesco rimanda appuntamenti da mesi, le associazioni di categoria dicono che condividono poi però non fanno niente.

Come cittadini bisogna attivarsi dando almeno il proprio parere a supporto se si vuole che i sindaci prendano in considerazione svolte radicali concrete e provvedimenti più drastici. Se saremo in tanti a chiederlo nessun candidato può evitare di rispondere, ma vogliamo vedere piani con studi di fattibilità, e impegni concreti. Hanno ancora bisogno del nostro voto, e forse le lobby dei grandi interessi non riescono a votare da sole un sindaco. Il rischio però è che la gente si disaffezioni ancora più alla politica e non vada a votare; forse è quello che vogliono, così voteranno quei pochi che hanno interessi da tutelare e che sono legati al potere e cui danno delega in bianco. Ma così pochi peseranno per tutti e c’è un problema di democrazia, la maggioranza della gente non è più rappresentata, ma continua a lavorare e pagare le tasse etc; siamo al limite di una crisi di rappresentanza di una tax without representation.

Vediamo dunque cosa dicono i candidati sul tema turismo?

Quegli di centro e destra non ci sono o non dicono nulla, aspettano l’esito delle primarie e stanno affilando le armi. I Grillini non ho capito.   Il programma del Pd che è la summa teologica di tutto lo scibile, e dovrebbe rispondere anche alle questioni escatologiche di perché siamo al mondo e invece non risponde alle minime aspettative della gente, alle piccole cose pratiche che i cittadini devono affrontare tutti i giorni, e si limita a fare grandi analisi ma di concreto poco.

E i candidati di centrosinistra alle primarie:

Casson non ha ancora inserito nulla come programma se non il solito discorso generico. In campagna parla solo di legalità e sicurezza, di turismo non dice nulla e forse non vuole saperne nulla, nel programma dice che vuole il supporto di cittadini professionisti etc e invece non è così.

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Molina ha capito e condivide, una campagna fatta battendo il territorio e ascoltando, ma forse non ha il coraggio di dire apertamente quello che servirebbe a Venezia, preferisce mantenere un pacchetto di voti sicuri che forse gli permette di avere una qualche posizione per sé e scalare il Pd locale stile Renzi. (molto rischioso perché se vince Pellicani scompare, se vince Casson sceglie come secondo Pellicani mestrino e gradito al partito)

Pellicani il caso più interessante, se vince attuerebbe un giro di parole vuote, nuove e fighe (storyteling, hackaton) e così risolve i problemi di Venezia, un programma alla moda con neologismi e anglicismi messi in una sequenza casuale per far credere che sanno e che faranno chissà cosa. Ma forse a lui non interessano i contenuti veri e pensa sia meglio che si vede in giro il meno possibile (altrimenti si scava dietro una candidatura improvvisata in poco tempo). E’ sicuro dell’appoggio della nomenklatura del partito (che porta voti in funzione di promesse ad hoc a singoli centri di potere da perpetuare) o forse per il solo fatto di essere mestrino pensa di avere già vinto. E in fondo Cacciari semper docet, dopo due docenti universitari finiti male: uno affetto da gigantismo (basta scavare tonnellate sotto acqua e far galleggiare tonnellate sopra acqua), e l’altro da nanismo, (scomparso rispetti agli innumerevoli incarichi che aveva), ora propone un terzo per far vedere che conta ancora lui e che riesce a far eleggere qualcuno solo per meriti statistici (venire dalla zona con i 2/3 dei votanti, ma speriamo che i mestrini non siano così identitari ma vedano le cose in maniera più organica).

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Intanto la raccolta dei voti continua. Per cui prepariamoci a vedere Casson vogare in sandolo (no mose, gondolieri e remiere), Molina guidare un taxi in canal grande a manetta, Pellicani girare con i gruppi di vigilantes per Mestre, del resto la Moretti mungitrice in Piazza mostra la via dei consensi da populismo demagogico.

Dobbiamo svegliarsi e reagire visto che abbiamo l’unico strumento del voto e i politici ne hanno bisogno, perché se nessuno li vota non si possono autoeleggere.

Qui riecco in sintesi la PROPOSTA: “un limite ai flussi turistici”

Piazza S.Marco come fattore limitante (ispirato alla teoria dei cicli funzionali in biochimica: la possibilità di intervenire sull’elemento più circoscritto e quindi governabile per controllare l’intero sistema). Nei periodi di picco si fisserebbe un numero programmato per accedere alla piazza pari agli abitanti della città, un limite massimo oltre il quale la piazza è satura e non sarebbe garantita un’esperienza di visita dignitosa, oltre a mettere a rischio l’ordine pubblico, la sicurezza e il benessere della città. L’escursionista sarebbe obbligato a prenotarsi al momento della scelta del viaggio per rispettare la capacità di carico della Piazza, via internet attraverso gli intermediari che vendono Venezia in varie forme. I turisti di massa che hanno solo la piazza nella loro fantasia non potendo accedere quando già piena, sceglierebbero un altro periodo o rinuncerebbero. Mentre i pernottanti nel comune pagando già la city tax avrebbe sempre accesso (così come i residenti e le varie categorie esentate). I tools digitali in fase di prenotazione e gli strumenti di radiofrequenza/chip/NFC per l’accesso oggi consentono un’ottimale gestione e limitazione dei flussi.

Inoltre il turismo di massa non distingue la qualità e porta l’offerta a livellarsi verso il basso, oggi infatti proliferano i prodotti di cattivo gusto anche se Venezia è stata per secoli l’emporio di eccellenza dell’Europa. Con una minor domanda di turismo di massa la città potrebbe concentrarsi su un’offerta alta degli attrattori culturali (oggi poco valorizzati) da abbinare al trasporto pubblico con mezzi dedicati per turisti e un circuito a marchio per prodotti/servizi autentici e di qualità (realvenice, made in venice, veneziadoc).

Per maggiori dettagli leggete www.flussiturismo.worpress.com/proposta

E se condividete mandate una mail a flussiturismo@gmail.com, con due righe di motivazione o solo dicendo appoggio in linea di massima la proposta che troverà poi le migliori soluzioni tecniche, e invito i candidati a prendere una posizione o dire cosa farebbero loro. O mandate suggerimenti per migliorarla.

 

Presentazioni pubbliche:

 

Scoletta Calegheri 27/2 h 17,30

Teatro S.Gallo 1/3 h 16 con venessia.comflussi  san gallo

Grazie ;.)

video di Anna Zemella sul decadimento della città e gli effetti del turismo di massa

https://www.youtube.com/watch?v=lG2eO3rj5Lg

Consulente e formatore, dopo vari anni di esperienza a Milano in aziende leader di comunicazione e internet rientra a Venezia dove si occupa di turismo, al lavoro affianca la partecipazione alla vita associativa in ambito locale.