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Invito a leggere il lucidissimo e dotto intervento di Pietro Rubini su questa testata che centra il punto vero che aleggia sulla querelle Brugnaro – Elton John. La quale è stata una avvilente sequenza di errori: ha sbagliato due volte Brugnaro e non per aver tolto i famosissimi libretti della Seibezzi ma per averlo fatto male, con indicazioni confuse che hanno portato al ritiro di molti altri titoli che non c’entravano nulla con quelli e poi per la rozza e incongruente replica (“fora i schei”) a Elton John. Il quale, di suo, non doveva permettersi gli insulti (non semplici e legittime critiche) rivolti al primo cittadino. Insulti per cui dovrebbe chieder scusa (ma lui ci insegna… Sorry seems to be the hardest word). Ha pure sbagliato, a mio parere, quella vasta platea di inconsolabili per la vittoria di Brugnaro che ha ululato al cielo la propria indignazione per la presunta censura neanche ci fosse stato un rogo di libri in stile nazista.

Ma lo scontro tra il primo cittadino e l’illustre pop star, di per sé irrilevante, ha avuto il merito di riportare l’attenzione sulla vicenda dei libri della Seibezzi facendo emergere un aspetto che all’epoca forse era passato sottotraccia. Ovvero: di cosa si sta parlando? Qual’è il reale motivo del contendere?

Parliamo solo di dignità dei gay, di rispetto dei loro diritti civili, di accettazione della diversità, di inclusione, di lotta alla discriminazione ed ai pregiudizi? In tal caso, poco da dire: è una sacrosanta battaglia di civiltà. E nonostante la società da questo punto di vista abbia fatto passi notevoli negli anni recenti, non è ancora una battaglia vinta. C’è chi pensa per esempio che i gay si possano sposare con un matrimonio vero e tutti gli annessi e connessi (io tra questi, per quel che vale) e chi no. La Chiesa fa le barricate contro il Disegno di Legge Cirinnà ora in discussione alla Camera (peraltro assai moderato, che riconosce in modo sostanziale le unioni gay ma non le equipara a un matrimonio), ci saranno battaglie, in parte ideali in parte strumentali, come sempre avviene in politica. In ogni caso, questo è un tema. Chiaro e circoscritto.copertina

Oppure si tratta di un’altra cosa? Perché è tutta un’altra cosa la teoria gender (ben descritta da Pietro). Un conto infatti è perseguire il rispetto del diverso (che può essere l’omosessuale, come l’individuo di diversa razza o ancora semplicemente un ragazzo/a non assimilati e non conformi agli standard di qualsivoglia gruppo), un conto sostenere che per l’identità sessuale non c’è un diverso ma essere nati uomo o donna è un dato fattuale non correlato alle inclinazioni sessuali dell’individuo ed alla vocazione di essere padre, madre (anzi: genitore 1 o 2) con le implicazioni che ne conseguono. Che l’operazione Seibezzi sai stato un deliberato (magari un po’ goffo) tentativo di proporre ai bimbi della materne questa teoria è ormai più di un sospetto. Ora, se personalmente sono assai favorevole a coinvolgere i bambini in qualsiasi iniziativa tesa all’inclusione ed al rispetto di qualunque diversità, nutro più di qualche perplessità a proporre loro la teoria gender (anche se con tutte le cautele del caso). Perché io stesso sono il primo a avere dubbi: non riesco a non avere una visione teleologica della natura e a pensare che qualche ragione ci sarà se solo un maschio ed una femmina possono procreare. Naturalmente il discorso è complesso e non si può trattare in un breve articolo, Pietro per esempio bene mette in evidenza la difficoltà di definire lo stesso concetto di naturale e, aggiungo, non è affatto detto che la natura abbia una sua morale intrinseca e/o intelleggibile (si leggano in proposito le convincenti argomentazioni di Paolo Lanapoppi sul Gazzettino del 21 agosto). Quindi pieno “diritto di cittadinanza” alle teorie gender e dibattito aperto. Ma pari diritto di cittadinanza anche a chi non le condivide. E soprattutto onestà intellettuale: non condividere la teoria gender non significa essere avverso agli omosessuali e meno che meno c’entra la questione femminile (cosa che sembra sfuggire ad una confusissima Tiziana Agostini sul Gazzettino del 22 agosto).

Ed invece c’è (e si crea artatamente) molta ambiguità tra questi due aspetti, leggasi per esempio Seibezzi su Ytali:  http://ytali.com/2015/07/04/venezia-il-sindaco-e-nudo-racconta-favole-e-vieta-le-fiabe/ che cesella un piccolo capolavoro di detto e non detto e di sottintesi. Pende insomma sui non allineati un subdolo, implicito ricatto: non sei a favore della teoria gender? Allora sei un bruto, retrogrado, omofobo, fascista e magari pure maschilista. Come Brugnaro, ça va sans dire.

Ricordate? bigotti e retrivi erano i cortesi epiteti usati da Bettin all’epoca dell’operazione Seibezzi (http://www.luminosigiorni.it/2014/02/favole-polemiche-e-il-conte-zio), in curiosa sintonia con il bigotto e bifolco di Elton John. Non ci sto. Cerchiamo di rispettare tutte le opinioni ed evitiamo furberie propagandistiche.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.