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Da convinto votante SI al referendum confermativo della Legge Boschi, mi sono predisposto ad ascoltare le ragioni del NO con sincera voglia di capire.

Ovviamente, le ragioni del NO nel merito della Legge. Perché i NO dettati da pura opportunità politica (ovvero ‘votiamo NO per mettere in difficoltà e/o liberarci di Renzi’) trovano ed esauriscono la loro ragione appunto nel calcolo politico. Nulla si può aggiungere se non che è una posizione abbastanza miserevole per i partiti competitori del PD e molto esecrabile per i quei compagni di partito di Renzi che remano contro sperando che la vittoria del NO lo ammazzi politicamente per riprendersi il giocattolo.

Concentriamo dunque l’attenzione sulle motivazioni del NO nel merito della riforma. E qui devo confessare che fino a poco fa ci avevo capito ben poco. Non riuscivo infatti a spiegarmi l’insistenza, le puntute e meticolose dissertazioni sulle debolezze della Legge (che, va detto, esistono ma su aspetti del tutto marginali). E, soprattutto, gli allarmi urlati circa una presunta minaccia per la democrazia, su asserite tentazioni di caudillismo e intenti dittatoriali del Premier, su fantasiose evidenze di presidenzialismo de facto. Mi chiedevo: ma come è possibile che stiamo a spaccare il capello in quattro su come (per esempio) è composto il Senato e non si colga l’impatto della fine del bicameralismo, la pulizia sul tema delle materie concorrenti Stato/Regioni, l’abolizione del CNEL.. insomma come è possibile non mettere pro e contro sul piatto della bilancia e non rendersi conto di quanto i primi prevalgano sui secondi?

Fino al faccia a faccia Renzi – Zagrebelsky meritoriamente mandato in onda da La7 venerdì 30 settembre. Occasione ghiotta perché Zagrebelsky è forse il più autorevole esponente del fronte del NO ed è un opinion maker molto ascoltato. Per intendersi, si trovano su Facebook svariati dialoghi più o meno di questo tenore:

  • La legge Boschi è antidemocratica, è il preludio ad una dittatura
  • Scusa, ma mi sapresti indicare da quale punto della Legge evinci che sia antidemocratica, dittatoriale ecc.?
  • E che ne so, ma lo dice Zagrebelsky, non vorrai mica saperne più di lui..

Ebbene, finalmente ho capito. L’insigne costituzionalista ha infatti apertamente dischiuso il suo pensiero sostenendo che:

  1. la legge elettorale non deve indicare un vincitore anzi, in democrazia non ci devono essere vincitori e vinti ed è quasi auspicabile che il responso popolare obblighi le parti a collaborare;
  2. le due Camere con uguale status hanno una funzione fondamentale: una controlla l’altra. A nulla sono valsi gli sforzi di Renzi di segnalare che in quasi tutti gli altri Paesi del mondo non c’è una Camera che fa da cane da guardia all’altra.
  3. l’eliminazione delle materie concorrenti e dei conseguenti contenziosi Stato/Regioni è condivisibile in linea di principio ma la Legge Boschi è, come dire, troppo brutale: lo Stato assorbe a sé le competenze mentre era meglio prima (!!) quando si aprivano tavoli di negoziazione tra Stato e Regioni per dirimere le contestazioni.
  4. la stabilità di governo non è un valore: la risibile durata media dei governi nella prima Repubblica non era assolutamente un problema. E che sarà mai?, una bella crisi di governo, si cambiano due – tre ministri e si va avanti. L’importante era l’indirizzo generale che non cambiava.
  5. il disposto che richiede, dopo un certo numero di votazioni per il Presidente della Repubblica, la maggioranza dei presenti e non degli aventi diritto è una lesione democratica perché rende impossibile bloccare sine die l’elezione del Presidente tramite l’assenteismo volontario.

Tutte posizioni molto congruenti tra loro, il cui combinato disposto (si, perché il combinato disposto vale non solo per legge elettorale + riforma costituzionale..) produce una situazione di stallo, di compromessi al ribasso, di consociativismo forzato, di poteri di veto incrociati che evidentemente piace molto a Zagrebelsky. Ed è del tutto consequenziale che, partendo da questa posizione, ogni misura tesa a individuare un vincitore certo delle elezioni, snellire i processi decisionali, individuare con chiarezza i soggetti responsabili di scelte e decisioni sia vista come potenzialmente feconda di un nuovo Mussolini. Detta in altri termini, se il concetto di democrazia per Zagrebelsky si declina in cogestione tra minoranza e maggioranza, compromessi, negoziati e poteri di veto insuperabili, se questo cioè è il metro allora, a questo punto in piena coerenza, ogni seppure timido tentativo di rafforzare l’esecutivo è visto come un attentato alla democrazia.

Per quanto mi riguarda, è una posizione che contesto radicalmente (mi astengo da ogni aggettivo per non essere tacciato di lesa maestà) ma naturalmente è pienamente legittima e chi la pensa come il Nostro farà bene a votare NO.

Però invito chi andrà a votare a riflettere sul fatto che se Zagrebelsky parla di legge antidemocratica NON è perché è un grande costituzionalista e vede più in là dei comuni mortali. No: Zagrebelsky vede profili di antidemocrazia perché ha un metro di giudizio molto particolare e il suo benchmark di riferimento è la palude della prima Repubblica. Siatene consci, e ricordatevelo anche quando un Travaglio o un Brunetta ragliano i loro anatemi citando il professore.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.