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E’ difficile la vita del banchiere, soprattutto di quello che ogni giorno deve cercare di far quadrare i conti dell’Europa a umori e velocità diverse.

E che dire, certo l’impegno e’ gravoso non essendo semplice tenere insieme almeno sei gruppi di società con idee diverse che vanno dall’Europa scandinava, a quella continentale, meridionale, mitteleuropea, baltica fino a quella dell’estremo est bulgaro-rumeno.

Anche solo volendo ridurre alla sola Eurozona la macro divisione resta comunque significativa ed e’ tra nord e sud dell’Europa.

Tuttavia secondo un sondaggio di Eurobarometro 2017, il 49% degli Europei vorrebbe che le decisioni sui tanti problemi che impegnano l’Unione Europa venissero adottate senza attendere il preventivo assenso dei paesi che sono fuori dall’Euro.

Nonostante questo recente dato e nonostante i diversi seppur positivi risultati elettorali giunti sino ad oggi dai paesi europei nei quali si sono svolte le elezioni, permane la difficoltà per il banchiere europeo, e per chi con lui ricopre ruoli di responsabilità istituzionale di doversi confrontare quasi quotidianamente con una delle figure più ostiche per l’europeismo di oggi, ovvero il mitomane europeo o vista l’imminente stagione estiva il cosiddetto tipo da spiaggia.

Sia ben inteso, non si tratta del mitomane cinematografico, quello per intenderci interpretato ad esempio al cinema dal protagonista del film di Carlo Verdone “Un sacco bello”.

Sfortunatamente, nulla di tutto questo, il mitomane a cui il grigio banchiere deve porre freno, non ha la stessa poesia e non suscita la stessa tenerezza del personaggio cinematografico.

Non ha la stessa poesia, perché si esprime rozzamente, raccontando in modo analogo, nelle diverse aree dell’Unione Europea, di invasioni di immigrati che lui saprebbe come fermare all’istante anche se si riserva sempre di esplicitarne le modalità.

Lo stesso mitomane europeo, impietosisce quando si avventura in un altro racconto dei suoi, quello di quanto funzionerebbe meglio l’Europa senza l’Euro.

Si proprio quella maledetta moneta unica che, secondo il “nostro”, se non ci fosse farebbe vivere tutti molto meglio proprio come ai tempi della lira, senza ricordare però che a quel tempo l’inflazione era al 20% e un marco valeva 160 lire.

E infatti, ciò che il mitomane europeo non spiega è proprio come un ritorno al passato possa consentire alle singole nazioni europee di competere con grandi mercati interni e con forti capacità di ricerca, quali quelli di Stati Uniti e Cina.

Dall’Italia all’Olanda passando per Francia e Ungheria la sorte del mitomane europeo è la medesima visto che interpretando alla perfezione la parte che ha inventato, finisce per credere alle corbellerie che va narrando.

Il mitomane europeo, soffre di una patologia che mentre per l’arte, il cinema ad esempio, diventa spesso fonte di straordinaria ispirazione, in politica può diventare solo fonte di guai seri.

Come ignorare per esempio, che l’uscita dall’euro porrebbe gli Stati nella quasi impossibilità di trovare, per anni e anni, ulteriori finanziamenti sui mercati posto che, oggi, i titoli di debito pubblico, BOT, BTP etc sono denominati in Euro.

Sfortuna vuole, invece, che il mitomane europeo lo faccia e, raccontandone così tante, alla fine sia persino costretto a dimenticare la sceneggiatura del suo racconto, un po’ come quando veniva raccontato che in Germania sceglieva i migliori immigrati e lasciava all’Italia solo i più ignoranti.

Esistono, poi, in Europa, anche altri mitomani, quelli ad esempio che scorrazzano nei loro racconti digitali, perché non accettano di essere quello che sono e allora provano a darsi un tono o almeno cercano di farlo, trasformandosi in veri e propri politici leoni da tastiera.

Se però, altrove ciò può destare qualche risata e al massimo del semplice imbarazzo, per chi ambisce a guidare un paese, ciò rischia di essere pericoloso perché poi, alla fine, a far quadrare i conti dei bilanci degli Stati finisce che ci deve pensare il solito grigio ma realista banchiere che per il momento a forza di alleggerimenti quantitativi ha posto argini veri e concreti al pericolo della diminuzione verticale dei prezzi.

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra.
Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti.
Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.