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Se la crescita dei mandarini in Grecia fosse solo riferita alla frutta non ci sarebbe nulla di cui sorprendersi, anzi, non si potrebbe che salutare con favore la notizia all’interno del mercato comune.

Sfortunatamente, i mandarini a cui ci si riferisce non sono quelli.

Si tratta invece di quel gruppo di dirigenti e funzionari politici che, a loro modo, oggi in Cina hanno ereditato lo spirito dei vecchi servitori dello Stato dell’età imperiale.

Oggi, al grido di OBOR (One Belt One Road), ovvero il grande progetto di una nuova via della seta, la Cina sta tessendo relazioni sempre più strette con un paese, l’euro Grecia, che non solo fino a prova contraria fa parte dell’Unione Europea ma che, data la sua storia e la sua posizione geografica, meriterebbe più attenzioni da parte di tutta l’Unione.

Ad interessarsi con grande attenzione all’euro Grecia sembra invece essere la Cina.

Nel 2010, è stato firmato un memorandum da circa dieci miliardi di dollari di investimenti relativi al programma di privatizzazioni deciso per arginare la crisi greca.

Più recentemente, nel 2016 sono almeno tre gli indici della sempre più influente presenza cinese sul territorio euro greco.

Dapprima l’aggiudicazione del 51% dell’Autorità portuale del Pireo per una cifra di circa 360 milioni di Euro da parte della compagnia cinese Cosco.

Poi, l’acquisto di grossi quantitativi di titoli di stato greci unitamente all’acquisto del 24% della rete elettrica greca da parte della State Grid Corporation of China.

Da ultimo, nel mese di maggio appena trascorso, la Grecia si è presentata ai massimi livelli istituzionali al Belt and Road Forum for International Cooperation, con l’obiettivo, peraltro raggiunto, di sottoscrivere ulteriori accordi e addirittura un piano triennale per sviluppare sinergie nel settore energetico e delle fibre ottiche.

Nel progetto cinese, l’interesse per l’euro Grecia va letto unitamente a quello manifestato per altre aree dell’Unione Europea come Romania, Bulgaria e più in generale verso l’area balcanica.

Infatti, con la Romania sono stati raggiunti accordi nel settore delle energie rinnovabili, in Bulgaria, è il porto di Burgas sul Mar Nero a fare gola agli appetiti cinesi, in Serbia è stata rilevata una grande acciaieria e in Albania sono addirittura i diritti di esplorazione e produzione petrolifera quelli acquistati dalla Cina di Xi Jinping.

Per evitare che i paesi che delimitano i confini europei si trasformino in province Cinesi, è urgente mettere in pratica interventi strategici di lungo periodo, possibilmente coordinati a livello europeo, ben sapendo che i soli investimenti di Germania (investimenti nelle infrastrutture greche) e Francia (investimenti nelle banche greche), per quanto cospicui, difficilmente da soli potranno reggere davanti ai progetti economici cinesi di cooperazione internazionale.

 

 

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra.
Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti.
Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.
  • Adriano Ardit

    è abbastanza naturale: nel momento in cui l’Europa l’ha presa a calci nel sedere, la Grecia si è dovuta trovare nuovi alleati e una nuova collocazione nello scacchiere internazionale. Nel prossimo futuro mi aspetto la Flotta Cinese del Mediterraneo con le sue portaerei ancorata al Pireo.