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E’ capitato (più o meno) un mesetto fa. Un sempiterno giovanotto classe ’52 (vi risparmio i conti: 65 anni), emiliano di quella Emilia che si inerpica lungo la montagna modenese ed è sanguigna e talvolta dura come la sua terra, che di professione fa il mestierante di note e parole , decide di fare un concerto. Beh, non proprio un concerto qualunque; in una serata, quella del 1 luglio, in 250.000 (sì, avete letto bene: duecentocinquantamila) si sono radunati al Modena park per ascoltare lui, Vasco Rossi da Zocca. Un concerto incredibile, memorabile, destinato alla storia per i suoi numeri: oltre 1500 metri quadri di schermi in movimento; uno staff di 300 persone salite a 1200 il giorno del concerto; 320 tonnellate di tubi di ferro impiegati per costruire il palco; in totale 100 km di cavi impiegati per l’intero allestimento e 364 tonnellate di zavorra di cemento in tutto; oltre 6 chilometri di transenne; 1000 bagni chimici e docce.

Insomma: non serve essere un fan sfegatato (a differenza di chi scrive) del Blasco per rimanere impressionato da queste cifre. Quale è oggi un partito, una organizzazione sociale, un corpo intermedio, persino una manifestazione capace di radunare 250.000 persone? Sia chiaro: eran proprio 250.000 non 300.000 per gli organizzatori e 50.000 per la Questura.

Eppure….il giorno dopo scorro sui social i vari commenti all’evento. E mi concentro (ovviamente) su quelli (pochi) negativi. Ne osservo gli autori e mi accorgo di uno strano legame che li accumuna. Sono (quasi) tutti di sinistra. Ma sinistra sinistra sia ben chiaro (lo preciso perché io continuo a pensare che il PD abbia fatto e stia facendo cose di sinistra). E allora penso… (che volete farci? Caldo e afa non mi sdilinquiscono…).

Intanto penso che sto assistendo al paradigma in negativo di quale sia il più grande limite della sinistra italiana: il sentirsi sempre e comunque migliori degli altri; il sentirsi parte di un qualcosa di indefinito ed indefinibile (e non perché realtà complessa, anzi al contrario: perché spesso inconsistente): l’I N T E L L I G E N C I J A. Un po’ come dire io so’ io e voi nun siete un c… Il sentirsi sempre dalla parte della ragione quasi per diritto divino. E, sempre per diritto divino (pure papa Francesco gli sta simpatico ma anche quelli precedenti, per loro, non erano niente male..) sentirsi investiti di una sorta di superiorità intellettuale e morale.  Solo loro sanno sempre cosa è giusto e cosa non lo èleggono i libri giusti che ovviamente hanno titoli e testo incomprensibili (anzi: più incomprensibile il testo, più il libro è giusto); ascoltano la musica giusta (quella cacofonica dove il prefisso ha un suo perché); guardano i film giusti ma soprattutto conoscono LA verità. Che ovviamente è la loro verità ma essendo la loro è la sola possibile. E anche quando vengono pesantemente sfrancugliati in tutte le elezioni possibili e immaginabili (persino in quelle per diventar amministratore di condominio) è colpa degli elettori che non ci han capiti.  Sono quelli che si esaltano a chiamarsi compagni ma fra loro san benissimo che taluni son più compagni degli altri. Quelli che rabbrividiscono se racconti che, fossi stato allo stesso cineforum che quel giorno proiettava la Corazzata Potemkin, avresti applaudito pure tu per 92 minuti il ragionier Ugo Fantozzi ed il suo rivoluzionario giudizio sulla pellicola.

Insomma: quelli che per definizione non possono dire scusate abbiamo sbagliato perché loro non sbagliano mai. Nemmeno quando han votato la riforma Fornero o approvato, in Parlamento, quella stessa riforma della Costituzione che poi han bocciato al referendum. Oppure che nel 2012 invocavano il taglio dei vitalizi parlamentari cui magari (magari!) si sono astenuti l’altro giorno. Gli stessi che hanno contestato quegli stessi vouchers (non so se si debba aggiungere la -s finale ma è  melius abundare quam deficere ) che han approvato quando erano nella maggioranza che sosteneva Monti.

Sono quelli che sparano ad alzo zero contro il PD ma che alle recenti elezioni comunali prima (è capitato, è capitato) si fanno eleggere (e manco da indipendenti, none, proprio da iscritti) nella lista del PD e il giorno dopo se ne escono per formare un nuovo gruppo, quello di MdP-Art.1. Dicono (ve l’ho detto che la loro, per loro, è la sola verità possibile, vero?): siam stati costretti, non c’erano i tempi tecnici per presentare la lista. E quando sommessamente gli ribatti: ma perché allora non vi siete candidati precisando DURANTE la campagna elettorale che ne saresti usciti? ti guardano come il mio prof di matematica al Liceo mi guardava quando gli chiedevo di spiegarmi il calcolo integrale.

Sono quelli talmente abbarbicati al Novecento (e ai suoi schemi ideologici) che mi han fatto incacchiare pure Pisapia. Ora io Pisapia non lo conosco benché già il suo essere interista, come dire ?, me lo renda subito simpatico. Ma vivaddio: basta guardarlo in viso per capire che è un mite, un buono, un mediatore per natura. Eppure son stati capaci di far perdere la pazienza persino a lui! Son quelli che, fossero esistiti agli inizi dell’Ottocento, sarebbero stati la prova più provata a disposizione dei fisici per dimostrare in quattro e quattr’otto la divisibilità dell’atomo.

Poi penso anche un’altra cosa. Penso che c’è poco da fare: qui la lotta non è tra visioni diverse su cosa fare per il Paese. Fosse così sarebbe tutto sommato facile. No: qui la lotta è fra loro che si sentono infallibili e tutti gli altri che i primi considerano come minus habens. E se penso a Venezia, ne ho in un certo senso la riprova. Io che vi guardo dalla terraferma campagnola sappiate che ho la sensazione che se Brugnaro ha deciso di ricandidarsi è perché a lui piace vincere facile e con voi ci riuscirà tranquillamente. Mi sapete indicare quale conclusione ha tratto il PD veneziano dalla sconfitta? Quale mea culpa non foss’altro, magari, il riconoscimento dell’errore strategico sulla scelta del candidato? A me francamente pare nessuna.

Infine penso di aver anche capito perché a loro Renzi sta sulle palle. Non è per la sua politica. Ripeto: son gli stessi, più o meno, che han votato la legge Fornero, quella insomma per la quale io andrò in pensione a 73 anni (sempre che nel 2040 ancora esistano le pensioni); son gli stessi infallibili che negli anni ’80 del secolo scorso hanno contribuito in maniera determinante a creare quel macigno inesorabile che si chiama debito pubblico; son gli stessi che votano tre volte la Riforma Costituzionale salvo poi bocciarla al referendum. No: è perché non è stato abbastanza riverente nei loro confronti. È perché ha avuto il coraggio di guardarli in faccia e dire loro grazie avete già dato, adesso lasciate fare a noi. E’ perché anziché ricorrere alle solite strategie, ai soliti giochetti, ai soliti caminetti lui ci è andato giù con la forza vincendo le primarie.

E allora mi son detto che grazie a Blasco, all’Inter e all’afa faccio bene a continuare a sostenere Matteo Renzi: siccome loro proprio non gliela fanno a dire abbiamo sbagliato chissà non ci riesca a farglielo capire noi. Anche perché tra l’ elitarismo di questi e il populismo degli altri c’è mica tanto da stare allegri signora mia….

Vive da sempre nella terraferma veneziana. Per cinque anni è stato Vicesindaco (con delega alle politiche culturali e turistiche) del comune di Mira. Laureato (cum laude) in Lettere a Padova ha collaborato per oltre un decennio coi quotidiani del gruppo editoriale Finegil (La Nuova Venezia, Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso), con La Repubblica e con Gente Veneta. Attualmente fa parte del collettivo redazionale della rivista Esodo. Si occupa di gestione del personale e della sicurezza presso alcuni musei veneziani. Nel tempo libero ama la montagna e le immersioni subacquee.
  • Luigi Marchetti

    Più volte ho scritto commenti, da tempo, sulla (presunta) superiorità intellettuale e morale di tanti della sinistra: i possessori della Via, della Verità e delle Vita. Naturalmente ne ho rimediato disprezzo o dileggio. E’ un vizio antico, aggravato dal lascito berlingueriano (“siamo diversi”) e purtroppo ben radicato e diffuso.