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Il fatto che due persone di area PD (Marcello Degni e Dino Bertocco) hanno fatto ricorso al TAR e al Tribunale di Venezia avverso il Decreto del Presidente Giunta Regionale del Veneto che proclama l’indizione del referendum consultivo sull’autonomia del Veneto è un’ottima notizia. Non tanto e non solo per l’auspicabile esito che avrà la mossa, quanto per l’essersi finalmente levata una voce di buon senso a spezzare l’insopportabile atteggiamento di cerchiobottismo che ha assunto il PD regionale sulla vicenda. Per le motivazioni tecniche e di merito fondanti il ricorso rimando al sito del Gruppo 7luglio (cui Marcello Degni appartiene) https://7luglio.org/ e ad altri più autorevoli commentatori (per esempio http://www.lacostituzione.info/index.php/2017/02/09/fare-dellinutile-il-necessario-la-strana-logica-del-presidente-zaia/) che descrivono nel dettaglio l’incongruenza dell’iniziativa. Qui basti dire in sintesi che:

  • il cittadino Veneto sarà chiamato a rispondere ad un quesito di una indeterminatezza quasi surreale: “Vuoi che alla Regione Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”. Che, nella sua vaghezza (che è uno dei motivi fondanti del ricorso) è quasi offensiva per il cittadino. Sarebbe come vi chiedessero “volete una moglie più giovane?”. Uno magari è portato a dire “magari sì”.. e si ritrova una diciottenne che lo trascina ogni sera in discoteca.. Non si indicano le condizioni, i costi, gli aspetti fiscali.. nulla di nulla.
  • la rivendicazione di maggiori forme di autonomia è già costituzionalmente prevista dalla Riforma del 2001 e mai la Regione Veneto ha mosso un dito per iniziare il negoziato con lo Stato in tal senso. Ovvero: Zaia ci chiede il permesso di esercitare una prerogativa già in suo possesso di cui finora non ha fatto utilizzo alcuno.
  • Il referendum è puramente consultivo, non ha nessun valore giuridico (tant’è che ce lo paghiamo con le nostre tasche).

Insomma, una costosa (14 milioni), pleonastica e inutile iniziativa. Inutile per tutti a dire la verità no: utile eccome a qualcuno che si farà campagna elettorale personale a spese di tutti i contribuenti.

Di fronte a questo insulto al buon senso, ci si sarebbe aspettato un PD sulle barricate, pronto a denunciare la truffa ideologica e a cogliere l’occasione di fare finalmente vera ed incisiva opposizione. Di battere un colpo, di dire che il re è nudo. E invitare le sue truppe a non andare alle urne (come fatto dai socialisti). Macché, dopo una tribolata discussione e dopo una votazione sofferta, il PD regionale si accoda ed invita gli elettori a votare Sì. Con contorcimenti ridicoli (“Sì al Veneto, non al centralismo ed alla bufale di Zaja”) con la precisazione che sì, in effetti loro il referendum non l’avrebbero fatto ma “visto che la domanda viene posta, non possiamo sottrarci alla risposta. E il sì al referendum è strumento per candidarsi a forza di governo regionale. Questo vuol dire anche responsabilità. Partendo dal punto di vista della maggioranza dei Veneti”. Il virgolettato è una citazione letterale del comunicato della segretaria metropolitana di Venezia Gigliola Scattolin. Che dire.. tradotto significa: “cerchiamo di contenere i danni e per non perdere altri voti cerchiamo di lisciare l’elettorato dalla parte del pelo, accodandoci al carro del vincitore”.

E con questa, definitivamente, il PD Veneto ha venduto anche la sua dignità. Tutt’altra posizione andava presa, si doveva far riflettere che il Veneto ha conosciuto un periodo di straordinaria crescita economica proiettandosi “fuori”, proiettando le sue imprese in Europa e nel mondo e che per crescere ancora ha bisogno di essere competitivo e confrontarsi in patria con le sue Università, con il tasso di scolarizzazione, con l’apertura culturale. Aggiungo io dotandosi finalmente di una “metropoli” (altro che pensare a dividere il Comune di Venezia..).

Altro che ripiegarsi in un visione, molto e tristemente “leghista”, da Piccola Patria tutta rivolta all’interno (ed all’indietro).

Bravi dunque Marcello e Dino. E credo sia ora di pensare seriamente al tema della classe dirigente nella nostra Regione. Quella espressa dal partito dominante è quella che è. E con la patacca del referendum lo ha confermato. Ma se Atene piange Sparta non ride. Il PD veneto ha dimostrato totale incapacità di proposizione ed elaborazione politica. È  semplicemente impresentabile.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.
  • Luigi Marchetti

    Concordo in toto.